Intervista a Veks Van Hillik

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Veks Van Hillik, per iniziare spiegaci un po’ com’è nata la tua passione per la pittura e il disegno? Quale percorso hai scelto di seguire?
Dai miei ricordi più lontani, il disegno mi ha sempre appassionato. Sin da quando ero piccolo ed essenzialmente su influenza dei miei fratelli maggiori, il disegno è diventato presto qualcosa d’indispensabile! Il mio percorso scolastico non è stato prettamente orientato verso il disegno o l’arte in generale. Facevo una scuola di cucina, e continuavo a praticare il disegno come autodidatta. Più tardi ho seguito un corso di grafica dove ho avuto la fortuna di scoprire in maniera più approfondita la storia dell’arte. Penso tanto che sia grazie a questa disciplina che mi è venuta voglia di orientare il mio futuro verso la pratica del disegno, della pittura e verso tutte le altre forme di creazione possibili!

Come definiresti il tuo lavoro? Quali sono le persone, gli artisti, le icone che t’influenzano e t’ispirano?
È difficile per me definire precisamente il mio lavoro. Suppongo che esso si avvicini ai movimenti come il Lowbrow o il Popsurrealism! Penso che rappresenti un tipo di finestra aperta sulle mie paure, i miei desideri, il mio subconscio. Riflette un tipo di mondo tanto distrutto e fantastico come quello di un sogno, e si riferisce molto spesso sulla mia infanzia in maniera più ampia. Le mie influenze sono molto diverse. Sono sensibile all’universo del graffiti e del tatuaggio, anche alle culture popolari come il manga, i cartoni animati, il cinema, i videogiochi, la fantascienza e il fantasy. C’è anche la natura che ha un posto molto particolare nel mio lavoro, è il motore principale della mia immaginazione, è per me una fonte inesauribile di riferimenti di forme, colori, immagini e composizioni. Evidentemente l’arte, del passato e del presente, occupa in egual misura un punto di riferimento per il mio lavoro. In tutti i periodi, per tutti gli stili, dalla pittura alla fotografia, l’arte è essenziale nell’evoluzione della creatività! Più specificamente citerei Ingres, Dali, Goya, Gustave Doré, per gli artisti del passato e per quelli contemporanei Femke Hiemstra, James Jean, Charlie Immer, Dave Cooper, Bom.K, o ancora Blu, sono artisti che affascinano con la loro tecnica e il loro universo! Certamente questa lista non è esaustiva!

Oltre al tuo lavoro di pittore ti sei allargato al mondo della street art e del tatuaggio. In quale settore trovi più soddisfazioni e dove ti senti più libero di esprimerti?
Il tattoo è una disciplina che pratico quasi in modo schizofrenico nel senso che provo a nutrire questo universo in comune con la pittura, però la tecnica e le costrizioni dovute al supporto sono diverse. Il tempo e le composizioni cambiano e mi sento obbligato a dissociare questi due universi anche se sono molto legati tra di loro! I graffiti, invece, possono essere considerati una continuità del mio lavoro su tela. Però hanno per me un aspetto più ricreativo, perché anche più puntuale. Quando dipingo su una parete provo a portare un soggetto se possibile improbabile dentro un universo molto tangibile e reale (la strada, un muro, etc.). Per esempio, un pesce che galleggia su una parete, mi diverte tanto ed è un tipo di esercizio particolarmente ludico! Però credo che per definizione il lavoro su pittura (su tela, carta, etc.) rimanga comunque il più libero. Infatti sono libero di scegliere tutto, dal formato alla tecnica passando per la composizione e il soggetto. Non ho nessun vincolo impostato, né da un luogo, nè da una persona. Questo rimane secondo me, lo spazio di libertà più assoluto, ci sono limiti solo ma solo quelli che mi impongo io!

Il tuo universo è quasi integralmente composto di animali e di rappresentazioni della natura, la figura umana è assente. Da dove viene questa scelta di allontanare l’uomo? Quali sono gli animali che rappresenti più spesso e cosa significano per te? Con quale animale potresti identificarti?
Lavoro essenzialmente con gli animali perché le loro forme, i loro colori e la loro diversità è ben più ampia che nella figura umana, di più amo l’idea di prestare un carattere umano a degli animali. C’è anche il fatto che gli animali sono quasi per natura degli esseri fantastici e soprannaturali! Questo mi evoca inevitabilmente l’universo del sogno e dell’inconscio, tematica a cui sono affezionato particolarmente. L’animale più ricorrente è certamente il pesce, non so perché, ma torna molto spesso nel mio lavoro, gli dedico un culto e un ossessione quasi monomaniaca. Quello galleggia, dappertutto, nell’acqua, nell’aria, non vola veramente, lievita! E posso prendermi tante libertà con le sue forme, i suoi colori, mantenendo un aspetto e una resa più o meno realista. Di più dalla mia infanzia, sono un amante della pesca e immagino che da bambino questa disciplina mi abbia segnato molto. Dipingo anche tanto le rane. Sono contemporaneamente creature tra il pesce e l’uomo e possono essere acquatiche e terrestri, e quindi un soggetto perfetto per nutrire il mio immaginario e il mio lavoro. Vengono poi i cavalli e i conigli che sono degli animali che hanno dei comportamenti che mi sento molto di rappresentare, e che tornano spesso nelle mie composizioni. Ugualmente mi piace lavorare sui gatti, le volpi, gli uccelli, gli orsi, ogni tanto la lepre e il formichiere e tanti altri rimangono da esplorare… Non saprei dire che animale potrebbe rappresentarmi, credo che le uniche figure “umane” che rappresento sono sia dei crani sia dei visi con delle maschere di animali! Preferirei sicuramente essere un animale nel mio intimo, ma allora non so se avrei la fortuna di scegliere quale!

Quali sono i tuoi progetti futuri? Dove ti vedi tra dieci anni?
Sto preparando una mostra personale a Roma in Febbraio, dal 28 febbraio al 22 marzo alla Nero Gallery. Poi numerose mostre collettive nei Stati-Uniti, in Francia e in Italia per l’anno 2015. Continuo in parallelo a lavorare come tatuatore a Tolosa, e progetto anche di fare numerosi murales. Tante idee per pubblicazioni fanno il loro percorso nella mia testa da parecchio tempo però rimangono in stand by per colpa della mancanza di tempo, però non li perdo di vista. E tra dieci anni, non lo so proprio! Forse mi piacerebbe dividere il mio tempo in due, in modo di poter dipingere più che ora, sempre continuando il tatuaggio. Forse partire all’estero anche, nutrire il mio immaginario di nuove immagini e incontri. Ma tutto rimane ancora molto sfuocato per me …

Giulia Capogna

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