Intervista a Matteo Zauli

1 Carlo Zauli, ph Antonio Masotti, 1975

Carlo Zauli (Faenza, 1926-2002) è sicuramente una delle figure più emblematiche della scultura italiana del secondo dopoguerra. Dopo una prima fase informale, incentrata su una grande ricchezza espressiva, il suo lavoro evolve verso un ragionamento formale caratterizzato dallo studio della geometria come struttura retorica. L’Istituzione Bologna Musei, Museo Civico Medievale, in collaborazione con il Museo Carlo Zauli di Faenza e con la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, dedicano all’artista faentino una mostra dal titolo “Carlo Zauli. Le Zolle”. Il progetto espositivo vede le collezioni del Museo Civico Medievale entrare in dialogo con le opere di Zauli, basate su una delle tematiche fondanti della ricerca artistica dello scultore: la terra nella sua forma più naturale. Realizzate dai primi anni Settanta fino al 1984, le opere sono state selezionate dal curatore della mostra Matteo Zauli, figlio dell’artista e direttore del museo a lui dedicato,  per dare vita a un inedito itinerario che riflette il difficile rapporto tra uomo e natura.

Il museo Civico Medievale di Bologna ospita attualmente nei suoi spazi fino al 6 aprile la mostra “Carlo Zauli: Le zolle”. Come è nato questo progetto? Può spiegare il perché della scelta di questo ambito della produzione di Carlo Zauli?
L’idea di questa mostra nasce dal desiderio di essere parte di ART CITY che ritengo essere  uno dei progetti di arte contemporanea più interessanti oggi in Italia, tra l’altro molto vicino alla nostra sensibilità. Il progetto si è formato grazie a una serie d’intuizioni, prima fra tutte quelle di Vera Fortunati, grande storica dell’arte, e all’entusiasmo di Gianfranco Maraniello direttore dei Musei di Bologna e Massimo Medica, responsabile del Museo Civico Medievale. E per intuizione è nata anche la scelta di far dialogare l’austero spazio museale con le Zolle, opere nate da un rapporto tra geometria primaria e materia che ritroviamo anche nella struttura del museo medievale.

Le opere di Carlo Zauli risultano accostate alla collezione permanente del museo. Quali sono stati i criteri di allestimento che ha utilizzato per comporre l’itinerario? E quali secondo lei sono i risultati in termini di affinità che questa operazione ha prodotto?
Realizzare questa mostra ha significato innanzitutto accettare la sfida di predisporre il percorso tra le opere, gli oggetti e gli allestimenti del museo che ci ospita. Abbiamo scelto di lavorare in direzione mimetica, quasi che lo spettatore potesse non cogliere l’immensa distanza tra le opere della collezione e quelle di Zauli: ad esempio, l’illuminazione temporanea che abbiamo inserito è dello stesso tipo di quella dell’allestimento museale e le opere sono collocate su basamenti di un colore molto vicino ai blocchi di selenite che costituiscono la parte strutturale più antica del museo, memoria della rocca medievale che gli stessi bolognesi distrussero nel 1115. “All art has been contemporary”, citando l’opera di Maurizio Nannucci, è quindi l’approccio che ci ha ispirato.

Dal 2002 lei è inoltre direttore del Museo Carlo Zauli di Faenza, città che oltre ad aver dato i natali all’artista, è un importante centro culturale grazie alla qualità delle produzioni di ceramica artistica. Può raccontarci quali sono le motivazioni che l’hanno portata ad aprire questa istituzione? E secondo quale visione ha ideato il percorso espositivo?
Il progetto inerente il Museo Carlo Zauli nasce dalla visione avuta alla fine degli anni ottanta da mio padre stesso, che voleva trasformare il suo studio-bottega in un centro culturale. La nostra idea era, perciò, moltiplicare le occasioni di contatto facendo del museo Zauli non solo un luogo della memoria dell’opera dell’artista, ma un luogo di sperimentazione, di nuove prospettive, di stupore e anche di dibattito. Per questo motivo il nostro museo, oltre a offrire un viaggio nel lavoro di Zauli tra il 1950 e gli anni ottanta e, al tempo stesso, un percorso dentro uno storico laboratorio ceramico intatto.

