Intervista a Massimiliano Pelletti

4 Massimiliano Pelletti_Untitled 2014_alto rilievo in tufo, 70 x 70 x 35 cm

Massimiliano Pelletti è nato nel 1975 a Pietrasanta, città in cui attualmente vive e lavora. All’interno del laboratorio artigianale di famiglia, apprende dal nonno Mario, le prime tecniche di lavorazione del marmo. Fin dagli inizi della sua carriera utilizza diversi materiali per la produzione delle sue opere, come il bronzo, il legno e la ceramica, oltre a composti leggeri, come le resine e il Pvc. Il lavoro di Pelletti rivela un’attenta ricerca che dosa rigore formale e sensibilità narrativa, come lui stesso ammette: “il perfezionismo estetico contiene insito la radice conflittuale delle emozioni”. Negli ultimi anni ha esposto i suoi lavori in numerosi musei, tra cui al Villa madre e San Agostino di Genova, al Tempio di Adriano di Roma, al Castel S. Elmo di Napoli, al Museo Pecci di Prato. Di recente è stato finalista al Premio Terna e al Premio Fondazione Henraux. Attualmente partecipa alla mostra collettiva “Early One Morning II” alla galleria Poggiali e Forconi di Pietrasanta, in cui espone una nuova serie di sculture in tufo.

4 Massimiliano Pelletti_Untitled 2014_alto rilievo in tufo, 70 x 70 x 35 cm

Massimiliano Pelletti, Untitled, 2014, alto rilievo in tufo, (courtesy della galleria Poggiali e Forconi)
 

Dentro il laboratorio di tuo nonno Mario hai maturato la passione per la scultura e per l’arte in generale. Quanto ha influito questa esperienza sulla tua formazione?
L’influenza di mio nonno è stata fondamentale. Sono cresciuto manipolando la creta all’interno di un ambiente artistico. Vederlo lavorare e poterlo aiutare mi ha segnato profondamente. Posso sicuramente considerare queste attività come i miei giochi d’infanzia. Respirare l’atmosfera della bottega, con la filosofia che si crea al suo interno, è stato uno stimolo forte che tutt’oggi mi porto dentro come bagaglio sia teorico che pratico.

Guardando al tuo lavoro si riscontrano dei legami con la scultura classica e in particolar modo con quella funeraria. Quali sono i tuoi modelli di riferimento?
Nel laboratorio di mio nonno venivano scolpite prettamente opere di arte sacra e funebre, alcune delle quali hanno esercitato una grande influenza sul mio percorso. Trovo affascinante la commistione tra simbologia, decadenza e alto canone estetico. Ritengo inoltre che l’insieme di questi elementi costituiscano ancora oggi una forte testimonianza di contemporaneità.

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Massimiliano Pelletti, Back to basics, marmo statuario trattato con frese e acidi, 2014 (courtesy della Fondazione Henraux)
 

Durante gli anni hai realizzato numerose opere, alternando la produzione scultorea a quella installativa. Quali sono le motivazioni che ti portano a scegliere di realizzare una scultura piuttosto che un’istallazione? Esiste un filo conduttore tra le due produzioni? Se si, qual è?
La creatività è un terreno sul quale l’uomo può misurarsi con Dio, col mondo, ma anche con se stesso, un qualcosa di cui non si ha sempre pieno controllo, un linguaggio che si sviluppa in svariate forme e personalmente non ho fatto altro che misurarmi con i meccanismi a me più naturali. Sviluppo i miei lavori non tanto per formazione ma per deformazione, ovvero partendo da elementi precostituiti intervengo su di essi togliendo o aggiungendo altri elementi o materiali. La cosa che mi interessa maggiormente è che, per quanto il processo di produzione possa apparire inverso, alla fine pur deformando si da forma. Questo tipo di attitudine è presente in entrambe le mie produzioni.

A tal proposito di recente sei stato finalista del Premio Terna con l’opera Moss, bassorilievo  in marmo che prevede anche l’impiego di un sistema idrico. Possiamo considerare quest’opera come una sintesi, o comunque un punto di contatto, tra i due linguaggi che attualmente caratterizzano la tua produzione?
Moss è un lavoro del quale vado molto fiero e in effetti accomuna le due produzioni. Si tratta di un bassorilievo in marmo su cui è rappresentato un ritratto di fine Ottocento, sul quale viene fatta scorrere acqua e crescere muschio che lentamente si impossessa della figura presente. Un’opera dinamica e in continua evoluzione, una nuova forma di vita che continua a crescere sopra una vita oramai tramontata.

1 Massimiliano Pelletti_MOSS__Bassorilievo in marmo, acciaio, plexiglass, muschio e sistema idrico, 70 x 50 cm

Massimiliano Pelletti, MOSS, bassorilievo in marmo, acciaio, plexiglass, muschio e sistema idrico, 2014 (courtesy dell’artista)
 

Recentemente sei stato selezionato tra i quattro finalisti del prestigioso Premio Fondazione Henraux con la scultura in marmo dal titolo Back to basic. Parlaci di questa esperienza, sei soddisfatto del risultato?
Sono molto soddisfatto in quanto il Premio ha dato una grandissima visibilità al mio lavoro e mi ha portato a operare all’interno di una grande azienda, a stretto contatto con tecnologie scultoree innovative, ingegneri, artigiani e una notevole manovalanza qualificata. Il risultato è un opera da titolo Back to Basic, una grande testa in marmo statuario scolpita come se fosse stata erosa da agenti atmosferici.

Molti dei tuoi lavori presentano degli elementi naturali che convivono dentro l’opera, in una sorta di richiamo alla creazione e al ciclo della vita. È così?
Mi piace che un’opera possa avere una parte vitale, è un qualcosa che rimanda a un forte senso di fragilità e di conseguenza anche di necessaria cura.

2 Massimiliano Pelletti_Untitled 2013, Plafoniere neon Industriali e comando a pedaliera.

Massimiliano Pelletti, Untitled, 2013, Plafoniere neon Industriali e comando a pedaliera (courtesy dell’artista)
 

Quale pensi sia il ruolo dell’artista oggi?
Personalmente ritengo che l’artista debba essere una testimonianza del tempo presente e di quello futuro, portando avanti il proprio lavoro con la massima onestà intellettuale.

Davide Mariani

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Davide Mariani

Dottorando in storia dell’arte contemporanea presso la Scuola di Dottorato in scienze dei sistemi culturali del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. Parallelamente svolge l’attività di curatore indipendente attraverso la realizzazione di progetti espositivi in spazi pubblici e privati. I suoi interessi di ricerca sono principalmente la commistione tra le arti, in particolare gli sconfinamenti tra arte, moda e design, e la scultura italiana del XX secolo. Si è occupato inoltre di ceramica artistica e artigianato del Novecento.

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