Lottozero, nuovo centro di sperimentazione tra arte e design tessile. Intervista alle sorelle Moroder

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Abbiamo incontrato Tessa e Arianna Moroder, sorelle fondatrici di Lottozero, nuovo centro creativo tessile dedicato alla ricerca e alla sperimentazione a Prato. Il 15 Ottobre inaugureranno la mostra Inside Lottozero, un progetto che indaga l’uso e il rapporto tra il tessile e l’arte contemporanea attraverso le opere di 13 artisti italiani e internazionali. La notte ci sarà anche uno sleep concert con live set e giacigli notturni. Scopriamo meglio il tutto…

Che cos’è Lottozero, perché si chiama così e come nasce?
Lottozero è un centro per la ricerca, la sperimentazione e il networking nell’abito dell’arte e del design tessile a Prato. Unisce sotto un unico tetto, in Via Arno 10, un laboratorio tessile, una zona di studi condivisi e uno spazio espositivo. Oltre a essere queste tre tipologie di posti fisici è anche un ufficio stile di design tessile e un facilitatore per giovani talenti creativi. Si chiama Lottozero perché una gran parte della città di Prato è divisa in Macrolotti, e quello nel quale ci troviamo noi è il Macrolottozero. Nasce da un magazzino bellissimo ma abbandonato avuto in eredità e dalla nostra unione di competenze, una sorella è artista e designer tessile l’altra economista e consulente.

Una delle sue caratteristiche è di unire in unico luogo la parta produttiva e di laboratorio a quella espositiva e performativa, perché e quale il vantaggio di convogliare entrambe nello stesso posto?
Lottozero è un Fab Lab dedicato al tessile, un hub creativo in cui si condividono macchinari, idee e conoscenze, in cui si crede nell’open source e in cui l’unione di menti fa la forza. Tra poco attiveremo il nostro programma di residenze internazionali, la scelta di dedicare una parte dello spazio all’esposizione dei risultati e delle opere prodotte è nata in modo completamente spontaneo. Per la mostra inaugurale c’è sembrato molto bello coinvolgere talenti da tutta Europa e fare una sorta di panoramica di ciò che viene fatto con la materia tessile attualmente. Per quanto riguarda la parte produttiva da noi sarà prodotto molto poco, le macchine sono disponibili principalmente per la sperimentazione, la campionatura e la prototipia e, al massimo qualche piccolissima produzione per amici.

Avete parlato di creare rete, cosa significa oggi e in che modo intravedete la possibilità d’instaurare legami e scambi propositivi tra i luoghi, le persone ed entrambi?
Ci siamo resi conto che un progetto come Lottozero crea intrinsecamente delle reti molto belle e forti; non solo con i soggetti che operano nel campo tessile, designer e aziende, come avremmo immaginato, ma anche dei legami e delle reti meno scontate, come nel caso del nostro opening, Inside Lottozero, tra musicisti e artisti, tra aziende, artisti e altri hub. Tra il pubblico e aziende che prima vendevano solo ad altre aziende. Le potenzialità sono infinite. Abbiamo anche avuto la fortuna di essere scelti come creative Lab per un progetto europeo che si chiama TCBL e che coinvolge aziende, designer, artisti, hub creativi, fab lab, università e istituzioni per cercare di migliorare la sostenibilità, la qualità e la condivisione di conoscenze in tutto il settore tessile.

Come si può diventare “ospiti” di Lottozero?
Sono tanti i modi in cui si può essere ospiti di Lottozero, per usare i laboratori, la camera oscura o le scrivanie basta passare da noi in sede. Per gli studi condivisi stiamo accettando applicazioni da subito, idem per il coworking che può avere natura più o meno permanente. Per il progetto di residenza e per la collaborazione alla nostra collezione di foulard al momento riceviamo molte richieste spontanee quasi sempre di altissima qualità.

