Italo Bressan-Mauro Cappelletti e Gianni Pellegrini-Rolando Tessadri. L’ambiguità dell’astrazione.

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Muove da un focus sulle ricerche legate all’astrattismo in Trentino il progetto di due mostre bi-personali recentemente allestite presso la Fondazione Salvadori-Zanatta di Meano (TN): “La couleur” e “L’angolo bello”, titoli che evocano una dicotomia, non a caso scelti dai curatori Federico Mazzonelli, Gabriele Lorenzoni e Gabriele Salvaterra, raccolgono rispettivamente i lavori delle coppie di artisti Italo Bressan-Mauro Cappelletti e Gianni Pellegrini-Rolando Tessadri, instaurando un accostamento di dialoghi di per sé autonomi, ma accomunati dal conflitto insito nell’astrazione.

LA COULEUR

Il francese è di per sé una lingua che, rispetto all’italiano, stravolge e reinterpreta il genere delle parole. Se l’arte è maschile, il colore, nella selezione di opere di Italo Bressan e Mauro Cappelletti in mostra, diventa una donna ammaliante e capricciosa, in grado di lasciarsi manipolare fino al punto in cui, invece, domina e torna ad essere protagonista assoluta. Questa sorta di “grammatica capovolta”, intrisa di lirismo, si legge sia nei titoli, sia nelle forme a cui Bressan dà vita tramite un continuo movimento entropico della materia coloristica, che sembra lottare con il supporto reagendo diversamente alla tela, alla tavola e al vetro. In “Mondo rovesciato”, per esempio, il centro compositivo scivola verso la parte inferiore del dittico, ma grazie alle trasparenze del vetro sembra sfuggire alla gravità per risalire verso le tinte, più tenui, dipinte su tavola. Nei lavori di Cappelletti, invece, il rigore delle opere più legate ai fondamenti del movimento “Astrazione Oggettiva” – sintesi, colore e segno – si apre, a mano a mano che si prolunga l’osservazione, a una dilatazione dello spazio pittorico e a un ragionamento compiuto sul movimento e sul gesto, racchiusi però all’interno di un confine ben preciso, come se fosse il limite imposto dalla tela a lasciare la massima libertà all’espressione.

L’ANGOLO BELLO

L’altro protagonista di “Astrazione Oggettiva”, Gianni Pellegrini, realizza attraverso sottrazioni tonali di colore delicatissime composizioni, che suggeriscono elementi architettonici e visioni naturali, trasfigurati da quello che sembra un ingrandimento al microscopio, la sfocatura data dall’estremo avvicinamento. La suggestione iniziale della mostra è suggerita dalla posizione dell’icona nelle case contadine russe, chiamata “l’angolo bello”, quel confine tra le pareti e il soffitto dove si ricava uno spazio domestico per il sacro e per l’elevazione spirituale degli abitanti; per la prima volta oggetto di riflessioni artistiche da parte di Malevič, e ripreso, con opposto significato, dal costruttivista Tatlin, in questo caso l’angolo bello ci pone di fronte al paradosso della ricchezza di contenuti della forma astratta, seppur letta nel suo imponente minimalismo. Giustapposizioni di colore dominano anche le tele di Rolando Tessadri. Di una generazione più giovane rispetto a Pellegrini, operando un ironico slittamento semantico a partire dal proprio cognome (il significato arcaico di “tessadri” in Trentino è “tessitori”), l’artista recupera un fare artigianale antico, riflettendo sul rapporto tra il supporto-tela e il soggetto-colore, che si traduce in un frottage ricco di illusioni ottiche, in sovrapposizione a sapienti stesure di colore – dominanti i blu – a creare nuovi orizzonti paesaggistici.

L'angolo-bello_Rolando-Tessadri

L’angolo bello, Rolando Tessadri

L'angolo-bello_Gianni-Pellegrini

L’angolo bello, Gianni Pellegrini

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La Couleur, Mauro Cappelletti

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