Il Vacuum State di Linda Carrara: intervista con l’artista

classicità o vaso dipinto a mano . olio, pigmenti e medium acrilico su tela di lino . 110x80 . 2014

Un nuovo anno, nuove prospettive e nuovi giovani artisti che vedono la loro opera e il loro lavoro premiati. Il 2014 ha visto trionfare nella sezione pittura del Premio Terna 06 Linda Carrara e il 2015 la vede tra gli inediti protagonisti dell’arte contemporanea. Origini bergamasche e trent’anni da poco compiuti, le abbiamo rivolte le nostre domande per conoscerla meglio e saziare la nostra curiosità.

Per cominciare, come definiresti il tuo lavoro artistico se dovessi presentarti a chi non ha mai avuto modo di apprezzare una tua opera?
Definire il mio lavoro è una cosa che mi risulta abbastanza difficile, non sono abbastanza imparziale, non posso avere un punto di vista esterno e non posso esser critica. Una definizione è qualcosa che riassume e spiega un concetto ben preciso ma, nel mio lavoro, esiste solo un’aurea nebulosa attorno a molteplici aspetti del vivere e del mondo in cui viviamo. Cerco sempre di riallacciarmi a eventi vissuti, alla contemporaneità, all’esistenza umana contemporanea ma senza perder di vista il concetto primordiale dell’arte. L’estetica. Dopotutto credo che l’arte sia qualcosa che ha la capacità di rappresentare il mondo; ammiro di essa il suo essere sintetica, la sua capacità di sottolineare dei minimi dettagli che diventano fondamentali alla riuscita del lavoro e la sua dote, per me fondamentale, di riassumere un’enormità di vocaboli che si potrebbero dire.

Fino al 15 Gennaio l’Archivio di Stato di Torino ha ospitato la mostra per i vincitori del Premio Terna 06, come hai vissuto questa esperienza? Qual è stato il primo pensiero che hai avuto quando ti hanno comunicato di essere la vincitrice del primo premio per la sezione pittura?
Vista la selezione dei finalisti, che vede presenti alcuni artisti che conosco e stimo e che nel suo complesso è di grandissimo livello, non posso che esser contenta del giudizio. L’idea che l’opera Vacuum State sia stata considerata dalla giuria, come portatrice del primo premio non può che far piacere. Credo che la mostra presso l’Archivio di Stato di Torino sia davvero interessante.

L’opera che hai presentato s’intitola Vacuum State, titolo emblematico se messo in relazione con il tema del premio “L’Arte guarda avanti”. Come vedi il futuro dell’arte contemporanea? E il tuo?
Vacuum State è per l’appunto uno spazio vuoto, riempito soltanto da una luce che va oltre allo spazio della tela per far si che essa inglobi lo spazio circostante. Il futuro dell’arte contemporanea, ma in generale il futuro della nostra società, credo abbia la necessità di riformulare basi solide e statiche sulle quali poter continuare a costruire; è una necessità che sento nell’aria e che condivido con molti amici artisti, con i quali cerco di tenere uno stretto rapporto, continuo scambio e confronto. Non sono in grado di prevedere il futuro, ma da anni, da quando ho iniziato a lavorare in ambito artistico, credo che Arti come la pittura e la scultura siano le vere portatrici di questo nome. Lo dico pur lavorando con differenti media, ma credo che la forza, la magia e la “semplicità” di queste due discipline siano le qualità che le rendono così eterne e uniche.

