La nuova estetica sarà l’etica: intervista a Marc Mercier, Instants Vidéo

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Portare la videoarte nei paesi teatri di rivoluzioni, liberarla dal sistema autoreferenziale dell’arte contemporanea. Abbiamo incontrato Marc Mercier, direttore artistico di Instants Vidéo, che a partire da Marsiglia ha creato nel mondo una vera e propria costellazione di festival-satelliti dedicati alla videoarte e alla poesia elettronica. Arrivati oggi fino alla Palestina.

Il festival Instants Vidéo giunge alla 28esima edizione. Può raccontarci come è nato e quale è stata la sua evoluzione negli anni?
Instants Vidéo è nato nel 1988 a Manosque, una piccola città nelle Alpi dell’Alta Provenza, per poi trasferirsi a Marsiglia nel 2004. Fin dall’inizio ci sono state tre principali preoccupazioni: sostenere la creazione video sperimentale, poetica e la critica dell’ordine sociale dominante; creare le condizioni favorevoli per permettere l’accesso alle opere a dei pubblici non iniziati all’arte contemporanea; impegnarsi nelle azioni di cooperazione internazionale. Michel Coste, uno dei pionieri della video arte in Francia, presente nel programma di quest’anno con l’installazione «A l’ombredes jeunes guerres en fleurs», ha dichiarato: «E’ il festival più sensibile e poetico che conosca (e ne conosco abbastanza…). Credo che in effetti, Instants Vidéo sia riuscito a far uscire la video arte dal ghetto mondano dell’arte contemporanea consumistica, fredda, elitaria, senza per questo operare alcun tipo di rinuncia a livello artistico. E’ per questo che rivendichiamo non un sostegno politico, ma poetico. La vera sfida, è la rivoluzione dei linguaggi che consideriamo come la condizione inevitabile affinchè emergano nuovi pensieri, nuove utopie, nuovi progetti sociali e politici. Questa posizione spiega perchè la più recente creazione dei nuovi festival di video arte ha avuto luogo nei paesi in cui le persone hanno attuato rivoluzioni o svolgono lotte di resistenza anticoloniale, penso all’Egitto, la Siria, la Palestina. Istants Vidéo ha una vocazione sempre più internazionale, intercontinentale. Dobbiamo favorire la libera circolazione dei corpi e dei desideri.

Che selezione è stata fatta per questa edizione del festival?
Come direttore artistico faccio molta attenzione a non ridurre le proposte artistiche a una variazione su un tema. E anche se le nostre attuali preoccupazioni sono le questioni legate alla migrazione, alla violenza (fisica e morale) nei confronti delle donne, ho sempre voglia di lasciarmi sorprendere dalle opere che riceviamo, senza alcun preconcetto. E’sempre interessante scoprire come gli artisti di oggi trasformino la rabbia in un’opera d’arte, una canzone, una poesia. Guardando alle scelte che abbiamo fatto quest’anno mi sembra che la domanda comune a tutta la programmazione sia quella della «rappresentazione». Viviamo, in tutto il mondo, una crisi di rappresentazione.

Irreconciliables, II

 Lura y Sira Cabrera, Irreconciliables, II

How to Identify a Witch

Nicole Rayburn, How to Identify a Witch

Cartes et territoires

Chantal duPont, Cartes et territoires

 

Quest’anno i nostri visitatori potranno scoprire circa 25 installazioni, provenienti da diversi paesi, che invertono la crisi della rappresentazione, rappresentando la crisi. A queste vanno aggiunte una serie di opere (non video) che sono state realizzate dai pazienti dell’ospedale psichiatrico Montfavet dove è stata “incarcerata” anche l’artista Camille Claudel per 35 anni. Lo sguardo dei “folli” può, ne sono convinto, aguzzare il nostro sguardo sulla condizione umana contemporanea.

