Intervista a Spazio Supernova

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Spazio Supernova, iniziamo con l’introdurre questa nuova fase del vostro percorso curatoriale. La vostra attività è cominciata nel 2012 ma ora ha assunto una nuova identità, avete deciso di diventare un “progetto itinerante”. In cosa consiste questo cambiamento, e da dove la sua necessità?
Spazio Supernova nasce da una riflessione sul ruolo che può avere lo spazio sullo spettatore. Tutte e tre abbiamo notato come in molti casi il fruitore si trovi spaesato all’interno dei luoghi preposti all’arte come gallerie, musei o fondazioni. Questa forma di “spaesamento” è dovuta alla natura degli spazi, in cui l’apertura e l’esperienza dell’alterità permesse e concesse da quella artistica, si scontrano con un gioco di ruoli, fatto di regole, distanze e silenzi che spesso conduce alla perdita di dialogo. All’inizio abbiamo cercato di ricreare questo dialogo utilizzando come spazio d’attività uno studio nel centro di Treviso. Uno spazio, che proprio per il suo essere luogo ordinario e abituale riesce a ricomporre le condizioni ideali per riallacciare la comunicazione: i gesti comuni come suonare il campanello, percorrere le rampe di scale, chiamare per una visita, bere un caffè sono diventati elementi importanti per ritrovare quel dialogo perduto con il fruitore. Nel 2014 abbiamo deciso d’immergerci ancora più in profondità nella nostra ricerca volendo dimostrare come qualsiasi luogo possa ritrovare quell’atmosfera “familiare”. La domanda che ci poniamo in questo momento è: “E’ possibile riconsegnare familiarità a un luogo? E se sì come si fa?”. Spazio Supernova è quindi diventato un progetto itinerante volto alla ricerca di spazi dove poter ricreare questa comunicazione. Un’esigenza dovuta alla naturale evoluzione del nostro progetto e della nostra curatela, ma soprattutto alla nostra continua urgenza di sperimentazione.

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Spazio Supernova. Elisa Danesin, Ilaria Beghin e Serena Santi
 

L’8 febbraio 2014 avete inaugurato la mostra Souvenir di Francesca De Pieri presso # TAG, uno spazio espositivo vicino a Padova. Com’è nata questa collaborazione e che significato ha per voi l’appropriazione di un luogo quasi “periferico”?
La collaborazione con #TAG Temporary Art Gallery e con il suo ideatore, Emmanuele Panzarini, è nata dalla volontà di mettersi in gioco all’interno di un progetto molto ambizioso. Quando Emmanuele ci ha presentato l’interessante percorso che voleva portare avanti con #TAG invitandoci a farne parte, abbiamo subito accettato perché ci è sembrata un’ottima occasione per metterci alla prova. La galleria è situata a Vigodarzere, un piccolo centro vicino a Padova, e questo ci ha motivato maggiormente nello scegliere la collaborazione: una realtà periferica presenta maggiori difficoltà nel dialogo tra luogo e fruitore. Abbiamo poi riscontrato che la scelta di luoghi “periferici” è un tratto caratteristico della nuova fase di Spazio Supernova. La nostra precedente esposizione che si è svolta alla Parco Foundation ha molte caratteristiche in comune con #TAG. Anche qui siamo di fronte a uno spazio periferico, situato nel parco naturale del Sile in un piccolo paesino, Casier, in provincia di Treviso. Questi luoghi sono diventati per noi come dei piccoli scrigni preziosi perché ci permettono di riflettere in modo ancora più approfondito sulla nostra ricerca. Il loro essere luoghi “periferici”, lontani dai centri dell’arte, ci porta a scontrarci direttamente con il fruitore comune e quindi a mettere direttamente in discussione la nostra ricerca. Altro elemento comune a entrambi gli spazi è il non avere un ruolo definito all’interno della comunità: Parco Foundation è un luogo vissuto dalla collettività soprattutto per la presenza del parco, mentre l’entità di #TAG è tenuta sospesa per volere del suo ideatore e del suo progetto.

