Industriale Immaginario: il futuro alla collezione Maramotti.

Coll.Maramotti Industriale immaginario 10.15_0029

Un allestimento essenziale ma curato per una mostra che racconta l’intreccio tra l’arte contemporanea e la realtà industriale. L’interpretazione artistica di oggetti d’uso quotidiano è una pratica già consolidata, ma Industriale Immaginario fa un passo in più, evidenziando un particolare sposalizio tra alcuni artisti contemporanei e il mondo dell’impresa. Alcune delle opere esposte appartengono al primo nucleo di acquisizioni della Collezione, mentre altre fanno parte di acquisti più recenti, pur rimanendo legate tra loro da un doppio filo preciso, l’utilizzo di materiali tipicamente industriali decontestualizzati dalla loro funzione originaria.

La prima sala ospita le opere di Vincenzo Agnetti, Nuvolo, Carl Ostendarp, Peter Halley e l’installazione dell’artista finlandese Kaarina Kaikkonen, grande estimatrice di prodotti di abbigliamento di massa, in questo caso camicie, riconvertite in modo nuovo. Altrettanto interessante l’opera di Matthew Day Jackson, che ha l’indubbio merito di restituire una seconda vita a molti oggetti di uso quotidiano abbandonati nel dimenticatoio del consumismo. Una sorta di seconda vita, plasmata nelle mani dell’artista americano. La seconda sala è poi il trionfo della tecnologia mescolata alla sensibilità artistica: dalla realtà onirica di Laure Prouvost, in cui specchietti retrovisori si alternano a lamponi, alle decostruzione degli oggetti quotidiani di Tom Sachs, geniale nel suo trinomio opera-arma-gadget. La tela di Annette Lemieux, i quadri Gummo III di Lara Favaretto, artefice di una profonda esplorazione del tema dell’usura industriale, i dispositivi artistici “bomba” di Gregory Green e  la scultura pop di Vincent Szare sono esempi concreti di una profonda sinergia tra due realtà che si plasmano l’una con l’altra.

Ad Analgesia, di Paolo Grassino, è stata dedicata un’unica sala: una danza tra natura e artificio in cui la scena primordiale di queste belve diventa a tratti un inno futurista. Un raffinato prodotto industriale che cela in realtà capacità scultoree degne di un grande artista. E ancora l’inquinamento industriale, reso schiacciante dalla scelta dell’utilizzo di miniature ad hoc: la Small Factory di Kristof Kintera è una critica ironica e allo stesso tempo sociale della nuvola tossica che ci circonda. E allora si torna al riciclo e alla estrema semplicità delle unità abitative di Andrea Zittel e delle sue Wagon Stations, concepite come unità abitative totalmente indipendenti per i nomadi. Un’opera davvero bellissima. A concludere questo fitto percorso è la talentuosa artista italiana Elisabetta Benassi, con il suo tappeto e il suo scrittoio della Ovetti. Una reinterpretazione di oggetti di uso industriale e una nuova narrazione dell’esistente: Industriale Immaginario non è una utopia, ma una occasione tangibile per il futuro.

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Andrea Zittel, A-Z Wagon Station customized by Hal McFeely, 2003.  Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni © the artist

Nuvolo Senza titolo 1958 stoffa e pigmenti / fabric and pigments 157 x 175,5 cm Courtesy Collezione Maramotti

Nuvolo, Senza titolo, 1958. Stoffa e pigmenti / fabric and pigments. Courtesy Collezione Maramotti

Paolo Grassino Analgesia 2003-2004 spugna sintetica su poliespanso e automobile / synthetic sponge on expanded polystyrene and car Courtesy Collezione Maramotti Ph. Dario Lasagni © the artist

Paolo Grassino, Analgesia, 2003-2004. Courtesy Collezione Maramotti. Ph. Dario Lasagni © the artist

Coll.Maramotti Industriale immaginario 10.15_0106

Industriale Immaginario, Exhibition View, Collezione Maramotti, Reggio Emilia, Ph C. Dario Lasagni
 

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