Il Giocoliere dell’arte: Lucio Amelio

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965- 1982). Documenti, opere, una storia... 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015 Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli Photo © Amedeo Benestante

«Quell’angelo necessario che ha abitato il nostro inferno», titolava Francesco Durante su Il Mattino, del 3 luglio 1994, all’indomani della morte del gallerista napoletano. Il Museo Madre di Napoli dedica a Lucio Amelio una grande mostra, in occasione dei vent’anni dalla scomparsa, che ne ripercorre la storia analizzando l’indiscutibile protagonismo nella storia dell’arte contemporanea: Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia… (22/11/14 – 09/03/15).

Ma chi era Lucio Amelio? Lo abbiamo chiesto a Mario Franco (regista, storico del cinema, critico d’arte) e Marussa Gravagnuolo (co-direttrice di Galerie Pièce Unique, Paris). Due dei collaboratori sodali.
Mario Franco: Il 2 luglio di vent’anni fa moriva Lucio Amelio. I suoi ultimi anni erano stati segnati da una malattia che allora sembrava incurabile e che lo aveva fortemente debilitato. Ma anche nelle sue difficili condizioni fisiche, Amelio non aveva smesso di progettare e lavorare: realizzò le tre mostre intitolate Trismegisto, un omaggio al mito ermetico e, quando ormai non poteva più recarsi in Galleria, dedicò un “omaggio” a Robert Mapplethorpe. Lucio era ormai famoso e ammirato. Dopo il successo dell’incontro Beuys-Warhol dell’80, un impensabile, impossibile dialogo tra l’arte pop americana e la sperimentazione estrema europea, c’era stato il progetto Terrae Motus (titolo suggerito da Giuseppe Galasso) che aveva mobilitato artisti come Longobardi, Paladino, Tatafiore, Twombly, Boetti, Boltanski, Cragg, Cucchi, Di Bello, Haring, Fabro, Gilbert & George, Haring, Kiefer, Kounellis, Mapplethorpe, Merz, Paolini, Pistoletto, Rauschenberg, Richter, Schifano, Schnabel e moltissimi altri. Con la prima esposizione a Villa Campolieto e poi l’affermazione internazionale a Parigi al Palais Royal, sembrò che la città avesse superato anni di diffidenze e incomprensioni. Non era esattamente così e Terrae Motus, il cui fine era di dotare Napoli di un museo d’arte contemporanea, dovette trovare ospitalità nella Reggia di Caserta.

Lucio, già molto provato dalla malattia (dedicò il catalogo della collezione a Marcello Piazza, il medico che lo stava curando), ringraziò il soprintendente Jacobitti «per aver ospitato a Caserta una collezione che a Napoli era stata considerata eversiva e scandalosa e che nessuna istituzione aveva voluto ospitare» aggiungendo: «abbiamo disseminato una serie di bombe a orologeria per scatenare la creatività che è presente in ogni uomo e che spesso è repressa dalla gelosia, dalla corruzione, dall’invidia…Uno strumento prorompente, un tentativo di appropriazione del nostro futuro». Per capire veramente Lucio Amelio, la sua tenacia e la fantasia che lo rendeva più simile a un artista che non a un gallerista, bisogna tornare al 1965 e alla piccola galleria a Parco Margherita, la Modern Art Agency, aperta da uno svogliato studente d’architettura che tornava a Napoli dopo una parentesi da “emigrato” in Germania. La Modern Art Agency, galleria anomala in una città autoreferenziale e lontana dal dibattito culturale internazionale, stentava a decollare. Lucio la teneva in vita lavorando da interprete all’Italsider di Bagnoli. Se le prime mostre non ebbero successo, accesero però la curiosità e l’interesse di critici e intellettuali: Filiberto Menna, Achille Bonito Oliva, Luigi Castellano e Marcello Rumma, che aveva organizzato la prima rassegna di arte povera agli Arsenali di Amalfi. Finalmente, nel 1970, Amelio si spostò a piazza dei Martiri. La nuova galleria si aprì con una mostra di Jannis Kounellis e poi di Cy Twombly, che lo introdusse sul mercato internazionale dando il via a una parabola ascendente che rese Lucio il catalizzatore e la risposta concreta al desiderio di rinnovamento civile e culturale della Napoli di allora, che andava svecchiandosi con una serie di attività letterarie, teatrali e cinematografiche.

