Interferenze

Patrizia Bonardi, Water's expectation, 2013

Interferenze è l’ultimo progetto culturale presentato dallo spazio Inangolo di Penne (Pe). Una rassegna di video-arte composta da nove lavori realizzati da artisti provenienti da tutt’Italia. La selezione delle opere è stata affidata a una delle massime esperte del settore, Alessandra Arnò, responsabile dello spazio milanese Visual Container. Gli artisti coinvolti sono Patrizia Bonardi, Anita Calà, Rita Casdia, Silvia De Gennaro, Elisabetta Di Sopra, Francesca Manetta, Igor Imhoff, il collettivo Di Bernardo-Rietti-Toppeta e la stessa Arnò.

Patrizia Bonardi, Water's expectation, 2013

Patrizia Bonardi, Water’s expectation, 2013
 

La compilation dà vita a una sequenza video eterogenea, fatta di tante sfumature, dove però è possibile individuare un filo rosso comune cha va dalla denuncia di un malessere sociale al senso di smarrimento della routine della vita quotidiana. Patrizia Bonardi attraverso la costruzione di una scena glaciale e al tempo stesso sospesa tra sogno e realtà ci ricorda che l’uomo nel momento in cui nasce segna il suo destino; un triste epilogo da cui non ci si può sottrarre: la morte.
Anita Calà, seguendo un’impostazione scenica, tipica del teatro dell’assurdo di Samuel Beckett (l’animazione ricorda tantissimo il dramma teatrale di Va’ e vieni), dà vita a un gioco onomatopeico fatto di sopraffazioni sonore. La scena si conclude in una spiazzante azione di pura violenza.
Rita Casdia con il video Stangliro presenta un lavoro in cui descrive il fallimento della massa, incapace di dar vita a forze creative e il fallimento del singolo incapace di farsi comprendere. Quest’ultimo, pur riuscendo a elaborare un linguaggio personale, resta solo e incompreso perché il messaggio da lui prodotto è frutto di un alfabeto completamente sconosciuto al gruppo.

Rita Casdia, Stangliro, 2013

Rita Casdia, Stangliro, 2013
 

Silvia De Gennaro presenta un lavoro che mette in risalto il potere della comunicazione mediatica sulle coscienze umane dove persino le zanzare si trasformano in “piccole macchine da guerra” capaci di trascinare le persone in uno stato di terrore e di ansia. L’unico modo per sottrarsi all’inganno della parola è stare al gioco e tramutarsi in Aracne che tesse la tela per catturare le “sanguinarie” zanzare.
Elisabetta Di Sopra lavora sul tema dell’identità espressa attraverso il mondo che ognuno di noi si porta dietro. La nostra casa, il suo mobilio, i nostri indumenti e il nostro corpo sono il codice a barre che ci contraddistingue e ci rende diversi gli uni dagli altri. Così come l’immagine che costruiamo di noi stessi viene man mano smantellata anche la nostra ragion d’essere viene messa in crisi fino “all’estinzione totale” della nostra persona.
Francesca Manetta si muove su una linea estetica più vicina al mondo della comunicazione pubblicitaria e del fashion style. Partendo dalla fiaba di Hans Christian Andersen Scarpette Rosse l’artista elabora un video in cui la protagonista diventa una sorta di madrina dell’arte; testimonial di un linguaggio che trae forza da piaceri profondi prodotti d’incondizionati processi subliminali.

Igor Imhoff, M-ARRAY, 2013

Igor Imhoff, M-ARRAY, 2013
 

Igor Imhoff presenta la storia di una “passeggiata” a Marghera. Il lavoro però è il risultato di una composizione visiva realizzata attraverso svariate tecniche videografiche utilizzate con maestria e forte capacità comunicativa. Il “viaggio” non avviene più in un’anonima località veneta ma tra le fitte trame della rete virtuale. Questo, come in un videogame, percorre un sentiero ritmico-grafico-luminoso estremamente sofisticato. Così una “banale passeggiata” si trasforma in esperienza psichedelica affascinante e adrenalinica.
Sulla stessa scia si colloca il lavoro del collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta che si muove sempre sul tema del viaggio. Il video riprende uno spostamento quotidiano metropolitano ripetuto all’infinito e velocizzato. Questo percorso monotono e anonimo è tal punto sedimentato nel processo cognitivo esperienziale di una persona da essere recepito come hortus conclusus oltre il quale non è più possibile andare. L’appiattimento globale e la massificazione generale diventano i limiti di riferimento di una vita omologata descritta attraverso un linguaggio optical convulsivo e ansiogeno.
Infine, Alessandra Arnò con il video Blindfold presenta visivamente la questione di memoria shakespeariana “essere o non essere” che nel suo caso diventa “vedere o non vedere”. Un lavoro dove sono protagonisti una serie d’iridi azzurre che compaiono e scompaiono seguendo un ritmo preciso e cadenzato. Nella sequenza ritmica l’artista elabora un messaggio solo apparentemente complesso e criptico; infatti questo viene trasmesso attraverso il sistema di scrittura dei non vedenti, quello del braille. Il corpus video presentato a Inangolo si mostra come esperienza di sovrapposizione di vari pensieri estetici, apparentemente conflittuali tra loro, ma che, con le loro reciproche interferenze aprono la strada a un segnale estraneo ma decisamente nuovo.

Ivan D’Alberto

www.inangolo.it

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