Intervista a Stella Venturo

sartina

Stella venturo o meglio Littlepoints nasce a Roma nel 1981. Nel 2005 si diploma come illustratrice presso la Scuola Internazionale di Comics. Molto importanti per la sua formazione saranno gli insegnamenti degli artisti e professori Francesco Graziosi e Roberto Petrongari. Nel 2006 c’è il trasferimento a Milano dove inizia una collaborazione presso l’agenzia di comunicazione Next Media Lab. Dal 2007 al 2011 torna a Roma per la direzione di GRAB Magazine – pubblicazione trimestrale di street art, illustrazione, fotografia e grafica. Molte le esposizioni che parallelamente al progetto editoriale la vedranno partecipe, tra cui il Salon International d’Art Contemporain ART MONACO 2010.  Con le collettive Surreàlisme des femmes e Surreàlisme des femmes… le retour curate da Togaci e Mauro Tropeano, presso l’HulaHoop Club di Roma, si avvia in modo significativo il suo percorso artistico. È proprio sotto la curatela di Togaci che s’inaugura pocodopo la sua personale dal titolo CORPUS NON ANIMUM CONFLIGETISColpirete il corpo ma non le idee che sarà successivamente replicata nel 2013 nella GalleriaStudio44 di Genova, la città dove Stella attualmente vive.

Stella Venturo o Littlepoints, hai un nome d’arte molto curioso. Spiegaci da dove arriva …
Ho due ricordi a cui tengo molto di quando ero piccola: la prima volta che ho assaggiato una ciliegia e il giorno in cui a scuola spiegarono i puntini di sospensione: tre piccoli punti segnalano la sospensione di un discorso, di una parola. Mi sembrò una specie di magia. È stata sicuramente una delle scoperte più belle della mia infanzia, tanto significativa che, più o meno verso i 15 anni, iniziai a disegnarli anche sul mio viso precisamente sotto l’occhio destro e non ho mai smesso. La sospensione è una cosa che mi piace immaginare, ciò che resta sospeso può essere continuato o no, liberamente. Cerco di ricreare questa sensazione in molti dei miei lavori, per questo i piccoli punti son diventati un po’ il mio segno. Ah, la ciliegia non c’entra niente con Littlepoints, ma è molto piacevole per me ricordarlo.

Stella ti sei diplomata come illustratrice, ma hai sperimentato diverse tecniche come l’acquerello, le incisioni su linoleum, serigrafie e inchiostri. Nel corso degli anni però sei arrivata a una scelta e ti sei avvicinata sempre di più alla pittura acrilica su tela. Continui comunque la ricerca nei materiali?
Ho sempre amato sperimentare materiali e tecniche e continuo tuttora, lo trovo molto stimolante.  Tele e acrilici sono i principali strumenti che utilizzo. Lascio tanto spazio anche alle incisioni e alle stampe in generale (serigrafie, digitali etc…).

Trovo che le tue illustrazioni siano molto oniriche, alcune hanno un forte richiamo all’infanzia, ma sono tutte portatrici di complessi stati d’animo. Spesso percepisco una distesa malinconia che riesce a invadere e coinvolgere completamente lo spettatore. Ogni tua illustrazione parla di personaggi surreali che sembrano avere sia un passato sia un futuro. A cosa t’ispiri?
Sono soggetti che molto spesso rielaboro da sogni che faccio, inclusi quelli che si fanno a occhi aperti. Mi piace ipotizzare nei miei lavori una linea temporale che li attraversi. Quindi sì, la mia ispirazione deriva da una probabilità di passato e futuro che i soggetti potrebbero simbolizzare, dico potrebbero perché mi piace lasciare diverse possibilità d’interpretazione all’osservatore.

Nei tuoi lavori utilizzi molto i giochi di parole in lingue diverse, compreso il latino. È subito intuibile il forte legame che intercorre tra l’immagine e il testo. La parola quindi diventa complementare all’opera. Perché questa scelta?
Mi piacciono molto le parole e scoprire che possono giocare tra loro, motivo per cui mi trovo a utilizzarle molto spesso. Il gioco è una forma di leggerezza non superficiale, si può giocare in tutte le lingue del mondo, compreso il latino, ma credo anche sia fondamentale non dimenticare che un disegno non sempre ha bisogno di aiuti “didascalici”. Quello che penso dell’arte – e in questo caso si parla di arte figurativa – è che sia una descrizione, di noi stessi, di ciò che abbiamo intorno, di quello che odiamo o amiamo, di tristezze, felicità, di noia, di niente, un elenco infinito di eventi e sensazioni. Le parole sono importanti e l’insegnamento più grande che possono darci è che non sempre sono necessarie e accettarlo è forse la parte più difficile.

