Intersezioni culturali alla Fondazione Prada

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Il 9 maggio 2015 ha aperto al pubblico la nuova sede della Fondazione Prada a Milano. Il progetto architettonico guidato dallo studio OMA, diretto da Rem Koolhaas, ha visto la trasformazione di una distilleria risalente agli anni dieci del Novecento in uno spazio in cui «l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico» [1]. Alla base del programma architettonico vi è la coesistenza di due dimensioni: «l’opera di conservazione e l’ideazione di una nuova architettura che, pur rimanendo distinte, si confrontano in un processo di continua interazione». La struttura, infatti, è caratterizzata dalla presenza di sette edifici preesistenti e tre nuove costruzioni (Podium, Cinema, Torre). La decisione di aprire una nuova sede nasce da una domanda fondamentale: «a che cosa serve un’istituzione culturale?». È da questo interrogativo che inizia il percorso di Fondazione Prada. Un tragitto volto a considerare la cultura come un qualcosa di «utile e necessario», oltre che «coinvolgente e attrattivo». Un qualcosa che «deve arricchire la nostra vita quotidiana, aiutarci a capire i cambiamenti che avvengono in noi e nel mondo». È questa la premessa alla base delle attività della Fondazione. Il cui interesse principale sono le idee e i modi in cui l’umanità le ha trasformate in discipline specifiche: letteratura, cinema, musica, filosofia, danza, arte e scienza.

Con il nuovo progetto architettonico, caratterizzato dalla presenza di una varietà di spazi, ogni campo ha una sua autonomia e nello stesso tempo si confronta con le altre discipline. Questo è l’aspetto interessante del programma sperimentale di Fondazione Prada: l’idea che linguaggi diversi, pur mantenendo la loro autonomia, coesistano per «attivare un processo intellettuale in continua evoluzione». Lo scopo è quello d’interrogare e capire la contemporaneità attraverso questa convivenza che darà alla luce «risonanze e intersezioni culturali imprevedibili». Tutto ciò rispecchia anche il nuovo assetto della Fondazione che è una struttura aperta: le idee circolano liberamente fra i Presidenti, il Soprintendente Artistico e Scientifico, i Dipartimenti Curatoriali e il Thought Council. Ognuna di queste figure contribuisce alle attività della Fondazione dando voce alla propria visione della contemporaneità. Alcuni degli edifici della Fondazione accolgono progetti temporanei (Podium, Galleria Nord, Galleria Sud, Deposito, Cinema e Cisterna). Diversi sono quelli esposti all’interno di questi spazi a dimostrazione dello stimolante programma culturale proposto dalla Fondazione: nel Podium è attualmente in corso la mostra antologica dedicata a Gianni Piacentino curata da Germano Celant e precedentemente sono state presentate “Atlante del Gesto – Rituale (cicli coreografici)” a cura di Virgilio Sieni e “Serial Classic” co-curata da Salvatore Settis e Anna Anguissola; nella Galleria Nord è stata inaugurata l’esposizione “Recto Verso” ideata dal Thought Council (composto attualmente da Shumon Basar, Elvira Dyangani Ose, Cédric Libert e Dieter Roelstraete) che sostituisce “In Part” a cura di Nicholas Cullinan.

Nella Galleria Sud e nel Deposito è ancora visitabile “An Introduction”, un percorso espositivo nato da un dialogo tra Miuccia Prada e Germano Celant sull’analisi del modo di ricercare e collezionare; nella zona Cinema sono stati presentati il progetto artistico “Spiriti” di Ila Bêka e Louise Lemoine che narra, attraverso quindici frammenti video, l’ultimo mese dei lavori di costruzione della nuova Fondazione Prada e il documentario-intervista “Roman Polanski: My inspirations”; infine nella zona Cisterna è presente il progetto “Trittico” curato dal Thought Council che prevede l’esposizione a rotazione di tre opere della Collezione Prada (attualmente “Trittico” comprende Did you know I am single too? (2014) di Paola Pivi, Turisti (1997) di Maurizio Cattelan e l’installazione Lost Love (2000) di Damien Hirst, proseguendo così la narrazione già avviata con la seconda serie che esponeva Untitled (2002) di Tom Friedman, Lost Love (2000) di Damien Hirst e Pinne di Pescecane (1966) di Pino Pascali e con la prima serie che presentava Case II (1968) di Eva Hesse e 1 Metro Cubo di Terra (1967) di Pino Pascali insieme a Lost Love). Due sono gli spazi che ospitano le installazioni permanenti: “Robert Gober | Louise Bourgeois” nella Haunted House e “Processo Grottesco | Thomas Demand” nel piano interrato del Cinema. A corollario della struttura vi sono: la Biblioteca; il Bar Luce, ideato dal regista americano Wes Anderson e volto a ricreare l’atmosfera di uno storico caffè milanese; e infine l’Accademia dei bambini, un progetto curato dalla neuro-pediatra Giannetta Ottilia Latis e determinato a proporre attività di gioco, apprendimento e scambio organizzate da maestri sempre diversi (architetti, artisti, pedagoghi, registi e scienziati).

Lo scopo e l’atteggiamento che caratterizza la nuova sede di Fondazione Prada è quindi quello di «ribadire che la partecipazione è possibile per tutte le generazioni» e che utilizzando registri diversi si creeranno nuovi modi di condividere le idee. Con queste premesse Fondazione Prada vuole diventare «un territorio di pensiero libero che accoglie sia figure consolidate sia approcci emergenti» e uno degli spazi più stimolanti e interessanti volti a indagare la contemporaneità.

[1] Tra virgolette è riportato il testo ripreso dal Comunicato Stampa di Fondazione Prada.

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Spazio Supernova è un’associazione culturale no-profit nata nel 2012 dalla mente di tre curatrici; Ilaria Beghin, Elisa Danesin e Serena Santi. Spazio Supernova è una giovane realtà nata dalla voglia di scardinare le vecchie convinzioni che popolano il mondo dell’arte contemporanea. Per un anno Supernova ha operato nella città di Treviso, organizzando e gestendo numerosi eventi e manifestazioni artistiche. Dal 2013 Supernova cambia formula e diventa un progetto itinerante in continua evoluzione e sviluppo.

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