Il nuovo Pecci a Prato, La fine del mondo e tanto altro…

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Durante conferenza stampa di apertura del nuovo centro d’arte, tenutasi il 15 ottobre 2016, Fabio Cavallucci, direttore del Centro Pecci di Prato, ha tessuto le lodi di Maurice Nio affermando che, pur aspirando a essere come i grandi Musei che hanno dato impulso economico e culturale a città come Bilbao e Roma, in questo caso si tratta di una architettura con grande visibilità ma con caratteristiche di sostenibilità.

La mostra, ha detto il curatore, nonostante il titolo, La fine del mondo, non è catastrofista ma rimanda al fatto che il mondo non corrisponde più ai nostri sistemi di rappresentazione e quindi bisogna trovarne altri. Sulla navicella spaziale di Nio si vede dall’alto il mondo in modo nuovo. Ci sono le classiche Icone dell’arte e i giovani dal mondo, dal Marocco, dall’islam dall’ex Unione Sovietica. Si va dall’amigdala alle opere di Duchamp, Fontana, Boccioni. In un angolo, appunto, ormai come reperti del passato.

L’altro aspetto importante è avvicinare l’arte al pubblico anche con una apertura serale, e le varie mostre in giro per la città aumentano questo rapporto. Con La Torre di babele le gallerie toscane presentano i loro gioielli alla Ex-Lucchesi. Tra le tante, dalla galleria Poleschi l’opera Eros (Ottone in bagno di stagno, acciaio inox, e neon) di Vittorio Corsini che propone un processo di umanizzazione dell’architettura e del paesaggio, dalla galleria il Ponte di Firenze l’opera Boto Rosa (feltro e materiali plastici) di Zoe Gruni che con la testa del delfino che si rifà a mitologie brasiliane stabilisce un rapporto tra Prato e Rio de Janeiro dove emerge la coda. E di fronte, in piazza degli ex macelli, all’Officina Giovani, la mostra TU35 con i nuovi artisti toscani emergenti. Belle anche le installazioni alla Camera di Commercio per la mostra Anything to declare? con Moataz Nasr che scrive in kufi con l’erba e Jaume Plensa con Architecture birds e Where. In giro per la città tanto altro da scoprire.

Dalla sala conferenze contornata dall’installazione in bianco di Robert Kusmirowski si è accolti dall’Australopiteco di Giovanna Amoroso e Istvan Zimmermann e dalle mappe di Qiu Zhijie. Passando attraverso il diluvio di materiali di scarto che piove dal soffitto di Thomas Hirschhorn ci si dirige verso il difficoltoso passaggio dentro a un tronco d’albero che si scopre essere tale solo uscendone di Henrique Oliveira, Transcorredor. Ma anche video come quello di Bjork o la ricostruzione del teatro di Tadeusz Kantor o il pavimento di luce vetro metallo di Carlos Garaicoa e la cavalcata di lupi di Cai Gu-Qiang. Sono oltre cinquanta le opere da scoprire…

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Beams of Light on a Golden Lake, image taken by the Expedition 47 crew on May 31, 2016, from the International Space Station looks from northwestern China on the bottom into eastern Kazakhstan, courtesy of NASA

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“Sensing the waves”, Nuova ala progettata da Maurice Nio. Foto: Mario Gianni

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Robert Kuśmirowski, STRONGHOLD, 2013, wood, glue, pigments, paint, carton, rubber, plastic, glass, metal, curtains, paper, books, Lyon Biennale, dep. in MAC LYON, 800cm x 2400cm x 2200cm

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Amigdala, Museo Fiorentino di Preistoria, courtesy of Paolo Graziosi

 

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Emanuele Magri

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