Inside Lottozero è una mostra che avete concepito con l’obiettivo d’indagare l’uso del tessile nell’arte contemporanea, una mostra non-stop nella quale bisogna “stare dentro”. Chi sono gli artisti invitati e in che modo, attraverso i loro media, hanno saputo cogliere questa necessità? 
Risponde la curatrice Alessandra Tempesti. Con la mostra abbiamo cercato di costruire un percorso che testimoniasse la vitalità del medium tessile nel panorama artistico contemporaneo, la sua estrema versatilità che lo rende capace d’intersecare i diversi linguaggi della scultura, pittura, installazione, fotografia, performance, suono e video, insieme alle forme espressive più tradizionalmente legate alla tradizione tessile, come costume, arazzo e soft sculpture. Ripercorrendo le opere che abbiamo selezionato quella che emerge è una forte dimensione antropologica, un legame di prossimità con il corpo capace di estendersi anche in senso lato, come metafora di un pensiero che può assumere valenze sociali, politiche, storiche e identitarie, oltre a possedere una materialità che si avvale di un ricchissimo patrimonio di tecniche e tradizioni, antico quanto la storia stessa dell’uomo, e in continua evoluzione. Le maschere a uncinetto di Aldo Lanzini e i costumi di Marjorie Chau, artista cilena residente a Berlino, sono gli elementi primari di una performatività che ricorre anche in altre opere presenti in mostra. Come le stoffe che avvolgono le stele funerarie nella serie fotografica di Virginie Rebetez, artista svizzera che lavora con la fotografia e che in questo progetto documenta un rituale funebre ancora in uso in Sud Africa. Nicole Miltner, residente a Vienna, ha realizzato un arazzo che raffigura un corpo nudo, sagomato come un cartamodello che riproduce fedelmente la foggia di un giustacuore: un’indagine sulla rappresentazione del corpo che si relazione al video dell’artista Zoè Gruni, toscana trapiantata in Brasile, ancora una frammentazione anatomica di un corpo nudo che si lega a una riflessione sui miti della tradizione contadina, di cui l’artista recupera tecniche di intreccio e fibre, come la juta e la saggina. Anna Rose invece, artista americana che vive a Firenze, ha scelto come materia prima del lavoro i capelli sintetici, sviluppando nei diversi linguaggi espressivi da lei adottati un’operazione di corrosione di certi stereotipi legati alla femminilità. La tecnica della maglieria, realizzata lavorando ai ferri un filo continuo di pasta di ceramica, diventa metafora della vulnerabilità del corpo umano come sistema precario, nel lavoro scultoreo del duo Khurtova/Bourlanges, attivo in Olanda ma di origini russe e francesi. La struttura ortogonale della tessitura, come intreccio di trama e ordito, è invece al centro dell’opera di Claudia Losi: griglia su cui far sedimentare il ricordo altrimenti intraducibile di un’esperienza di relazione con il paesaggio naturale. Anche Mariana Sales, giovane artista portoghese, si serve del linguaggio della tessitura, come gestualità essenziale e primaria con cui acquisire consapevolezza del proprio corpo. Ci sono poi una serie di lavori che introducono in mostra la relazione tra analogico e digitale, in una dinamica sempre spostata a favore del primo termine, sia in Fabrichmachine, una macchina che suona il tessuto traducendone consistenza, struttura e qualità materica in segnale audio, opera di Kathrin Stumreich, (anch’essa viennese), sia nella simulazione video di natura tutta digitale del collettivo Zeitguised, di base a Berlino, frutto di un lavoro di fabbricazione “manuale” degli algoritmi per dare vita ad una coreografia di tessuti dai colori psichedelici, che a sua volta richiama la gamma cromatica della pittura astratta di Roland Barth, mutuata da una sua personale rivisitazione della tecnica di stampa serigrafica. Dell’installazione site-specific di Arianna Moroder abbiamo già parlato, perno attorno a cui si costruisce l’intera mostra, perché parlare del tessile significa in primo luogo farne diretta esperienza, come dormire per una notte dentro un’opera fatta di materassi, coperte, cuscini.

Avete organizzato un Sleep Concert in occasione dell’inaugurazione. Come si svolgerà la performance, cosa ci aspetta e cosa vi aspettate dal pubblico?
Lo sleep concert inizia verso mezzanotte dopo l’opening ufficiale dello spazio che include la mostra e 4 performance diverse. Purtroppo i posti sono limitati (e stanno finendo velocemente) e lo sleep concert sarà aperto solo a chi si è prenotato via email. Il pubblico entra nello spazio e inizia a disfare l’installazione di Arianna che include tutti gli elementi necessari per farsi un bel giaciglio per la notte, poi si sdraia (meglio se ordinatamente) nello spazio e si rilassa ascoltando la musica dei 6 favolosi musicisti che accompagneranno tutta la notte. Ognuno è libero di fare come preferisce, dormire, ascoltare, meditare etc.

Cosa vi augurate per quest’inizio? Come vi stanno accogliendo il territorio e gli abitanti?
Speriamo veramente che la mostra e lo sleep concert possano piacere alle persone della città e che possano invogliare il nostro pubblico a confrontarsi con l’arte contemporanea, in un modo in cui non lo avevano mai fatto. In un modo rilassato, come sì è rilassati durante il sonno e durante la notte. L’accoglienza è stata di vari tipi, sicuramente ottima da parte delle istituzioni, abbiamo innescato quasi istantaneamente un rapporto proficuo con il museo del tessuto e quasi tutti gli altri spazi dedicati all’arte contemporanea. Con le aziende invece, creare dei rapporti richiede un po’ più tempo, vogliamo farci conoscere bene da loro e far capire che Lottozero può essere un ottimo strumento per il loro business. Speriamo che una volta vista la mostra le aziende capiranno che Lottozero è lo spazio perfetto per promuovere i tessuti di Prato in modo innovativo e vorranno approcciarci per creare delle collaborazioni. Citiamo i primi esempi positivi, i materassini sui quali dormono i nostri ospiti sono sponsorizzati dalla ditta Fiumiflex e i tessuti di lana che servono da coperte per lo sleep concert ci sono stati sponsorizzati dal lanificio Mannelli e hanno avuto talmente tanto successo con il pubblico per la loro altissima qualità che alcune persone ci hanno chiesto di creare per loro plaid personalizzati, cosa che ovviamente faremo.

Cosa pensate di Prato e dell’imminente apertura del Centro Pecci?
Prato è una città con delle caratteristiche straordinarie e tantissima storia alle spalle, è locata proprio nel bel mezzo d’Italia in una zona che secondo noi sta diventando sempre più importante sia per la moda che per l’arte, è ricchissima di spazi vuoti molto interessanti che potrebbero spingere altre persone a venire qui per realizzare i propri progetti. Inoltre avere qui il Centro Pecci, con ciò che noi speriamo sarà una interessante programmazione in tutti i campi dell’arte contemporanea e un polo di attrazione per persone di talento che porteranno una necessaria ventata di aria fresca, non solo a Prato e in Toscana ma in Italia. Sarebbe bello collaborare in futuro.

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Sospeso, fotografia digitale, 2015

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geist.xyz, still frame from geist.xyz, digital simulation, 2016

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geist.xyz, still frame from geist.xyz, digital simulation, 2016

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geist.xyz, still frame from geist.xyz, digital simulation, 2016

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Fabricmachine, sound installation and live performance, 2013, © Noid

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Body Looming, mohair wool, digital prints, 2012

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Alberto Boccardi

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Lottozero

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From the series Under Cover, Untitled#12, pigment print, 2013

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Tomoko Sauvage, Credit Sebastien Grisey

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