Il Dopo secondo Boltanski alla Fondazione Merz di Torino

Christian Boltanski. DOPO, Fondazione Merz 2015 Photo Andrea Guermani7

L’arte racconta storie, vite vissute o possibili, ne inventa di nuove e crea mondi alternativi. In questo contesto l’artista diventa uno story-maker, un narratore esterno ma parte attiva nella narrazione il cui scopo principale è quello di coinvolgere lo spettatore. Lavoro dopo lavoro, gesto dopo gesto, nello scorrere del tempo l’artista lascia un po’ di sé nelle sue opere, giungendo a una spersonalizzazione che lo assolutizza in senso positivo, dandogli la possibilità di esprimere un sentimento generale e non più solo personale. Nel percorso del francese Christian Boltanski, artista che non necessita di presentazioni, si ritrova questa evoluzione e come egli stesso afferma in un’intervista rilasciata diversi anni fa, “the more you work, the less you exist”, dando in questa affermazione il vero senso del suo lavoro. E come le presenze delle sue opere, quelle voci che gridano silenziosamente in luoghi e spazi espositivi di tutto il mondo, proprio come quei fantasmi senza nome, anche Boltanski, si fa presenza costante e silenziosa, sospesa in un tempo non tempo.

La morte e il morire, l’oblio nel quale un’esistenza cade, sono alla base del lavoro dell’artista; nelle sue opere, permeate da una teatralità tragica, è l’assenza, che si fa presenza, la sola e unica protagonista. Sale buie illuminate da luci basse, vecchie scatole di acciaio accatastate, fotografie in bianco e nero, diorami che fungono da memento mori, vestiti, scarpe e oggetti che riportano alla mente il vissuto quotidiano: definite da alcuni reliquie, per l’artista sono il mezzo attraverso il quale esprimere concetti universali come la vita e la morte, in cui una vaga religiosità interviene pur rimanendo, in un certo senso, a distanza. Innegabile la sensazione di sacralità che si respira nelle opere, ma come Boltanski stesso afferma, i suoi lavori non vogliono essere espressione della sua religiosità, ma di un sentimento comune. Come la religione e la cristianità che si può leggere in essi, anche il concetto dell’Olocausto, diviene un modo per indagare la morte, distaccandosi completamente dalle vicende personali. L’arte di Boltanski è un memoriale a tutti e a nessuno, uno specchio nel quale vedere la propria immagine riflessa e comprendere qualcosa in più di noi stessi attraverso l’artista.

L’esposizione, organizzata dalla Fondazione Merz di Torino in occasione del suo decimo anniversario, e curata da Claudia Gioia, propone un’installazione site-specific, realizzata da Boltanski per la mostra torinese, che ingloba l’intero spazio della Fondazione e ripropone le tematiche maggiormente usate dall’artista ma fuse tra loro nel contesto espositivo. Dopo, titolo molto più che esplicativo, racchiude in sé più di una semplice etichetta per questa esposizione, rappresenta l’intenzione dell’artista di voler portare in luce il passato per comprendere il presente, anticipando il futuro; rappresenta la sua volontà di creare un forte legame con il luogo in cui si trova, indagandone la memoria per poi domandarsi, e forse rivelare, cosa c’è Dopo, cosa sarà possibile trovare oltre il qui e ora, nuove presenze la cui esistenza dipenderà da ciò che è stato. Fotografie in bianco e nero, circa duecento stampate su tela e in movimento, appartenenti al suo archivio personale e collezionate nel tempo, ombre e scatole di cartone, evoluzione materiale delle boites de biscuits, animano gli spazi industriali della Fondazione, in un percorso materiale attraverso le “ossessioni” dell’artista. Il silenzio, quello interiore, unito, forse, alla paura della solitudine e della perdita della memoria personale e collettiva, sono i veri elementi che permettono di comporre nella propria mente quella riflessione che Boltanski ci obbliga coscientemente a fare, andando alla ricerca di un Dopo uguale e diverso per tutti.

Dopo. Christian Boltanski solo exhibition
Fondazione Merz – Torino
A cura di Claudia Gioia
fino al 31 Gennaio 2016
www.fondazionemerz.org

Christian Boltanski. DOPO, Fondazione Merz 2015 Photo Andrea Guermani3

Christian Boltanski. DOPO, Fondazione Merz 2015 Photo Andrea Guermani

Christian Boltanski. DOPO, Fondazione Merz 2015 Photo Andrea Guermani

Christian Boltanski. DOPO, Fondazione Merz 2015 Photo Andrea Guermani
 
Christian Boltanski. DOPO, Fondazione Merz 2015 Photo Andrea Guermani9
Christian Boltanski. DOPO, Fondazione Merz 2015 Photo Andrea Guermani
 
 
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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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