Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning

Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning

“E siccome siamo tutti connessi sotto la superficie, i nostri sassolini di coscienza individuali possono inviare increspature alle coste più lontane.” Pierre Lumineau

L’impiego del computer in campo estetico ha comportato nell’ultimo ventennio la necessità di adottare denominazioni diverse: new media art, computer art, arte virtuale, arte immateriale, arte interattiva, arte telematica. Definizioni che non esprimono correnti espressive, come avviene nelle arti plastiche, ma piuttosto un uso preferenziale e significativo di tecnologie e software che si sono susseguiti vorticosamente negli ultimi anni. Ognuno di questi, modificando la realtà tecnologica e il paesaggio mediatico, ha permesso d’indagare nuove possibilità tecniche di ricerca e di conseguenza nuovi paesaggi percettivi.

Oggi due sembrano essere le definizioni più aggiornate, e cioè arte multimediale e arte digitale, che rimandano a due realtà forti: il convergere dei linguaggi attraverso il medium digitale e l’accorpamento nel medium digitale di elementi concettuali e di linguaggi precedentemente espressi per mezzo di media diversi, prima attraverso un lungo processo sperimentale e ora improvvisamente collocati insieme nel medium digitale. Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning è il primo di cinque capitoli, che si terranno all’Istituto Svizzero di Milano, dedicato alla riflessione sul digitale e alle sue inevitabili conseguenze sulla produzione artistica dell’epoca in cui viviamo. Questo primo capitolo del progetto è stato curato da Melanie Bühler, fondatrice e curatrice di Lunch Bytes, e da Valerio Mannucci, co-fondatore e co-direttore della rivista NERO.

Riflettendo sul tema dell’astrazione e sulla forza pervasiva che ha oggi il digitale sugli oggetti e sulla loro rappresentazione, la mostra presenta il lavoro di sei artisti europei: Philippe Decrauzat (CH), Harm van den Dorpel (NL), Katharina Fengler (D/CH), Femke Herregraven (NL), Lars Holdhus (N) e Pierre Lumineau (CH). L’opera A square, dell’artista Philippe Decrauzat, funge da catalizzatore per tutte le altre in mostra e consiste in una griglia in bianco e nero che ricopre gran parte dello spazio espositivo, permettendo allo spettatore una totale immersione a livello fisico. Incompatibility Representation di Harm van den Dorpel, in cui vengono create plasticamente strutture simili a nodi, intende indagare le scelte di un sistema che si auto evolve, come se l’intera realtà assomigliasse a un enorme database. Si riferisce al modo in cui i computer leggono le informazioni visive e processano le immagini, l’installazione ”trittico” di Lars Holdhus che ha operato dissezionando il processo di lettura algoritmica di un dipinto.

Le opere di Katharina Fengler fanno invece riferimento al modo in cui i prodotti di consumo possono diventare oggetti del desiderio, mettendo insieme le attraenti immagini commerciali delle barrette di cioccolato con l’astrazione degli acquerelli aerografati. L’opera Rogue Waves di Herregraven consiste in una serie di barre di metallo incise, ognuna di loro porta l’intaglio di una particolare transazione, collegata a un evento specifico, nel quale gli algoritmi hanno illegalmente manipolato i mercati finanziari attraverso rigonfiamento dei prezzi. Infine, il testo di Lumineau, che introduce all’esposizione, è un’interpretazione scritta del tema della mostra, attuata utilizzando il linguaggio riduzionista proprio delle ricerche sui browsers on-line.

La mostra, aperto al pubblico presso l’Istituto Svizzero a Milano dal 15 maggio al 13 giugno 2015, visitabile dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 18 e il sabato dalle 14 alle 18, è accompagnata dal sito web www.inflected-objects.com, che presenta anche i capitoli successivi del progetto e dove verrà aggiornato gradualmente il contenuto.

Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning

Installation View, Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning, Istituto Svizzero Milano, 2015. Photo: Emanuele Biondi

Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning

Installation View, Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning, Istituto Svizzero Milano, 2015. Photo: Emanuele Biondi

Installation View, Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning, Istituto Svizzero Milano, 2015. Photo: Emanuele Biondi

Installation View, Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning, Istituto Svizzero Milano, 2015. Photo: Emanuele Biondi

Installation View, Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning, Istituto Svizzero Milano, 2015. Photo: Emanuele Biondi

Installation View, Inflected Objects #1: Abstraction – Rising Automated Reasoning, Istituto Svizzero Milano, 2015. Photo: Emanuele Biondi

The following two tabs change content below.

Eleonora Gargantini

Una Laurea Magistrale in Storia dell'Arte in tasca e la necessità di mettere nero su bianco la mia creatività mi hanno portata a scrivere su Juliet Art Magazine e su altre riviste on-line riguardanti il settore artistico. Amante degli aspetti semplici, ma non banali della vita, cerco il sublime in un cielo plumbeo prima di un temporale estivo, e non so resistere alla dolcezza di una crostata alla marmellata di mirtilli.

Rispondi