Intervista a Irene Caroni di Ventidita Studio

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Irene Caroni nasce a Moncalieri nel 1983 e all’età di quattro si trasferisce a Trieste. Nell’anno scolastico 2001-2002 si diploma in progettazione e decorazione pittorica all’istituto Statale di Arte E.U. Nordio a Trieste. Successivamente si trasferisce ad Urbino dove frequenterà L’ISIA: Istituto Superiore delle Industrie Artistiche, specializzandosi in illustrazione e fotografia. Nel 2008 si laurea in progettazione grafica e comunicazione visiva. Attualmente vive e lavora come grafica e illustratrice freelance presso il suo laboratorio artistico “VENTIDITA STUDIO”.

Ciao Irene. Qui a Torino hai fondato VENTIDITA studio un progetto di sperimentazione artistica e di grafica creativa.  Spiegaci come è nato questo progetto. Non sei sola vero?
Poco dopo il mio trasferimento a Torino ho conosciuto Simone Pizzinga, ora mio partner nel lavoro e nella vita. Quest’avvenimento ha dato il via all’idea di creare uno “spazio” indipendente, inteso non solo come spazio fisico, ma anche un luogo dove poter sviluppare un linguaggio espressivo libero da etichette, mescolando varie tecniche come ad esempio la pittura, la fotografia, l’illustrazione o la grafica.

Avete anche organizzato dei workshop di grafica creativa dove avete voluto unire le tecniche pittoriche tradizionali al computer ormai diventato un oggetto indispensabile per tutti noi. Quando è nata l’idea di questo laboratorio. Siete riusciti nel vostro intento?
Il progetto del workshop di grafica creativa è nato quasi per caso. In occasione di una mostra dove esponeva Simone abbiamo conosciuto una docente di grafica, che si è dimostrata molto interessata al nostro studio e in particolare all’idea di una commistione tra le tecniche manuali e quelle digitali. Da quest’incontro è nata l’idea di lavorare nelle scuole cercando di trasmettere alle nuove generazioni l’amore per una grafica fresca e dinamica rivalutando l’utilizzo del disegno e non solo: segni, ritagli, oggetti, fotografie. Sono ormai 3 anni che portiamo avanti questo progetto, inizialmente condiviso con il grafico e serigrafo Paolo Berra. I risultati sono stati molto stimolanti e abbiamo avuto con i ragazzi un vero e proprio scambio di stimoli che credo non abbiano condizionato solo loro.

Passiamo a te e ai tuoi lavori. Trovo che le tue illustrazioni abbiano qualcosa di arcano ma che nello stesso tempo trasmettano la tipica spensieratezza francese ai tempi della Belle Epoque. I personaggi sembrano appartenere a una Parigi di inizio ‘900. Molto spesso i protagonisti dei tuoi lavori hanno il viso coperto da teste di animali o oggetti di usi comune come una forchetta o un vecchio orologio da taschino. Che significato assumono questi oggetti del tutto decontestualizzati dal loro uso comune?  C’è una precisa connessione tra essi e i personaggi?
Certo, il mio lavoro è legato indissolubilmente a quel mondo. Si basa molto sull’ironia trasmessa dal contrasto tra il corpo umano e la sua testa che viene sostituita da oggetti, insetti o piante, questo proprio per riuscire in qualche modo a modificare l’atmosfera della foto di partenza e dar vita a un’immagine totalmente diversa. Spesso il fascino misterioso delle foto antiche dai toni scuri va a trovare un contrasto grottesco e ironico con l’elemento sostitutivo del volto. Nel processo creativo delle mie illustrazioni non c’è alcuna regola precisa. A volte è la foto che scelgo a ispirarmi una storia e quindi un’identità nuova, un nuovo volto, altre volte invece è un elemento o un concetto a guidarmi nella ricerca di un corpo adatto. Alla base c’è la timida presunzione di voler ridar vita a personaggi di altri tempi, dandogli però un significato, una personalità nuova. È una specie di metamorfosi, d’ibridazione fantastica realizzata con una tecnica che mescola il fotomontaggio digitale, con le tecniche manuali del tonertransfer e dell’acquerello.

Nel mese di novembre hai partecipato alla fiera d’arte contemporanea, parallela ad Artissima, The Others. Com’è stato il confronto con gli altri artisti e le altre gallerie. Come hai vissuto quest’esperienza?
Quest’anno non è stata la prima volta che esponevo a The Others, ma è stata sicuramente la più emozionante perché nelle altre edizioni avevo portato pochi lavori in esposizioni collettive mentre quest’anno io e il mio collega abbiamo presentato un lavoro inedito pensato appositamente per la fiera e presentato dalla galleria Van Der. È stata un’esperienza elettrizzante; in quei giorni in tutta Torino si respirava un’aria viva, ricca di stimoli e opportunità. Ho potuto conoscere e confrontarmi con persone davvero molto interessanti.

Verdiana Oberto

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La Nonna del Mondo, Acquerello, matita e collage su carta d’acqerello, 35 x 45 cm Illustrazione di copertina del libro “Incontri ravvicinati”

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Gabbie, Acquerello, tonertransfer e matita su carta d’acquerello, 30 x 40 cm Collezione privata

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Sangue Freddo, Acquerello, tonertransfer e matita su carta d’acquerello, 30 x 40 cm

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Tempo, Acquerello, tonertransfer e matita su carta d’acquerello, 30 x 40 cm

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1 Comment

  1. Den says: Rispondi

    Well done Irene!!!

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