Intervista con Alessio Bertini del Centro Strozzina

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Continua la rassegna “Fare per capire. Educazione e società” che propone una serie d’interviste a musei, fondazioni, associazioni e cooperative, per conoscere metodi, prospettive e modelli pedagogici dei servizi educativi in Italia, al fine di delineare una prima mappatura della ricerca condotta sul campo tra educazione e contemporaneo. Dopo la prima intervista a WorkInProject, si continua con un approfondimento con Alessio Bertini del Centro Strozzina.

Qual è la vostra idea di servizio educativo e a quale modello s’ispira (riferimenti teorici e tecniche educative sperimentate)?
Non esiste un vero e proprio modello di riferimento in cui ci riconosciamo. All’inizio della nostra attività (2007) siamo stati influenzati dall’attività di Carmen Moersch, visto che ci siamo formati insieme a una persona che aveva collaborato attivamente alla sezione didattica di Documenta12 diretta dalla stessa Moersch. A queste suggestioni iniziali si sono aggiunte quelle provenienti dalla lettura di molti autori, come Paulo Freire e Jacques Rancière.

Quali  sono le metodologie e gli strumenti e come li adattate a ogni singola mostra? La sperimentazione sul campo data dal contatto diretto con i bambini come ha migliorato il vostro approccio?
Per noi è importante mantenere un certo livello di libertà all’interno delle attività che proponiamo, soprattutto quando ci confrontiamo direttamente con le opere. Libertà e inclusione sono due parole chiave che servono a definire il nostro atteggiamento. Altro punto a cui cerchiamo di stare attenti è l’eccesso di retorica nelle strategie che usiamo per coinvolgere i visitatori e gli utilizzatori dei nostri servizi educativi. Per fare un esempio pratico, quando sviluppiamo una proposta educativa ben definita, come un laboratorio per bambini in età scolare, è frequente la necessità di rivederne qualche parte dopo la prima realizzazione. Ci vogliono almeno un paio di tentativi per “correggere il tiro”. Per questo le sperimentazioni con dei gruppi pilota sono molto utili.

Coinvolgete a volte esperti o artisti?
Abbiamo coinvolto degli artisti per delle attività con adulti, studenti adolescenti e giovani. Per un importante progetto che coniuga arte contemporanea e tre temi di attualità (Economia e mercato, Democrazia e partecipazione, Internet e social network) abbiamo coinvolto tre esperti delle rispettive aree tematiche con cui abbiamo svolto dei percorsi nelle scuole toscane. Il progetto si chiama Educare al Presente e va avanti dal 2011. I percorsi stanno avendo molto successo e la chiave di questo sta nell’usare il tema di attualità come mezzo per arrivare a parlare di arte contemporanea e viceversa.

Potresti descrivere un workshop in cui avete notato un particolare successo rispetto all’apprendimento dei bambini?
Per quando riguarda la fascia pre-adolescenziale, direi che tutte le attività che richiedono la progettazione e la creazione di un manufatto risultano particolarmente stimolanti per i partecipanti. Anche se i bambini hanno bisogno a volte di regole precise, credo siano proprio le attività in cui viene lasciata loro grande libertà espressiva a darci le maggiori soddisfazioni. Ad esempio recentemente stiamo portando avanti una proposta per i gruppi di scuola primaria dal titolo Ginnastica per gli occhi, in cui riferendosi alla tecnica del ready-made, chiediamo di costruire un paio di occhiali speciali che permettano di vedere l’artisticità degli oggetti comuni che i bambini devono individuare negli spazi espositivi, “ignorando” le vere opere d’arte esposte. Qui la parte creativa più preordinata (la realizzazione degli occhiali) si completa con l’azione più autonoma di esplorazione, indagine e selezione dell’oggetto che i bambini sono invitati a svolgere.

Avete avviato sperimentazioni, ricerche e/o collaborazioni con realtà estere?
Oltre ai vari momenti di confronto con le principali realtà italiane come in occasione di Education Lab, o altri momenti successivi, in passato ci siamo confrontati con colleghi provenienti dall’estero, come Janna Graham di Serpentine Gallery, che con il proprio lavoro promuovono la commistione tra pratica curatoriale e progetti educativi all’insegna di un ripensamento critico del ruolo dell’arte e delle istituzioni nella nostra società.

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Elvira Lamanna

She graduated in Art History at "La Sapienza" University of Rome, with a dissertation about art and institutional critique from the '60s to 2000s. She obtained a Master's degree in Educational Management for contemporary art in Turin. Art critic, she deals with contemporary art, in particular in relation to interdisciplinary practices, political activism and alternative pedagogy. She is undertaking a Master of Research among the Department of Visual Cultures at Goldsmiths College in London.

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