E però questo ancora non chiarisce il successo di Amelio se non guardiamo più da vicino la sua figura e il suo modo di fare. Lucio parlava più lingue, conosceva il tedesco e il francese, imparò presto l’inglese. Questo gli dava una sicurezza nel rapporto non mediato con i galleristi e gli artisti europei e americani che fino ad allora per le gallerie napoletane era impensabile. Era inoltre un grande “seduttore”: aveva una capacità affabulatrice rara (molti lo frequentavano solo per sentirlo parlare) e non c’era discussione, dibattito, polemica che non lo vedessero protagonista. Era naturalmente elegante, alto e snello, con un gran naso che gli dava un profilo da nobiluomo spagnolo, Achille Bonito Oliva lo chiamava “l’Aquila vesuviana”. Alla sua capacità seduttrice si deve la nascita di un primo nucleo di collezionisti e mecenati: Renato Esposito, Bruno Pisaturo e, soprattutto, Peppino Di Bennardo che ospitò nella casa di famiglia, Villa Volpicelli disegnata da Lamont Young, la festa per Robert Rauschenberg, che attraversò le grotte di Posillipo illuminate da tableaux vivants di giovanetti con corona d’alloro, fiaccola e grappolo d’uva. L’incontro fondamentale, però, fu quello a Heidelberg con Joseph Beuys (la prima esposizione italiana, Ciclo sull’opera di Joseph Beuys, fu pubblicizzata sulla rivista “Made in” che pubblicava Amelio) e, nel 1971 la mostra/performance La Rivoluzione siamo Noi. Da allora l’attività di Amelio ebbe una vera impennata, anche grazie alla sua abilità nel gioco con i media: con il nuovo direttore de Il Mattino, Roberto Ciuni, stabilì un proficuo rapporto di collaborazione e tenne a battesimo una nuova generazione di critici come Michele Buonuomo, Francesco Durante ed Eduardo Cicelyn. Io ho avuto la fortuna di essere vicino a Lucio fin dall’inizio della sua attività. Nel 1971 Lucio mi dedicò una personale nella sua nuova galleria (è interessante notare che non era frequente una proiezione di filmati in una galleria italiana e la cosiddetta “videoarte” ancora era di là da venire). Ho poi filmato gli artisti e gli avvenimenti più importanti della sua attività. Intanto con il sovrintendente ai Beni culturali, Raffaello Causa, Amelio aveva portato a Villa Pignatelli Mario Merz, Paolini, Calzolari, Pistoletto, Kounellis e Beuys, e avrebbe esposto negli stessi ambienti anche Alberto Burri, che però li ritenne inadatti.

Causa gli offrì un salone di Capodimonte, accanto al Caravaggio e Burri lo ripagò regalando al Museo il Grande cretto nero, venti metri per cinque, costruito per l’occasione. Capodimonte significò per Amelio il riconoscimento della cultura ufficiale e il rapporto continuò con il nuovo sovrintendente Nicola Spinosa. Dopo che per Terrae Motus, Warhol aveva realizzato un trittico di tre tele, riprendendo la prima pagina de Il Mattino con l’invocazione «Fate presto», l’artista americano realizzò la serie famosa dei Vesuvius, e uno degli esemplari più belli fu regalato da Lucio proprio al Museo di Capodimonte. Non si dirà mai abbastanza dell’importanza che ebbe Lucio nel panorama artistico a Napoli, andando tanto avanti nei suoi intenti da superare i confini cittadini, italiani ed europei. Viveva a Napoli e in aereo, non conosceva la stanchezza né il jet-lag: correva per il mondo da un museo a una mostra, frenetico. Amava Napoli e New York per le quali tracciava improbabili somiglianze e arditi parallelismi. Ma della sua città natale conosceva bene anche la non riconoscenza e l’abitudine a falsarne la memoria con modalità orwelliane. Volle quindi farsi seppellire a Capri, isola cosmopolita, isola di esuli e di rifugiati, l’isola che amò con Beuys e alla quale è dedicata un’opera significativa, Capri batteria, una lampadina gialla che prende energia da un limone, l’unione simbolica tra la vitalità della natura e la civiltà che viviamo.

