Intervista a Gianni Pezzani. Parte due

Dalla serie Milano Notte 2008

continua l’intervista a Gianni Pezzani, leggi la prima parte qui

Ho visto che nelle serie delle città l’automobile è un apparato sempre presente. E’ il modo in cui non solo l’uomo si manifesta nelle tue immagini, ma anche tu. Soprattutto nei primi lavori ti riveli tramite l’auto, che diventa di fatto il prolungamento del tuo obiettivo…

Scattavo attraverso l’automobile o dal finestrino o con la portiera aperta. E’ il segno tangibile che sono di questa epoca se no avrei fotografato i cavalli. Io ho visto la vecchia foto del comune di Langhirano e c’era avanti un bel cavallo col carro.

Mi pare che l’automobile abbia conquistato lentamente spazio nelle tue fotografie. Nei primi lavori si mostrava solo in parti: il cofano, lo sportello, da dentro o da fuori, poi con le portiere aperte. Ora ha invaso totalmente l’obiettivo, perché nella nostra epoca, in questo momento storico…
… essendo sempre presenti mi scandalizzo, che se faccio vedere le foto su Milano, mi dicono: “ma ci son sempre le automobili”, rispondo “bè, è la tua, non è mica la mia, io non ce l’ho l’automobile”. C’è. E’ presente e cambia anche il carattere delle persone. Ora sto lavorando a un progetto che si chiama Esoscheletri, che parla dell’uomo che quando entra nella macchina cambia carattere, diventa più aggressivo oppure si nasconde. E’ un lavoro lungo che porterò avanti per molto. Fotografo le auto sia in movimento che ferme, ma sempre con dentro l’uomo, che è la larva.

E quando cambia il livello sociale ed economico, avviene la muta. L’esoscheletro cambia, l’auto diventa una manifestazione di potere e ricchezza.
E allora questo mio lavoro m’intriga molto, ho anche fatto delle postazioni ai semafori a Milano.

Qualcosa del genere è la tua documentazione in Giappone nelle metropolitane, c’è sempre qualcuno col cellulare…
Si sempre, perché poi sono vicini e sembrano amici, invece non si conoscono neanche. Però non sono un grande scattatore. In viaggio insieme a Fontana, lui faceva tantissime foto, io no. Il mio scatto è un po’ più appropriato. Non mi piace molto importunare. Ad esempio quando ho chiuso un argomento, comunque a volte lo porto avanti nel tempo, ma alcune cose, come le case coloniche della bassa parmigiana le vedo ogni giorno e a un certo punto ho deciso di chiudere. Mentre l’automobile, dato che cambia modello nel tempo, mi da sempre un segnale storico del momento in cui siamo. E anche stilisticamente m’interessa perché mi consente di usare riflessi e angolazioni o nasconde degli obbrobri dell’arredamento urbano. A volte mi serve come una copertura, che mi fa cancellare una parte di città che non voglio vedere, volendo anche dei passanti. Posso usarla a mio piacimento a seconda dell’angolazione per nascondere quello che non voglio che si veda.

Da Margini (1977) a Parma Dorme, che inauguri il 11/10/2014 a Parma, c’è un percorso circolare, un cerchio molto ampio inclusivo di numerosi passaggi, che va dalle radici alle radici. Da lungo il fiume della prima serie alla città di Parma immortalata in notturna. Qui hai conosciuto Andrea Tinterri che curerà la tua mostra, è stato relazionandoti con lui che è nato questo progetto e com’è nato?
Quando usavo macchine piccole col bianco e nero, negli anni 70/80 già facevo foto in notturna nelle città, però non avevo quella qualità che avrei desiderato. Quando poi ho iniziato col banco ottico per le riviste, facevo anche design, quindi andavo in giro per “Io Donna” per fare molti servizi di notte in città per fotografare le lampade. È sempre stato un mio pallino la fotografia notturna, ho già scattato a Milano e in Giappone. Con Andrea abbiamo deciso insieme di fare questo progetto. Lui veniva ogni giorno a casa mia per decidere di fare queste vasche notturne fotografiche in città. Poi abbiamo dovuto evitare alcuni punti, perché è stata cambiata l’illuminazione a Parma: ci sono molte controluci impossibili da fare. Hanno tolto i vetri dalle lanterne, tu le vedi gialli però in effetti sono luce rossa, molto contrastate. Però le foto sono un’ottantina.

L’elemento principale dei tuoi lavori è il paesaggio. Ritorna anche quando fotografi la cucina di tua madre (Cucina della mamma sospesa nella notte, 1982). In questa serie ci vedo più che delle nature morte, un paesaggio domestico, intimo, pregno d’affetto. Però, quasi sempre l’uomo è sottratto dal paesaggio o è solamente presente con i suoi segni quali le auto, le architetture, gli oggetti di una cucina. O in casi estremi come in Humus (2005/2013), la natura occupa totalmente lo spazio fotografico e il mondo. Questa sottrazione la si avverte immediatamente. Io personalmente sento di potermi rifugiare nelle tue fotografie, come se entrassi in una sacca protettiva che mi tutela dal mondo, consentendomi di scollegarmi da esso. Allo stesso tempo avverto la tua critica alla realtà e mi pare negativa. Sbaglio?
Allora, io ho iniziato a fotografare divertendomi, costruendo delle scenette in cui ognuno faceva la sua parte. Nel tempo ho anche ritratto amici, senza mai esagerare con l’espressione. Volendo il ritratto mi piace. Anche per la moda dovevo spesso fotografare gente. Ma l’autocelebrazione dell’uomo che anche nella religione si fa a sua immagine e somiglianza, è aumentata con la televisione e con essa l’avvento del super uomo televisivo. Ho iniziato ad avere questa repulsione per il personaggio in sé. Da lì questi tipi d’autocelebrazioni mi sono iniziate a puzzare, così ho intrapreso la ricerca fotografica su un paesaggio visto attraverso le automobili. Con queste segnalo la presenza di qualcuno, dell’uomo o la mia. E’ una assenza voluta, ma in un modo o nell’altro la presenza dell’uomo c’è sempre, ma non da celebrità.

Dalla serie Milano Notte 2008

Gianni Pezzani, dalla serie Milano Notte 2008
Dalla serie Margini, viaggio senza ritorno 1978

Gianni Pezzani, dalla serie Margini, viaggio senza ritorno 1978
Dalla serie cucina della mamma sorpresa nella notte 1982

Gianni Pezzani, dalla serie cucina della mamma sorpresa nella notte, 1982

Dalla serie Humus 2012

Gianni Pezzani, dalla serie Humus, 2012
 

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