Il lato nascosto dell’arte. Recto Verso alla Fondazione Prada

pistoletto

Ancora per qualche giorno, fino al 14 febbraio prossimo, la Fondazione Prada indaga più da vicino l’altra faccia delle opere d’arte, facendo emergere i segreti più intimi di ciò che abitualmente è nascosto alla vista dello spettatore. “Recto Verso” è il titolo del percorso esposito ideato dal Thought Council della Fondazione Prada(Shumon Basar, Elvira Dyangani Ose, Cédric Libert e Dieter Roelstraete) con l’intento di focalizzarsi su una selezione di lavori in cui gli artisti hanno consapevolmente posto in primo piano l’elemento abitualmente trascurato e considerato secondario del quadro, il retro. L’esposizione, che oltre al nucleo centrale dei lavori di proprietà della Collezione Prada aggiunge prestiti da istituzioni italiane e internazionali, intende fornire gli strumenti per mettere in discussione alcuni “falsi miti” radicati nella storia dell’arte e, in particolare la convinzione che il dipinto (o, più in generale, l’opera d’arte) sia un artefatto principalmente frontale. Di conseguenza, se il recto è pensato come il punto di osservazione privilegiato nonché il prodotto finale della creatività artistica, il verso, al riparo dallo sguardo del pubblico e visibile solamente all’artista stesso e agli addetti ai lavori, è sempre stato ritenuto una componente secondaria. “Recto verso” scardina questi pregiudizi e analizza più ampiamente le dinamiche del rapporto tra supporto fisico strutturale e immagine che emerge sulla superficie bidimensionale.

L’itinerario proposto dalla mostra si concentra, in particolare modo, su autori del secondo dopoguerra ma un più datato termine di paragone è costituito dal trompe l’oeil di Louis-Léopold Boilly dal titolo Le Chat gourmand crévant une toile pour manger des harengs. Da questa e altre simili testimonianze di matrice fiamminga, il percorso si snoda presentando lavori di varia natura: pittorica, esplicitata nella tecnica del trompe l’oeil; fotografica, nel caso di artisti che si avvalgono della doppia esposizione per vedere attraverso l’opera stessa ed enfatizzare le caratteristiche fisiche e strutturali dell’oggetto e persino interventi legati al movimento Supports/Surfaces degli anni Settanta in cui la superficie dipinta sparisce completamente per mettere in luce unicamente il materiale e la struttura di supporto.

Tra le opere più dense di significato è impossibile non citare quelle di Giulio Paolini, che ha fatto di questa tematica uno dei cardini del proprio lavoro. Tra i quattro lavori in esposizione, La decima Musa (1966) si presenta per essere costituita da tre tele triangolari sovrapposte (in cui quella centrale capovolta mostra il telaio) così da formare una stella a nove punte, richiamando il numero delle Muse più la decima, ossia la Pittura intesa come il possibile universo di ogni rappresentazione artistica. Dalla messa in discussione della prevalenza del recto sul verso, si passa alla progressiva fusione dei due piani artistici, ben esemplificata nelle Combustioni di Alberto Burri. Nel Grande trasparente (1976) di Carla Accardi il supporto viene lasciato intatto così da mettere in primo piano la stessa intelaiatura al pari di un gesto pittorico. Infine, la scelta di mostrare il recto rispetto al verso può anche essere un riflesso di particolari motivazioni socio-culturali: durante la contestazione della Biennale di Venezia nel 1968 Gastone Novelli decise di mostrare un suo quadro capovolto, Lutte, échec, nouvelle lutte, per rivelare la scritta “La Biennale è fascista” unendosi così al coro di artisti che decisero di sabotare l’apertura della manifestazione.

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Michelangelo Pistoletto, Un libro, il lato letterario del quadro, 1970, 31 pannelli, Foto Delfino Sisto Legnano Studio, Courtesy Fondazione Prada

 

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Gastone Novelli, Lutte, échec, nouvelle lutte, 1968, tecnica mista su tela, Foto Delfino Sisto Legnani Studio, Courtesy Fondazione Prada

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Recto Verso, veduta della mostra, a sinistra Giulio Paolini, La Decima Musa (1966) e a destra Alceo (1960), tre tele intelaiate sovrapposte, Foto Delfino Sisto Legnani Studio, Courtesy Fondazione Prada

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Recto Verso, Veduta della mostra, a sinistra Alberto Burri “Plastica 8” (1963) plastica e combustione, a destra “Plastica” (1962) plastica, combustione su telaio e alluminio, Foto Delfino Sisto Legnani Studio, Courtesy Fondazione Prada

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