Intervista a Lorenzo Cianchi e Michele Tajariol

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Perché nasce il progetto NASR? Qual è stata l’esigenza di fondo in termini d’interessi, ricerca, attualità che vi ha spinto alla realizzazione di tale iniziativa?
NASR – Nuove Aree di Sosta Religiosa è il progetto con cui abbiamo partecipato alla prima edizione del bando Kilow’Art – sezione arti visive di Kilowatt Festival a cura di Saverio Verini –, che invitava artisti under 35 a presentare un progetto che coinvolgesse in modo inedito il territorio e la cittadinanza. Punto di partenza per noi è stata una riflessione intorno al mito. Ci siamo posti la domanda se esistessero ancora dei miti – una figura di riferimento, un episodio saliente – e che posto occupassero, nell’immaginario intimo e personale; ma anche quali fossero le invocazioni o le “preghiere laiche” rivolte dalle persone agli oggetti, tra devozione e affettività, tra citazioni e storicità. All’interno di questa riflessione, il riferimento storico ed estetico per eccellenza è il tabernacolo votivo, struttura raccolta e di dimensioni ridotte, collocata in diversi luoghi dei centri urbani. Per realizzare NASR ci siamo posti la questione di “decentrare” il lato votivo e ridefinire contenuto e contenitore, svincolandoci da ogni riferimento alla religione: abbiamo così strutturato un progetto che ha dato origine a una nuova “mitologia” condivisa, basata sulle memorie personali, gli oggetti d’affezione, i ricordi, di una parte degli abitanti del territorio.

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Lorenzo Cianchi e Michele Tajariol. NASR – Nuove Aree di Sosta Religiosa, 2014. Installazione, tecnica mista
 

False Bottom è anch’esso un progetto a elevato contenuto relazionale che avete sviluppato insieme su base comunitaria. In che modo, praticamente, strutturate e realizzati tali progetti?
False Bottom ha caratteristiche completamente differenti da NASR, sia nei metodi di sviluppo, sia  nell’approccio alla costruzione del progetto. Se il primo ha di per sé un lato quasi “documentativo” (ma non a livello formale), il secondo nasce da un rapporto diretto con il cittadino, arrivando a toccare aspetti quali la fiducia e l’intimità. Il tema principale che accomuna questi progetti è il nostro approccio di lavoro, cioè chiedersi quali siano le dinamiche relazionali da assecondare e da scardinare. Interporsi tra soggetto e contesto è un ruolo complicato quanto entusiasmante, che ci concede di caricare il nostro primo impulso, la nostra idea primordiale con altre forze. Questi rilanci concettuali ed evocativi rendono il progetto relazionale mai statico, bensì in continuo sviluppo. L’abilità è nel tenere il timone e non snaturare il progetto.

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Lorenzo Cianchi e Michele Tajariol. NASR – Nuove Aree di Sosta Religiosa, 2014. Installazione, tecnica mista
 

Considerando le singole immagini dei tabernacoli, sono anch’esse frutto di un’elaborazione e di una selezione collettiva o invece espressioni di un approccio più individuale e personale?
Ci siamo calati nella parte di “traduttori” o, per meglio dire, di “esecutori di miti”, un po’ come capitava agli artisti nei secoli passati, tra committenze pubbliche e private, anche se il paragone non regge! Abbiamo raccolto dieci “miti”, tra storie, racconti, personaggi, oggetti e aneddoti, da altrettante persone che hanno voluto condividere parte della loro intimità e che si sono lasciate coinvolgere nel progetto con entusiasmo e curiosità. Chiedere loro di donarci la loro idea di mito li ha posti all’interno di un interrogativo con pochi margini e molte possibilità. In seguito è stato nostro compito elaborare visivamente quello che ci hanno consegnato, sezionando le storie, fissando particolari alle volte marginali, aggrappandoci a riferimenti che potevano anche essere secondari o desueti.

