Intervista a Esther Levigne

E. levigne, I hope you misheard, mixed media on canvas, 146x114 cm

Il corpo femminile, le tradizioni, la religione, la violenza e l’erotismo sono le ossessioni di Esther Levigne, accompagnate da un’altissima dose di sfrontata innocenza. Nelle sue opere infatti è come se fosse sempre presente un elemento di disturbo, non c’è serenità, nè tranquillità. Mi piacerebbe definire le sue composizioni ”inquiete”. Esther accetta i lati oscuri e ce li mostra, senza paura e senza vergogna, perché parte della sua stessa natura e fonte di domande, alle quali solo l’arte stessa, attraverso un processo quasi catartico, può rispondere. L’artista è nata a Barcellona, nel 1973, ma si è ben presto trasferita in Olanda, dove si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Maastricht. Espone regolarmente a Art Singel 100 ad Amsterdam dal 2001.

Come definisci i tuoi lavori?
Mi piace pensare alle mie opere, come finestre spalancate su una realtà umana nascosta, un luogo dove i concetti circa la condizione di ogni uomo possano essere ricostruiti, crescendo senza limiti di natura culturale. Luoghi dove si può trovare l’importanza delle tenebre, facendo riconsiderare le idee sulla bellezza. I dipinti attaggono lo spettatore con i loro colori “dolci”, ma lo fanno ben presto confrontare con il degrado e la perdita di innocenza.

Qual è la tua personale idea di arte?
L’arte è la massima espressione della vita: i suoni, e le parole “plasmano” i colori … e so che potrebbe risuonare come un cliché, ma a volte aspetti della vita che non capiamo o la stessa paura di capire, trovano la loro espressione attraverso l’arte. Grazie a essa ricostruiamo la nostra natura, cerchiamo di ottenere una presa su di essa e renderla sopportabile. L’arte inoltre assicura la normalità alle nostre paure e ai nostri desideri, rendendo visibile il lato umano nascosto.

Che cosa ti ispira nella vita quotidiana?
Immagini casuali che vedo in città, combinazioni di colori inaspettati, ricordi che spuntano, innescati da profumi o suoni, vecchi muri scrostati, graffiti, spazzatura, fiori, vecchie foto che mi rendono nostalgica, e i sogni …

Ti senti vicino a un particolare movimento artistico?
Sono stata ispirata dalla serenità del primo Rinascimento, dagli ornamenti in stile liberty, dalla libertà del post modernismo … ma in questo momento mi sento molto vicino alla pop art e al surrealismo. M’interessa in particolar modo il loro uso della cultura popolare e l’oscurità di cui sono testimoni.

C’è qualcosa che nessuno sa di te?
Difficile dirlo, credo che io sia molto aperta sulle cose. Diciamo che se nessuno lo sa, c’è un motivo!

La tua ricerca artistica è sempre stata basata sul corpo umano, la religione, la tradizione, la violenza, erotismo e la bellezza?
Sì, cercando di rappresentare l’essere umano nel suo insieme mi sono avvicinata necessariamente al corpo. Penso sia il nostro strumento nella lotta per bilanciare la nostra natura. Sottoposto alla violenza e alla bellezza, è stato da sempre preda della religione e della tradizione. Ho iniziato a usare le icone religiose, soprattutto raffiguranti la Vergine Maria, idealizzandola e facendola diventare così un’icona spogliata dal suo stesso corpo, dal carattere e dalla sessualità. Ho iniziato poi a reinventare la sua immagine, vestendola con haute couture, mettendole in mano pistole, fino a utilizzare recentemente tutti i tipi di corpi-simbolo, in cui vi è una chiara disparità morale, dai Santi alle porno stars.

E. levigne, I hope you misheard, mixed media on canvas, 146x114 cm

Esther levigne, I hope you misheard, mixed media on canvas, 146 x 114 cm

Levigne, BLOW, oilpaint and lacker paint with cuts out on canvas, 50x70cm, 2014

Esther Levigne, Blow, oilpaint and lacker paint with cuts out on canvas, 50 x 70cm, 2014

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Eleonora Gargantini

Una Laurea Magistrale in Storia dell'Arte in tasca e la necessità di mettere nero su bianco la mia creatività mi hanno portata a scrivere su Juliet Art Magazine e su altre riviste on-line riguardanti il settore artistico. Amante degli aspetti semplici, ma non banali della vita, cerco il sublime in un cielo plumbeo prima di un temporale estivo, e non so resistere alla dolcezza di una crostata alla marmellata di mirtilli.

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