Il sogno d’Oriente di Matisse

Immaginate un interno, una sala da pranzo con colori provenzali, nell’aria la musica di un fonografo rimanda a piacevoli tempi passati, la luce d’orata del sole che tramonta si fa largo nel salone per riflettersi sulla parete arabescata di verde, una tavola coloramente apparecchiata, una natura morta con echi esotici e primaverili, una tenda che si apre e lascia intravedere in lontananza una montagna, forse la Sainte Victoire di Cézanne, e un riflesso dell’artista che, onnipresente, scruta di nascosto lo spettatore estasiato di fronte agli accostamenti dei colori ammalianti da lui stesso accuratamente scelti. La delicatezza di quest’immagine non può che affascinare chi si trovi di fronte a Intérieur au phonographe ritratto da Henri Matisse nel 1934 ed oggi esposto, insieme a opere di altrettanta vivacità, fino al 21 giugno alle Scuderie del Quirinale.

Il percorso espositivo conduce alla scoperta degli aspetti più orientaleggianti dell’arte di Matisse, artista Fauve e curioso scopritore di culture lontane. In Algeria si lascia catturare dalle forme arabescate dell’arte islamica e dalle misteriose maschere dell’arte africana, altrove dalle impenetrabili tessiture dei tappeti iraniani, dalle ceramiche verderame mediorientali, o ancora dalle icone russe. L’influenza che ha su di lui l’oriente traspare ancor di più dai richiami all’arte giapponese, maestra nella ricerca della purezza e dell’armonia che solo quelle culture e quei mondi cosi distanti dal “mondo occidentale” hanno potuto davvero raggiungere.

“I mezzi con cui si dipinge non possono mai essere abbastanza semplici. Mi son sempre sforzato di diventare più semplice. Ma la massima semplicità coincide con la massima pienezza. Il mezzo più semplice libera al massimo della chiarezza lo sguardo per la visione. E alla lunga, solo il mezzo più semplice è convincente. Ma da sempre c’è voluto coraggio per essere semplici”. Parole di grande saggezza che ci riportano alle forme sinuose dei suoi disegni, realizzati con poche linee che ben descrivono la sensualità dei corpi, la morbidezza delle forme e degli abiti, come in Les trois amies (1928, china su carta, Centre Pompidou), o alla varietà luminosa dei colori che grazie al rapporto cromatico che li lega danno voce al forte potere emotivo di opere come Zorah sur la terrasse, 1912-13.

Proveniente da una famiglia di tessitori, amico di Picasso che lo riteneva il suo più gran rivale, nella varietà della sua vita d’artista diviene anche scenografo e costumista per il poema sinfonico di Igor Stravinskij Le chante du Rossignol adattato nel 1917 da Sergej Diaghilev. Qui Matisse ha la possibilità di rendere i colori movimento, esaltazione della grazia tipica dei Balletti Russi. Alcuni degli abiti da lui realizzati fanno parte delle opere esposte nella mostra romana offrendoci una nuova sfumatura di questo grande e visionario artista. Il segreto dell’arte di Matisse si cela nel “meditare in contatto con la natura per esprimere un sogno sempre ispirato alla realtà” e l’esposizione ci conduce in questo sogno, attraverso salotti arabescati, tovaglie a righe bianche e rosse, terrazze e sedie di vimini verde smeraldo, acquari di pesci rossi, nell’immaginario di quest’artista fatto di piccoli, intimi dettagli che la vita quotidiana rende insignificanti, topos che ritornano costanti, esaltati nella pienezza dei loro colori.

Roma // fino al 21 giugno 2015 Matisse. Arabesque A cura di Ester Coen Scuderie del Quirinale

Les trois soeurs 1917, Musèe de l'Orangerie, Paris

Henri Matisse, Les trois soeurs 1917, Musèe de l’Orangerie, Paris

 

Intérieur au phonographe 1924, Pinacoteca Agnelli, Torino

Henri Matisse, Intérieur au phonographe 1924, Pinacoteca Agnelli, Torino

Le paravente mauresque 1921, Philadelphia Museum

Henri Matisse, Le paravente mauresque 1921, Philadelphia Museum

Zorah-sur-la-terrace-1912-13,-Pushkin-Museum,-Moscow

Henri Matisse, Zorah sur la terrace, 1912-13, Pushkin Museum, Moscow

 
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Alice Labor

Romana di nascita, Alice Labor è arte, viaggi, letteratura, diritti e politica. Parallelamente agli studi in Giurisprudenza nelle università di Oxford, Aix en Provence e Sapienza di Roma, ha collaborato con la Gagosian Gallery di Londra e con la rivista online Artribune. Si appresta a redigere una tesi sul rapporto tra i privati e i beni culturali ricercando nuovi strumenti per risollevare il patrimonio culturale italiano.

1 Comment

  1. La bellezza di questa esposizione, oltre che nei colori splendidi ed in quella “isitintività” del tratto che lascia scoperta e chiara tutta la grandezza del Maestro, credo risieda in quei disegni che accompagnano la mostra il cui tratto rapido e raffinato racchiude tutta la bellezza che può avere un’opera d’arte.

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