Marussa Gravagnuolo: La mia collaborazione con Lucio iniziò come per magia nel 1988. Come in un sogno, lo incontrai per caso, per strada… nella strada adiacente a quella della galleria in rue de Seine. Quel giorno Lucio era diretto a un pranzo di lavoro con Christine e Isy Brachot. Dopo vari convenevoli, mi disse a bruciapelo: «Vieni a pranzo con me! Lui verrà con sua moglie… Sono solo con Jochen… e Jan». Quindi, ho assistito dall’inizio alle doverose discussioni di quella che fu tra loro una breve, intensa e proficua collaborazione. Da questo pranzo non mi ha più lasciata. I primi mesi seguivo in sua assenza i necessari lavori di ristrutturazione. Il locale lo trovò Brachot. Era di fronte alla sua galleria. Dopo l’acquisto, i lavori furono fatti su progetto di CY Twombly. Lucio accettò di associarsi solo a patto d’esserne il direttore artistico. L’idea di esporre una sola opera era sua. La loro società durò difatti fino al 1992; la galleria inizialmente si chiamò “Amelio Brachot Piece Unique”, poi, dal 1992 − anno in cui Isy Brachot lasciò la Francia – Lucio, fino alla sua scomparsa ne rimase l’unico proprietario e la chiamò “PIECE UNIQUE”. Sono stata la sua collaboratrice in anni in cui non esisteva Internet, telefonini, e il fax ci arrivò nel 1990. Le lettere venivano scritte per prudenza con carta copiativa. E con questi ridicoli mezzi (paragonati a quelli dei nostri giorni), ha fatto la Storia. A Parigi ancora oggi tutti ricordano la Mostra della sua collezione Terrae Motus, esposta al Grand Palais nel 1987.

Come puoi immaginare di ricordi ne ho a bizzeffe, anche se per me i più struggenti sono due: il 13 settembre 1992, giorno del suo compleanno, ci chiese a tutti noi collaboratori d’essere con lui a pranzo. Volle festeggiarlo “Alla Campagnola” in via dei Tribunali [Napoli, N.d.R.]. A fine pranzo, come un demiurgo diede a ognuno di noi una carta da gioco, realizzata in argento da un suo amico gioielliere. In quest’anomala distribuzione mi capitò il 4 di danari… Gli anni, fino ad allora, della mia collaborazione. La sera stessa inaugurò la Mostra alla Reggia di Caserta. L’altro è decisamente più intimo: Lucio era ormai a casa, usciva raramente. In una visita pomeridiana, mi fece una proiezione privata delle diapositive dell’evoluzione dei lavori della sua tomba; emotivamente fu estremamente dura. Ricordava il percorso per arrivarci rapidamente, me lo raccontò con dovizia di particolari, dicendomi: «Ti prego quando verrai, non ti sbagliare…». La tomba a Capri che si trova nel cimitero acattolico, l’aveva disegnata lui, e a distanza ne ha seguito i lavori. È di marmo nero, e sul coperchio reca una scritta incisa di Joseph Beuys: L’Isola del Sonno. La mia prima visita da sola al cimitero l’ho fatta avvolta dal ricordo delle sue parole. Lucio mi lasciò per testamento in legato la “Galerie PIECE UNIQUE” che si trova al 4, rue Jacques Callot a Parigi. Sono felice d’averlo incontrato e aver vissuto con lui in quegli anni magici per l’Arte. La “Galerie PIECE UNIQUE” oggi è co-diretta da me e Christine Lahoud. Credo con rigore.

Pietro Montone

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965- 1982). Documenti, opere, una storia... 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015 Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia… 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965- 1982). Documenti, opere, una storia... 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015 Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia… 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia... 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia… 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

_MG_9531Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia... 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia… 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia... 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia… 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia... 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

Lucio Amelio. Dalla Modern Art Agency alla genesi di Terrae Motus (1965-1982). Documenti, opere, una storia… 22 novembre 2014 – 09 marzo 2015. Veduta della mostra MADRE. Museo d’arte contemporanea Donnaregina, Napoli. Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli. Photo © Amedeo Benestante

The following two tabs change content below.
Juliet Art Magazine is a contemporary art magazine

Ultimi post di julietartmagazine (vedi tutti)

Rispondi