tag supernovaSpazio Supernova @ #TAG Temporary Art Gallery
 

Le opere da voi selezionate di Francesca De Pieri sono quelle appartenenti alle due serie fotografiche Cave e Ospedale al Mare del Lido. Come suggerisce il titolo della mostra, il tema del ricordo e i legami tessuti dal tempo con luoghi e persone sono fili rossi nell’opera dell’artista. Cos’è dunque il souvenir di De Pieri?
De Pieri è un’artista sensibilmente legata a un passato ripreso nelle sue opere quasi idillicamente: luoghi e tempi che riportano lei e noi a un momento di quiete, spezzata poi da rotture e fratture che ci catapultano in altre consapevolezze. De Pieri recupera il respiro, crea delle scatole di vita, contenenti immagini lontane dal presente, evocative di momenti puri, assoluti, scevri dalle risultanze delle scelte, degli avvenimenti, dei drammi che appesantiscono le  nostre esistenze. Questo è il souvenir per l’artista: il prendere una boccata di quell’aria lontana ma rotonda, prima di riprendere l’apnea della vita.

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Francesca De Pieri, exhibition view, Souvenir 2014
 

Quali sono gli aspetti della poetica di Francesca De Pieri che vi interessano maggiormente? Quali scenari vi evocano le sue fotografie?
La caratteristica che contraddistingue la poetica di De Pieri è la capacità di lavorare ancora “sensibilmente”; con grande delicatezza tocca i tasti della nostalgia e la particolare lavorazione delle sue opere fotografiche permette di sospendere lo sguardo nei contorni sfocati, doppi, quasi tridimensionali. L’artista lavora all’interno dello scarto che esiste tra l’immagine di riproduzione, la classica istantanea, e quella di evocazione, l’immagine cioè che si crea nella nostra mente e che lì si mantiene, si corrode, si inviluppa e si eternizza: quella di De Pieri non è meramente “poetica”, come capacità e indole, ma è soprattutto uno sguardo raffinatissimo ed emozionale, contemporaneo e assoluto.

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Francesca De Pieri, exhibition view, Souvenir 2014
 

Come avete lavorato assieme all’artista? Che tipo di rapporto avete con gli artisti coi quali scegliete di collaborare?
Conosciamo Francesca da alcuni anni e lavorare con lei è un piacere oltre che una grande fonte di ispirazione. Volevamo fare una mostra di fotografia da molto tempo e così, quando c’è stata l’opportunità di poter esporre in uno spazio a Padova (#TAG temporary art galley), abbiamo pensato subito a lei e alle sue serie fotografiche che si prestavano benissimo a essere inserite nel contesto di #TAG. I lavori di Francesca sono stati poi valorizzati dall’idea di un allestimento molto rustico ma, nel contempo, moderno utilizzando dei pallets per sostenere le fotografie. Con tutti gli artisti con cui abbiamo collaborato in questi anni abbiamo sempre cercato di avere soprattutto un rapporto di stima e rispetto, cerchiamo sempre di avere degli incontri preliminari con loro e ci piace moltissimo quando di fronte a noi troviamo persone disposte ad aprirsi, a ispirarci e a raccontarci a tutto tondo la loro visione artistica e i loro lavori. E’ bello quando, oltre alla stima professionale, si crea anche un rapporto di amicizia, vogliamo tirare fuori il meglio da tutti e quando c’è la possibilità, lavoriamo volentieri con molti di loro anche più volte nel corso di una stagione. Non neghiamo che ci sono stati anche momenti di difficoltà e incomprensioni con alcuni, ma sono cose che accadono e ci hanno aiutato a sviluppare con il tempo una maggiore sensibilità e cura nell’affrontare ogni tipo di argomento, anche quelli che per noi sembrano banali o scontati.

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Francesca De Pieri, exhibition view, Souvenir 2014
 

Quali sono i vostri progetti futuri?
Con l’inizio della bella stagione trasferiremo nuovamente la nostra attività negli spazi espositivi della P.AR.CO Foundation a Casier, abbiamo in programma un evento per fine marzo che unirà l’ambito musicale e quello fotografico. Abbiamo poi in cantiere un progetto più articolato che vogliamo proporre alle istituzioni pubbliche e agli organi privati sulla fruibilità dell’arte negli spazi non convenzionali. Attraverso l’utilizzo di luoghi non istituzionali vogliamo fare in modo che il messaggio artistico possa essere compreso e apprezzato dal maggior numero di persone. Il nostro obiettivo è quello di avvicinare sempre più le persone alla reale comprensione e profondità presente nell’arte contemporanea.

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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

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