Illusione o realtà? Intervista alla fotografa Dina Goldstein

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“The fairy-tale notion about happiness must be radically turned on its head if we are to glimpse the myths of happiness perpetuated by the canonical fairy tales and culture industry and to determine what happiness means.”  Jack Zipes

Spesso ci domandiamo: “Cos’è la bellezza?”, ingenuamente rimandando a un giudizio estetico positivo inerente un gusto generale, che negli anni si è confermato come tale. Una perfezione estetica, che sin dall’antichità, si configura come precisi canoni fisici che la cultura Pop rintraccia nelle immagini del grande schermo. Ma siamo sicuri che la perfezione estetica a cui siamo abituati sia la vera bellezza? Dina Goldstein (1969, Tel Aviv, Israele) propone una riflessione profonda sul genere umano, attraverso progetti fotografici portatori di messaggi profondi tendenti all’irriverenza. Uno specchio sul mondo, sull’emancipazione femminile, rivisitata attraverso l’uso di colori forti e produzione fotografica in still life.

Chi è Dina Goldstein? Quali influenze ti hanno avvicinato alla fotografia e al Pop Surrealismo?
Sono una fotografa freelance da 25 anni e mi dedico a immortalare scatti per le copertine di riviste. Nel corso degli anni, ho sviluppato progetti personali concentrandomi sullo studio delle culture minoritarie. Ho coniato il termine “Foto-Antropologia” per indicare quelle immagini dal carattere documentario e fotogiornalistico. La mia visione verso il Pop Surrealismo ha modificato il mio linguaggio visivo verso l’uso colori intensi, di narrazioni, di simbolismo, di humour e messaggistica sovversiva.

Parlaci della progettazione di un tuo progetto still life.
La realizzazione di un progetto è molto complessa e richiede all’incirca due anni di lavoro: dallo studio del soggetto da rappresentare, ai casting per convocare gli attori che interpreteranno i personaggi dei miei racconti fotografici, alla costruzione dello scenario still life. Mi appoggio ai consigli di mio marito e del mio team di creativi.

Quale significato dai ai termini “perfezione” e “bellezza”? Come vengono rappresentati nei tuoi lavori?
La perfezione non è qualcosa di stabile o raggiungibile in natura e nella vita. Bisogna considerare che esiste una prospettiva individuale che definisce cosa sia “giusto” o “perfetto”. Oggigiorno, la cultura occidentale è influenzata dalla cultura Pop, che ci spinge a vedere le cose secondo un determinato punto di vista. Molte persone non sono coscienti degli effetti che ci guidano a comportarci in una determinata maniera. Questa è la ragione per cui lavoro con archetipi e stereotipi per indirizzare i miei messaggi e per proporre critiche sociali. Il mio messaggio principale è che questo mondo è così complesso e ognuno ha le proprie sfide da affrontare. Ciò che potrebbe sembrare “perfetto” superficialmente in realtà non lo è. Questa è un’illusione, il mito della perfezione.

In molti dei tuoi lavori – come In the Doll House e Fallen Princesses – le protagoniste sono le Principesse Disney. Perché non Principi?
In tutte le fiabe, la storia si concentra intorno alla figura del personaggio maschile e alla sua visione, marginalizzando desideri e interessi femminili. Sono fortunata a vivere in una società libera dove il ruolo femminile è molto più importante. Come donna che ha vissuto questa trasformazione, ho tratto vantaggio nel creare arte che pienamente esprime i miei pensieri e le mie opinioni.

In che modo la fotografia diviene un mezzo per segnalare questioni globali?
La fotografia come forma d’arte trascende i confini culturali e ha la capacità di comunicare in maniera molto rapida. All’interno di un fotogramma o una di una serie, tento di creare una narrazione che possa trasmettere molte informazioni. Sono entusiasta che il mio racconto visivo sia stato utilizzato per trasmettere messaggi metaforici provocando un acceso dibattito in tutto il mondo.

Nel mondo contemporaneo, le donne vivono il “lieto fine”?
La vita moderna è in continuo cambiamento. Le donne devono adattarsi e imparare a crescere dalle avversità. Sono protagoniste molto diverse dalle tipiche Principesse Disney. In giornate speciali, come la Festa della Mamma, possono vivere “un momento da favola”, senza però dimenticare che la vita reale è dietro l’angolo.

Dina Goldstein
www.dinagoldstein.com

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Dina Goldstein, Jasmine, courtesy Dina Goldstein Photography

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Dina Goldstein, Darwin, courtesy Dina Goldstein Photography

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Dina Goldstein, Frida, courtesy Dina Goldstein Photography

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Dina Goldstein, Little Red Riding Hood Fallen-Princesses, 2009, courtesy Dina Goldstein Photography

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Giulia Barigelli

Appassionata d’arte, di moda e design, ed interessata alla promozione della cultura artistica; si specializza in "Economia e Gestione delle Arti e delle attività culturali" presso l’ateneo veneziano Ca’ Foscari. A Venezia, dove vive e lavora, ha collaborato con varie organizzazioni culturali e gallerie d’arte. Attualmente lavora come mediatrice culturale e assistente di galleria presso lo spazio espositivo "Officina delle Zattere" di Venezia.

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