Il Peso della Mia Luce

il Peso della Mia Luce

La galleria Delloro cambia nome in Operativa Arte Contemporanea.  La programmazione decisa dal suo giovane direttore, Carlo Pratis, si concentrerà unicamente delle ultimissime esperienze contemporanee legate alla sua generazione, che va dai 20 ai 30 anni. Fino al 25 giugno sarà visitabile “Il peso della mia luce”. Il titolo contiene già in sé l’orizzonte di ricerca comune di tutti i lavori: la centralità che l’idea di luce riveste in ognuna delle opere, di come questa penetri e incida nel tracciato degli artisti, Diego Miguel Mirabella, Leonardo Petrucci, Serj, di come essa sia la premessa quasi inesorabile e il termine di arrivo di ognuno dei lavori esposti.

Diego Miguel Mirabella (Enna 1988) presenta un’imponente struttura autoportante in legno che custodisce un panno multicolore in lattice, una totemica architettura mentale che svela al suo interno una vena cromatica. In contrapposizione a questa Serj (Bergamo 1985) affronta il ciclo di generazione, trasmissione e dispersione del suono e dell’immagine, accostando una minimale installazione sonora a un imponente lavoro su carta che, traducendosi nel suo spartito musicale, svela un confronto tra saturazione sonora e saturazione della luce.

Al piano inferiore della galleria Leonardo Petrucci (Grosseto 1986) presenta due lavori: Lo Scapolo e l’Archeometra. Lo intervistiamo.

Come hai ideato i due lavori?
Lo Scapolo e l’Archeometra sono due installazioni appositamente progettate per gli spazi della galleria. Lo Scapolo, realizzato in legno, è un solido platonico, il dodecaedro. Nel Timeo di Platone, si citano i quattro elementi di cui è composto il cosmo: fuoco, terra, aria e acqua. A questo solido è invece attribuito l’ultimo elemento, l’etere. Il termine Scapolo è un’allegoria dell’opera di Marcel Duchamp Il grande Vetro, o La sposa messa a nudo dagli scapoli, anche che contiene e sviluppa tutta l’attività passata e futura di Duchamp. Gli scapoli che denudano la sposa, una figura pura e angelica. Il dodecaedro ha il proprio complementare in un altro solido platonico, l’icosaedro (20 facce) che però è mancante. La sua mancanza è resa dal fatto che ho svuotato le facce del dodecaedro, vedendo così al suo interno. Infine l’opera è sospesa per indicarne anche la solitudine e la malinconia.

Cosa mi racconti a proposito dell’altra opera Archeometra?
E’ una rappresentazione geometrizzata in cui lo spettro luminoso è ridisegnato da una complessa successione di solidi modulari disposti secondo l’ordine simbolico –geometrico dell’esoterista francese dell’800 Alexandre Saint-Yves d’Alveyate. Il nome Archeometra viene dal greco e significa la “misura del principio”, come se tutto fosse riassunto alla matrice in un aspetto archetipico. L’archetipo in questo caso è rappresentato dal primo poligono regolare: il triangolo equilatero. Ho preso questa forma geometrica è l’ho ripetuta nella terza dimensione formando il numero massimo possibile di poligoni convessi, otto. Ho realizzato questi solidi e li ho posizionati attorno a un ottagono retroilluminato, che diventa il nucleo dell’opera.

La tua opera colpisce per la sua bellezza. Cosa pensi della bellezza nell’arte concettuale?
E’ ovvio che si può parlare di bellezza in chiave oggettiva e soggettiva. Se dovessi parlare di una bellezza oggettiva la riassumerei nel concetto di simmetria che per me è lo specchio di bellezza, una simmetria che l’uomo cerca di realizzare e spesso di rompere, ma mai in modo eccessivo.

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Il peso della mia luce, Exhibition view

 
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Il peso della mia luce, Exhibition view

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Il peso della mia luce, Exhibition view

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Il peso della mia luce, Exhibition view

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Giusy Lauriola è un’artista visiva che vive e lavora a Roma. Nel corso del suo percorso artistico ha indagato questioni pubbliche, come la guerra in Iraq, sottolineando temi come l'indifferenza al dolore degli altri, i bisogni indotti e il potere della pubblicità. Come strumento di lavoro utilizza la fotografia rielaborata, contaminata dalla pittura e stampata su plexiglas. Per mantenere viva la sua passione ha iniziato l'attività di giornalista come collaboratrice per Julietartmagazine e per Romasettimanale.

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