Lo scorso ottobre si è tenuta a Faenza l’inaugurazione della mostra “Museo Carlo Zauli a Palazzo Ferniani” in cui son state esposte le opere realizzate durante gli oltre dieci anni di residenze d’artista e che ora costituiscono parte della collezione del museo. Come nasce il progetto delle residenze d’artista? E quali sono i criteri con cui selezionate gli artisti che di volta in volta ospitate nella vostra istituzione?
Il nostro progetto di Residenza nasce dalla volontà di offrire al territorio e al contesto della ceramica una prospettiva diversa. Un tentativo, credo riuscito, di fornire un antidoto ai torpori sull’evoluzione del pensiero dell’arte. L’identikit del nostro ospite perfetto è quello di un artista che non utilizzi abitualmente la ceramica ma desideri farlo e che abbia un lavoro dalla forte presenza concettuale.

Recentemente il museo ha deciso d’investire nelle nuove forme di artigianato attraverso la collaborazione con l’associazione Fab Lab Faenza, vivace gruppo di makers faentini specializzati nell’utilizzo delle stampe in 3D. Può parlarci della scelta di ospitare questo laboratorio all’interno dell’istituzione? Qual è il suo parere in merito “all’artigianato digitale”?
La ceramica ha pratiche realizzative universali e millenarie, dalle quali solitamente non si trascende, che sono grossomodo le stesse per i Della Robbia, Carlo Zauli o Bertozzi e Casoni. E’ il fascino del materiale, ma è indubbiamente il motivo per cui è tanto interessante sperimentare tecniche nuove, con le quali non pensiamo di sostituire l’indispensabile sapere artigiano, ma fornire nuovi strumenti con i quali, magari, eseguire anche forme difficilmente realizzabili con la tecnica tradizionale. Alcuni artigiani vedono la stampante 3d come una minaccia alla propria professionalità, una paura del tutto infondata, prova di questo è ad esempio il nostro partner, la CNA, ovvero l’espressione istituzionale dell’artigianato.

In questo periodo di forte crisi e continui tagli alla cultura e alle istituzioni museali, quali sono le politiche che utilizzate per contrastare questa situazione? E quali sono invece le maggiori difficoltà che dovete fronteggiare?
Le difficoltà, com’è facile immaginare, sono enormi per una istituzione come la nostra che, pur privata, non ha alle spalle un grande gruppo imprenditoriale. Gli strumenti che stiamo cercando di utilizzare sono, da un lato, lo sviluppo di progetti che ci possano portare a instaurare nuove partnership con istituzioni e aziende, anche in altri territori; dall’altro la creazione o la partecipazione a network di progetto che ci permettano una maggior condivisione di costi ma anche di visibilità in un contesto internazionale.

Quali sono i progetti futuri che avete intenzione di realizzare?
Stiamo lavorando a nuova grande retrospettiva sull’opera di Carlo Zauli, a una serie di workshop estremamente pragmatici sul management culturale nel nostro Paese e per finire su nuovi progetti espositivi dedicati alla ceramica nell’arte contemporanea, riferendoci a contesti e produzioni internazionali, senza dimenticare le nuove residenze d’artista e un nuovo progetto identitario sulla nostra città legato proprio all’aspetto di ospitalità culturale.

Carlo Zauli. Le Zolle
a cura di Matteo Zauli
Fino al 6 aprile 2015
Museo Civico Medievale, via Manzoni 4 – Bologna
tel 051-2193916 / 2193930
www.museibologna.it/arteantica
www.museozauli.it

1 Carlo Zauli, ph Antonio Masotti, 1975

Carlo Zauli, ph Antonio Masotti, 1975

2 CZ_MCM2015, Primario esploso, 1977, grès, ph MCZ

Primario esploso, 1977, grès, ph Museo Carlo Zauli

4 CZ_MCM2015_Zolla nera, 1982, grès, ph MCZ

Zolla nera, 1982, grès, ph Museo Carlo Zauli

5 CZ_MCV2015_Sfera con zolla, 1972, bronzo, ph Marco Tronconi

Sfera con zolla, 1972, bronzo, ph Marco Tronconi

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Davide Mariani

Dottorando in storia dell’arte contemporanea presso la Scuola di Dottorato in scienze dei sistemi culturali del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. Parallelamente svolge l’attività di curatore indipendente attraverso la realizzazione di progetti espositivi in spazi pubblici e privati. I suoi interessi di ricerca sono principalmente la commistione tra le arti, in particolare gli sconfinamenti tra arte, moda e design, e la scultura italiana del XX secolo. Si è occupato inoltre di ceramica artistica e artigianato del Novecento.

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