Il giardino a palazzo: Ai Weiwei a Mantova

Ai Weiwei - Horses - 2004 - porcellana e vernice per auto

Palazzo Te a Mantova, raffinatissima opera cinquecentesca dell’architetto Giulio Romano, ospita all’interno delle proprie sale fino al 6 giugno, alcuni lavori del più influente artista cinese contemporaneo. Ai Weiwei, nato a Pechino nel 1957, è artista, scultore, architetto e blogger, noto per l’attivismo politico e la conseguente condanna da parte del regime cinese.“Il Giardino Incantato” è il titolo della mostra che include opere di Ai Weiwei, Meng Huang e Li Zhanyang. Il dibattito contemporaneo s’inserisce in un contesto classico, suggerito dalle opere degli autori, allusive e provocatorie. Il giardino non è altro che luogo di riflessione e nutrimento del pensiero, di meditazione e presa di coscienza. Ai Weiwei, accusato dal governo cinese e attualmente ancora agli arresti domiciliari, non ha potuto visitare Mantova e il suo celebre Palazzo. È in ogni caso presente attraverso un’efficace installazione di un altro autore, Li Zhanyang, che lo ritrae al lavoro, nella sua casa di Pechino. Ai Weiwei dimostra una grande sensibilità e capacità di contestualizzazione delle opere nel palazzo che le ospita. I temi affrontati creano legami e confronti tra il periodo rinascimentale al quale risale il progetto di Giulio Romano, e il mondo attuale, con precisi riferimenti alla cultura cinese dalla quale l’autore proviene. Lo studio maniacale quattrocentesco dell’anatomia del cavallo ad esempio, è spunto di riflessione per l’artista e di rielaborazione come simbolo di gloria e potere. Repliche dei cavalli sancai, della dinastia Tang, vengono profanati e ricoperti di vernice industriale. Da un lato la forza, la ribellione del simbolo sopravvissuto, da un altro la sua sconfitta. I cavalli nelle installazioni sono moltiplicati, sdraiati, allineati. Diversi nel colore della vernice, la loro forma è ripetuta, il movimento unico, il ritmo prestabilito. L’accusa è quella al sistema che pretende omologazione e obbedienza.

Tra le opere in mostra, Weiwei propone calchi di opere antiche ricoperte di vernice da auto, suggerendo la possibilità di manipolare l’antico con contaminazioni moderne e aprendo alla riflessione sul tema decisamente interessante specialmente entro il contesto italiano. Non mancano infine le opere di denuncia dell’autore, che spesso rappresenta il potere come minaccia e non come tutela, attaccando fortemente le autorità politiche, insensibili di fronte ai disastri e alla morte. Il terremoto del Sichuan per esempio, vide una forte presenza dell’artista che condannò fermamente attraverso le proprie opere la reticenza del potere.

Il linguaggio espressivo di Li Zhanyang è invece radicalmente diverso. Le opere dell’autore sono esplicitamente riferite al vivere contemporaneo, alla perdita di valori che lo caratterizza, alla mancanza di un’etica che ha impoverito l’essere umano e ne ha rimarcato l’appartenenza al mondo animale. L’artista attualizza ad esempio i bestiari rinascimentali, rappresentando la paura e il rifiuto del diverso, demoni ancora oggi presenti. Come il Rinascimento ha coinciso con la riscoperta dell’intelletto però, è proposta la conoscenza, l’avvicinamento del mostro come antidoto verso la paura, non l’ignoranza dunque ma la consapevolezza. Nelle opere di Li Zhanyang l’esasperazione dei vizi, del soddisfacimento delle pulsioni, è simbolo del degrado spirituale moderno, in contrapposizione alla filosofia zen radicata nella cultura cinese. La società dell’artista è dunque privata dei valori del passato, della sacralità, di qualsiasi religione, un’umanità distratta dal vizio e dal superficiale, incapace di cogliere l’essenza delle cose.

Infine, la mostra presenta l’opera di Meng Huang, autore radicalmente diverso dai precedenti, emozionale e insieme politico, astratto e nella rappresentazione fedele al potere del colore. Fa riflettere la citazione di Matisse a corredo delle opere: “il colore soprattutto, forse ancor più del disegno, è una liberazione”. Meng Huang investe la propria energia nella comunicazione attraverso l’uso delle tonalità, spesso rosse, grigie, nere. Tutte le opere in mostra sono profondamente contestatrici, si presentano come rielaborazioni di riflessioni, ingiustizie, sottomissioni. Opere estremamente contemporanee s’inseriscono in un contesto classico creando con esso continuità. L’arte è il frutto di una profonda sensibilità, non è legata a un tempo preciso: il presente può dialogare con il passato, arricchirlo e consolidarlo.

Il Giardino Incantato
Ai Weiwei, Meng Huang, Li Zhanyang
07.03.2015-06.06.2015
Palazzo Te, Viale Te 13, Mantova
+39 0376 288208
www.aiweiweimantova.it

Ai-Weiwei---Stone-pillars---2014---elemento-architettonico-e-vernice-per-auto-Ferrari

Ai Weiwei, Stone pillars, 2014. Elemento architettonico e vernice per auto Ferrari

Ai Weiwei - Horses - 2004 - porcellana e vernice per auto

Ai Weiwei, Horses, 2004. Porcellana e vernice per auto

Li Zhanyang - Flash - 2014 - installazione in tecnica mista

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Ai Weiwei, Horses, 2004. Porcellana e vernice per auto

Li Zhanyang - Jesus Christ of Huangjueping - 2006 - vetroresina

Li Zhanyang, Jesus Christ of Huangjueping, 2006. Vetroresina

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Anna Vittoria Zuliani

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