A suo parere, in che direzione sta andando la video arte?
La videoarte è un’arte ibrida e fin dalle sue origini si è sempre servita delle nuove tecnologie, utilizzandole a fini poetici, estetici e politici. Oggi con il digitale. Tuttavia vendiamo molte delle opere “digitali” come innovazioni artistiche, mentre sono spesso il prodotto di un “restyling” di creazioni già realizzate con metodi più tradizionali (forse) da video artisti come il coreano Nam June Paik o l’italiano Michele Sambin. Credo che la cosa più importante da osservare sia l’arrivo massiccio in questo campo delle creazione di artisti non occidentali, portatori di altri riferimenti culturali, estetici. Artisti per i quali l’arte incontra altre emergenze, etiche e politiche. Vedo in questo come una prefigurazione di quello che sarà il mondo di domani, un mondo meticcio, cosmopolita … Gli artisti non dovrebbero farsi delle illusioni sul potenziale tecnologico del futuro, perchè sono anche titolari di una storia legata alle estetiche del passato. Un atto creativo unisce il passato e l’utopia del futuro. Questo è quello che ho appreso dal grande poeta italiano Gianni Toti. Tutte le sue opere sposano il contemporaneo tecnologico, poetico, con potenti avanguardie politiche del 20esimo secolo. Per me è il più grande artista del secolo. Instants Video gli deve tutto!

L’immagine scelta per la 28esima edizione- la statua di una madonna con la scritta TU ME VOULAIS VIERGE, JE TE VOULAIS MOINS CON (tu mi volevi vergine, io ti volevo meno stronzo)- è emblematica della vocazione politica del festival, quasi un tentativo di risveglio delle coscienze…
E’una frase che abbiamo scoperto un giorno su un muro di Marsiglia. Abbiamo subito capito che questo “grido” del cuore e del corpo non era solo universale, ma anche trans-storico (il problema non è nuovo, purtroppo). Gli uomini chiedono alle donne ciò che non vogliono per se stessi. Quando ho trovato le statue delle Vergini accoltellate nelle chiese sarde, queste rappresentazioni di donne che accettano di soffrire per i peccati di tutte le donne, ho pensato subito che fosse necessario associare la Vergine a questa frase. Sono troppe le donne che accettano una condizione di sottomissione. E’ un’immagine choc che fa discutere e accende dibattiti.

Da sempre il festival presenta anche una serie di manifestazioni collaterali. Quali sono le principali di questa edizione?
Quest’anno, oltre alle proposte artistiche che vengono offerte a novembre a Marsiglia (Friche Belle de Mai), Instants Video ha presentato i suoi lavori in Palestina, Sardegna, Mons-en-Barœul, a Milano presso la galleria .Box e sul canale digitale Visual Container TV (dal 6 novembre al 6 dicembre, 24h / 24h). Ci teniamo molto a questa radiazione che rende Instants Vidéo una costellazione.

Che tipo di accoglienza avete ricevuto, quale è stata la risposta da parte del pubblico e quali le difficoltà in territori come la Palestina?
Ogni volta che abbiamo curato la nascita di un nuovo festival (Buenos Aires, Alessandria, Ramallah, Casablanca, Damasco, Kirghizistan), è sempre stato su richiesta dei nostri partner stranieri. Ci mettiamo al loro servizio, al servizio dei loro obiettivi culturali, senza però abbandonare le nostre proposte estetiche e politiche. L’accoglienza da parte del pubblico in questi paesi è stata straordinaria. E’ proprio grazie a queste esperienze che abbiamo avuto il coraggio di portare avanti l’avventura di Instants Video a Marsiglia. Quando in Palestina si scopre che donne e uomini rischiano, attraversando (a volte illegalmente) i check point solo per partecipare a un programma di video arte, questo dà senso alla nostra attività di contrabbandieri di opere. Ovviamente la costruzione di un festival in regioni così movimentate, politicamente e militarmente, non è mai facile. Ma la lotta di queste persone per la loro emancipazione le rende belle! Da allora abbiamo un altro approccio alla bellezza. Questo è un tema ricorrente nell’arte, non è vero? Quindi non sono fuori tema quando dico questo. La nuova estetica sarà l’etica! Vorrei concludere con una frase di una grande poetessa italiana, frase che mi piacerebbe sentire pronunciare dal pubblico di Instants Vidéo dopo ogni programmazione: «Ci vedo poco, certo, mal quel poco come lo vedo bene!» Joyce Lussu (Mon futur vivant)

28es INSTANTS VIDEO – 6- 29 novembre 2015
Marseille (Friche de la Belle de Mai)
www.instantsvideo.com

 

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