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Lorenzo Cianchi e Michele Tajariol. NASR – Nuove Aree di Sosta Religiosa, 2014 (particolare). Installazione, tecnica mista
 

Interpretando le vostre ricerche individuali e il progetto NASR, sembrerebbe che vi siano dei temi di fondo riconducibili alla perdita di identità/autorialità, alla sovraesposizione alle immagini prodotte nell’era digitale, al materialismo che spinge la società in toto o in parte a venerare oggetti di consumo, l’apparenza, lo status sociale. Come vi ponete rispetto a tale lettura del vostro lavoro?
Nella ricerca che stiamo sviluppando ci interessa prima di tutto individuare quale posto l’arte possa occupare oggi. Crediamo che la tappa fondamentale di questo processo avvenga a monte dell’atto creativo, e consiste nel decidere quale spazio vogliamo lasciare a noi stessi e quale invece alla gestione degli altri soggetti coinvolti nel discorso. Ci divertiamo a confondere i ruoli e a vedere come gli altri si comporteranno. La nostra posizione non è critica nei confronti di un’idea di società, se è questo che intendi, ma vuole indagare proprio il modo in cui gli individui si organizzano in società, le modalità in cui fanno gruppo e si rapportano con certe esigenze che nascono nel momento in cui si crea una comunità. Così è accaduto, per esempio, in False bottom nei confronti del tema della legalità; in NASR, invece, nei confronti della trasmissione della memoria personale e collettiva.

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Lorenzo Cianchi e Michele Tajariol. NASR – Nuove Aree di Sosta Religiosa, 2014 (particolare). Installazione, tecnica mista
 

Qual è per voi il valore di una residenza artistica?
I programmi di residenza artistica sono fondamentali per la formazione e l’accrescimento del proprio linguaggio. Calarsi in contesti differenti ed elaborare i propri progetti pone l’artista in una condizione di sfida, di prova. Non sempre è facile operare, per molte ragioni – anche di natura logistica –, ma questo è secondario. I programmi di residenza permettono di sviluppare il lavoro, di ampliarlo, di produrlo (aspetto tutt’altro che scontato) e sono un’occasione di mettersi in gioco in condizioni e situazioni differenti, spesso inaspettate e inusuali: non è possibile chiedere di meglio.

Una domanda relativa alla ricerca individuale di ciascuno di voi:

Nelle opere di Michele trovo ricorrente l’elemento d’inquadramento e evidenziazione sviluppato estensivamente nel progetto NASR e presente anche in Accuso la stanchezza ma la precisione m’afferra (4 hands [b.db]), Camere, Flat’s showcase. Qual è il valore che attribuisci all’elemento architettonico/simbolico della ‘vetrina’, della ‘finestra’?
Trasportare altrove l’affettività degli oggetti e comporre un ipotetico luogo “degli affetti” è un termine di riferimento per le mie installazioni. Il lato compositivo di tali elementi mi permette di agire con delle porzioni di realtà, di “inquadrarle”, per dare origine a una sorta di custodia dentro cui si possano scorgere e individuare immaginari diversi, legati alle varie individualità. Elementi come le teche possono essere un punto di incontro tra l’idea di ambiente domestico e una certa ossessione per il feticcio.

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Lorenzo Cianchi e Michele Tajariol. NASR – Nuove Aree di Sosta Religiosa, 2014. Installazione, tecnica mista. ph Maria Todesco
 

Nei lavori di Lorenzo, invece mi sembra emerga spesso l’elemento dell’assemblaggio in Esatto/Right, Prossimi/Relatives o Home less is more. A seconda dei contesti, l’accumulo, sia esso formalmente armonico o disordinato, riflette un interesse per i meccanismi di funzionamento della memoria, una critica alla società bulimica di consumi, e alla maniera in cui fruiamo oggigiorno delle informazioni. In che direzione è orientata la tua ricerca?
Tutto il mio lavoro si nutre della continua contrattazione del confine tra individuale e collettivo. In questo senso per me è fondamentale la necessità di dare credito alle istanze che non hanno ancora una forma definita e, dall’altro lato, cercare di mettere in discussione le convinzioni troppo solide. Ridefinire le categorie con cui guardare un evento è per me fondamentale, e forse la necessità primaria che caratterizza adesso il mio lavoro.

Carmen Stolfi

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