Il sospiro della sibilla: l’oro e la pietra nelle opere di Bruno Martinazzi

e ora addio abitanti delle dimore d'Olimpo

Un alone di mistero e raffinata ricercatezza avvolge le opere di Bruno Martinazzi, classe 1923, che dopo una laurea in Chimica e la lotta partigiana, si dedicò all’arte esordendo come orafo nel 1954, introducendo così il gioiello contemporaneo nelle realtà museali, per poi affermarsi come scultore. Si tratta dunque di un’artista poliedrico e profondo quello ospitato dallo Spazio Don Chisciotte dal 13 febbraio al 21 marzo.

Martinazzi ama sperimentare e giocare con gli elementi e non si limita a un solo ambito artistico, ma cerca costantemente di spingersi oltre i propri confini, come un Ulisse dell’arte, varca le colonne d’Ercole della convenzione per unire la letteratura alla scultura, al design del gioiello, alle illustrazioni, per un connubio delicato e raffinato. Attraverso la lavorazione e l’unione tra oro e pietra Maritazzi esprime la sua poetica, e i due elementi si bilanciano in un equilibrio di forte impatto visivo in cui la fusione tra “quella che sa dare leggerezza a ciò che è pesante e peso a ciò che è leggero” illumina le sale della piccola galleria voluta dalla Fondazione Bottari Lattes. Si comincia così un viaggio sempre al limite tra sogno e realtà, ci si immerge pertanto in una serie di opere scelte che toccano le varie fasi artistiche di Maritazzi e sfiorano nel profondo la sensibilità del visitatore attraverso citazioni bibliche e riferimenti letterari di alto livello culturale.

Fanno parte della mostra, curata da Massimo Ghiotti, una serie di piccole sculture in pietra serena intitolata “Pagine di Pietra”, di recente produzione: una serie di pagine dall’impronta quasi testamentaria in cui l’incisione e la sovrapposizione di foglie d’oro danno voce e respiro a frasi immortali. Una seconda sala è dedicata invece a 12 disegni del 1980, ovvero studi preparatori per il libro “Il cielo e la terra e tutte le sue creature” (Noire editore, 1988) di cui una copia in consultazione per i visitatori, dove alcune frasi estratte dalla Bibbia vengono rielaborate e illustrate secondo l’interpretazione dell’Artista. L’opera intitolata “Sicura dimora degli immortali”, ad esempio, colpisce particolarmente, in quanto viene rappresentato un ventre femminile, accogliente e sicuro, luogo di nascita e piacere, un inno alla vita ed alla bellezza semplice e pura. Ciò che colpisce di Maritazzi è poi il profondo rispetto che ha per la pietra, come si può osservare dalle cinque sculture esposte, il marmo viene scolpito con grazia e delicatezza, come se cercasse semplicemente di liberare i tratti figurativi nascosti all’interno di ciascun blocco. Osservando attentamente “Sibilla” del 1984, in marmo rosa, si può notare che naso e labbra sono solo accennati, ma concentrandosi si riesce a percepire la flebile voce e l’agonizzante sospiro sella Sibilla Cumana che desidera la morte con tutta la sua anima. 

Concludono la mostra: tre quadretti intitolati “Foglie d’oro” del 2002, in cui frasi tratte dal Faust di Goethe, dall’Eneide vigiliana, e da “Il catalogo delle donne “ di Esiodo vengono associati a piccole rappresentazioni, composte da foglie d’oro, e infine quattro gioielli (due anelli e due collane) in cui design, cultura e bellezza si fondono per dare luce a piccoli oggetti d’arte indossabile. Una mostra che colpisce gli occhi e l’anima, mostrando la bellezza degli elementi in tutta la loro purezza.

“Disegni, sculture gioielli di Bruno Maritazzi”
13 febbraio – 21 marzo 2015
Spazio Don Chisciotte – Via Della Rocca 37 , Torino
www.fondazionebottarilattes.it

e ora addio abitanti delle dimore d'Olimpo

Bruno Martinazzi, E ora addio abitanti delle dimore d’Olimpo.

Maschio e Femmina li creòBruno Martinazzi, Maschio e femmina li creò.

pietra verde roya

Bruno Martinazzi, Erma.

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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