Intervista a Piera Scognamiglio

P. S., Pink Novecento, 2008

Giovane artista di adozione romana, Piera Scognamiglio ha al suo attivo numerose mostre, non ultima quella curata dall’Accademia di Romania a Roma oltre alla partecipazione a importanti collettive curate da personaggi del calibro di Achille Bonito Oliva. Le sue prime esperienze artistiche sono legate al periodo accademico frequentando l’accademia di belle arti di Napoli per poi successivamente trasferirsi a Roma.

P. S., Pink Novecento, 2008

Piera Scognamiglio, Pink Novecento, 2008
 

“Per un paio d’anni ho realizzato installazioni multimediali in coppia con un altro artista e, insieme, abbiamo fatto esperienze molto significative dal punto di vista professionale, siamo arrivati persino a sabotare alcuni eventi che andavano contro certi ‘principi dell’arte’ con operazioni del tipo Svendesi entusiasmo presso il Conservatorio di S. Pietro a Majella, per dei finanziamenti che ci erano stati sottratti. Poi la strada è proseguita individualmente, qui a Roma, dove ho conosciuto un altro mondo, meno spontaneo forse, ma più attento a valorizzare e accrescere la visibilità dell’artista oltre i confini territoriali.”

Piera Scognamiglio,Conrad Shumann's escape, 2009

Piera Scognamiglio, Conrad Shumann’s escape, 2009
 

La poliedricità è alla base del lavoro dell’artista che con estrema naturalezza riesce a svincolarsi da un unico tipo di resa estetica per spaziare invece nell’utilizzo di medium, tecniche e soggetti differenti. Nei suoi dipinti lo spettatore riscontra colori e volumi quasi cubisti per poi sorprendersi davanti a sottili linee di contorno, come fossero fili di ferro che definiscono corpi esili di donna, accompagnati da blocchi di colori squillanti, che richiamano un Pop romano.
Importante ruolo nell’estetica dell’artista è il gioco di contrasti: freddo caldo, leggerezza pesantezza, sono polarità solo apparentemente distanti e incompatibili che invece creano accordi unici che permettono la convivenza di materiali classici e meno classici come la matita su carta e china accanto a plexiglas e poliplast; acrilico su tela e polipropilene compatto accanto a latex e fili di lana.
“L’idea della contaminazione è molto terrena e contemporanea, perché multimediale, l’unica possibile a meno che non si voglia parlare di metafisica, o fare come Fontana. La solidità costruttiva della forma è qualcosa che solitamente, nelle mie composizioni, definisce un ambiente, uno sfondo; è il richiamo alla realtà, forse al pesante concetto d’impegno. Ma è lo slancio all’edonismo della linea che definisce i corpi e contempla la sintesi, che, credo orienti lo stile dei miei lavori. Quanto ai materiali e ai mezzi che utilizzo mi propongo continuamente d’invadere nuove dimensioni, di moltiplicare i piani di visione, di lettura, di tangibilità dell’opera, utilizzando tele, carta, tavole insieme con piani di vetro, plexiglass,ogni cosa prediligendo però la materia fragile, sensibile.”

P. S., Cardiology, 2009

Piera Scognamiglio, Cardiology, 2009
 

Il lavoro dell’ artista parte dalla necessità di catturare i sensi dell’uomo, la sua emozionalità e spiritualità secondo quel concetto che vede la vita plasmata in forme fisiche differenti dall’incorporeità dei sentimenti originali, o delle idee. Questo contribuisce a rendere dinamica la sua arte, specchio dell’uomo stesso, tradotto e rielaborato nei suoi collage.
“Sono i collage della vita in continua rimodulazione nei conflitti interni alla psiche umana; sono citazioni del reale, lettere, documenti che sono la testimonianza di momenti vissuti da persone a me care, o che non ho mai conosciuto se non attraverso dei rapporti “epistolari”. Mi lascio molto suggestionare dalla scrittura e non sono per nulla contraria alle odierne chat, per quanto possano tramutarsi in una vera e propria forma di dipendenza. Gli occhi resteranno sempre lo specchio dell’anima, ma la “voce” dell’anima appartiene alla scrittura, al di là dei fattori culturali.”

P. S., La Fattura, 2008

Piera Scognamiglio, La Fattura, 2008
 

Il corpo femminile diviene il soggetto principe delle opere dell’artista. Volti, corpi assottigliati fino alla trasparenza quasi annientati da ampie stesure di colore eppure vive presenze. Cosi linee e colori apparentemente in lotta sembrano compensarsi nelle silhouette aggrovigliate delle donne dipinte, contorni tormentati che se da una parte ricordano la fisicità di Schiele, Grosz, dall’altra dimostrano un’ascendenza quasi picabiana – costruzione di corpi come di oggetti a funzionamento meccanico.
“Sono attratta dall’erotismo femminile, dalla drammaticità esistenziale dell’amore e della morte, elementi primordiali che diventano la metafora anche del quotidiano, della Storia. L’erotismo femminile è onnipresente nei miei lavori, ma, come dicevo prima, spesso diventa la metafora per dire altro. Il corpo nella sua formidabile plurivalenza è uno degli strumenti migliori di cui disponiamo per denunciare una realtà o semplicemente diffondere un messaggio. Così i miei corpi, i miei volti, diventano i fili che legano le varie esperienze all’interno dell’opera.

Fili come linee che definiscono corpi dunque, ma che sottintendono la narrazione di un’ulteriore complessità.

Valentina Guttuso

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1 Comment

  1. luigi scognamiglio says: Rispondi

    molto, molto bello

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