La tua è una pittura intimista, piena di “non detto”, simbolica e a tratti metafisica, quali sono le tue fonti d’ispirazione? C’è un artista a cui sei legata particolarmente?
All’epoca degli studi, liceali e in parte universitari, non mi era molto chiaro il concetto di “mondo dell’arte contemporanea”, anzi, diciamo che non ne conoscevo l’esistenza e questo credo mi abbia salvata. L’Arte, per me, era quella dei grandi maestri, dai quali mi sono fatta affascinare e trasportare. Masaccio è uno dei miei preferiti ma la lista potrebbe esser davvero lunga. Quando scoprii dell’esistenza del mondo dell’arte contemporanea decisi di ritornare al paese nel quale sono nata e dedicare degli anni alla scoperta di Me. Così facendo, mi sono sicuramente persa di vista molti concetti fondamentali per affrontare la decisione di essere “artista contemporaneo” ma allo stesso tempo sono riuscita a crear un linguaggio mio, senza riferimenti ad altri artisti miei contemporanei, anche loro in piena ricerca. Ovviamente ora conosco nomi che stimo e che credo rientrino nel mio pensiero, ma tutto dipende anche dal momento in cui la domanda mi viene posta. Al momento sto riscoprendo artisti storici come Chardin, Zurbaran, Cotàn, De Chirico, De Pisis, Morandi, e scoprendo dei contemporanei come Cristof Yvoré, Angel Vergara, Michael Borremans, Peter Dreher.

La serie Wunderkammer raccoglie un po’ tutta la tua poetica, cosa rappresenta per te questa stanza delle meraviglie?
Il fascino stesso dello stupore. Wunderkammer è qualcosa che può contenere tutto o niente, dal Bezoar alla pietra più rara, un mondo e un modo di concepirlo.

Toni soffusi e atmosfere sospese caratterizzano tutta la tua produzione artistica, in particolare nelle Nature Morte tutto questo riporta alla mente Giorgio Morandi e le sue composizioni immobili, pensi che ci siano dei punti di contatto con questo artista o è solo casualità?
Pur non lavorando mai “sulla scia di” e pur cambiando “l’obbiettivo”, la direzione e la motivazione fondante, trovo che il contatto con Morandi e altri artisti che hanno lavorato sulla natura morta, sia vero e inevitabile.

Un nuovo anno davanti e numerosi impegni: quali saranno i tuoi prossimi progetti?
Al momento mi sono trasferita a Ghent, dove sto seguendo un master di un anno in Multi Media presso KASKschool. Cercherò ovviamente di godere al meglio quest’anno di piena libertà, nel quale sto conoscendo persone davvero interessanti, artisti che stimo e durante il quale cercherò di approfondire sempre più il mio lavoro sulla natura morta. Per febbraio 2015 sono stata invitata dall’artista Belga-Francese Hervé Ic, a una collettiva sullo still life e sulle sue diverse sfaccettature; la mostra, dal titolo “Ma patiences a des limites”, avrà luogo nella galleria Duboifriendland di Bruxelles e vedrà ospiti alcuni miei lavori recenti e un nuovo video, mentre nell’autunno dell’anno prossimo sarò a Berlino per la residenza al Goethe-Institute vinta a Premio Terna 06. A parte questi appuntamenti, sto lavorando in diversi studi e dunque avendo la possibilità sia di concentrarmi su alcuni progetti, ma soprattutto, di lavorare su una nuova serie di pitture di grande formato.

classicità o vaso dipinto a mano . olio, pigmenti e medium acrilico su tela di lino . 110x80 . 2014

Linda Carrara, Classicità o vaso dipinto a mano, olio, pigmenti e medium acrilico su tela di lino, 2014

ne inde, nec entem, nec gentem.ovvero considerare reale ciò che è astratto.pigmenti, medium acrilico, olio di lino e matite colorate su tela di lino. 200x300 . 2014

Linda Carrara, Ne inde, nec entem, nec gentem ovvero considerare reale ciò che è astratto, pigmenti, medium acrilico, olio di lino e matite colorate su tela di lino, 2014

vaso di fiori . pigmenti, medium acrilico e olio di lino su tela di lino . 100x70 .2014

Linda Carrara, Vaso di fiori, pigmenti, medium acrilico e olio di lino su tela di lino, 2014

somewhere, sometime. olio e acrilico su tela . 200x160 . 2014

Linda Carrara, Somewhere, sometime, olio e acrilico su tela, 2014

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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