Ti sei occupata e ti occupi anche di progetti editoriali. Cosa pensi dell’editoria digitale?
Mi sono avvicinata all’editoria nel 2007 lavorando alla rivista GrabMagazine: freepress autoprodotto di street-art, fotografia, illustrazione. Negli ultimi anni ho conosciuto tante riviste e persone legate all’editoria indipendente con le quali spesso ho collaborato come Cadillac Magazine, Banlieue, Voici La Bombe e altri. Da un paio d’anni partecipo alla realizzazione di Costola, antologia di racconti illustrati, ideata ad aprile 2011 da Filippo Balestra e Robbe Ferreccio. Inoltre collaboro con FAME creata da Irene Rinaldi e Alessandra De Cristofaro: una fanzine tutta in bianco e nero con copertina serigrafata e poster centrale a colori uscita per la prima volta a settembre 2014; ne approfitto per ringraziare le due ideatrici perché mi lasciano scrivere e disegnare liberamente. L’editoria digitale è una nuova forma di vita, un’estensione nel mondo delle pubblicazioni, pericolosa a volte perché può dare spazio a qualsiasi tipo d’iniziativa amatoriale che si fa “prodotto finito” troppo velocemente. Non credo debba essere vissuta come una minaccia dal punto di vista lavorativo. La professionalità di un editor, di un grafico o di un illustratore che mettono mano a un lavoro, prima di mandarlo in stampa, farà sempre la differenza. Non ho niente contro l’editoria digitale, ognuno faccia quel che vuole.

Sei di Roma, ma da un po’ di anni vivi a Genova. Come vedi le due città dal punto di vista artistico? Quali sono le differenze?
Sono molto legata a Roma è una città che mi ha dato tanto e continua a farlo sotto ogni punto di vista, e son convinta che la stia conoscendo ancora di più adesso che sono a Genova ed è una sensazione bella, strana e importante. Spostarsi fa bene, è una sorta di messa a fuoco sul mondo. Ormai vivo a Genova da tre anni: vicoli strettissimi, mare, navi container, tutte cose che adoro e mi fanno star bene. Genova e Roma, sono entrambe città che possono offrire tante opportunità dal punto di vista artistico. Genova ha diverse gallerie e spazi espositivi dove poter proporre mostre e durante l’anno si organizzano festival di editoria indipendente, mercatini, concerti, letture, poetry slam ed è anche poco distante da città importanti dove potersi affacciare come Torino e Milano. A Roma sicuramente gli spazi e gli eventi culturali son molti di più, ma questo, per esperienza personale, non sempre è stato ed è indice di qualità. Al di là delle differenze tra una città e un’altra, quel che conta è quanta curiosità decidiamo d’impiegare: se sei curioso domandi e se domandi è più facile imparare e scoprire.

Svelaci i tuoi progetti futuri. Hai mostre in programma a breve?
A dicembre ho partecipato a Graphiste, mostra collettiva presso l’Hangar Tattoo Gallery di Roma curata da Rossana Calbi. Da settembre porto avanti un piccolo progetto espositivo chiamato “Mini Solo Show / Littlepoints…”: una mini mostra fatta di stampe digitali, linocut, shopper di cotone, esposizioni che avvengono in piccoli spazi sparsi per diverse città d’Italia: l’ultima è stata a gennaio all’Osteria letteraria Sottovento di Pavia. Per il nuovo anno, ci sono progetti non ancora ben definiti e dei quali preferisco non parlare.

Verdiana Oberto

sartina

Sartina, Acrylic on wood – 33×38 cm 

1-in fide maneo

In Fide Maneo (Restare Fedele), Acrylic on canvas – 50×35 cm

2-interior pulchritudo trasparente

Interior Pulchritudo (Bellezza Interiore), Acrylic on canvas – 29×35 cm

4-c'argo

C’Argo, Acrylic on canvas – 61×35 cm

The following two tabs change content below.
Juliet Art Magazine is a contemporary art magazine

Rispondi