It’s nice to know the things you lost were real. Will Stewart

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Clima Gallery ospita fino al 10 giugno 2017 It’s nice to know the things you lost were real, la prima personale italiana di Will Stewart. In linea con il suo modus operandi, l’artista offre al visitatore suggestioni visive e oggettuali di percorsi fisici ed emozionali che si costituiscono come spunti per inedite riflessioni individuali. Questa mostra si potrebbe considerare come un invito a fermarsi e a guardare attraverso gli occhi di Will Stewart oggetti appartenenti alla sfera del quotidiano che, distratti dalla vita di tutti i giorni, perdiamo di vista.

Negli spazi della galleria, l’artista americano realizza ambienti domestici utilizzando visual references e found objects selezionati e raccolti durante le sue camminate in aree post-industriali segnate da un processo di riqualificazione urbana e culturale di New York e di Milano. Gli oggetti recuperati vengono ricontestualizzati nelle stanze della galleria e si mostrano con immediatezza all’osservatore, il quale, secondo l’intenzione dell’artista, non necessita di appoggiarsi a un testo che veicoli il messaggio o indirizzi la riflessione. Infatti, le things e le references esposte sono ciò che si vede. Pur nella loro immediatezza, esse non sono ovvie, in quanto il fruitore deve compiere un processo di individuazione degli ambienti.

L’artista offre il suo punto di vista attraverso tracce visive e materiali di luoghi che hanno suscitato in lui emozioni disposte assecondando le particolarità architettoniche della galleria mediante elementi di design e l’utilizzo di materiali organici. Alcune delle opere esposte sono soggette a trasformazioni quasi impercettibili con il variare delle condizioni climatiche esterne e con il trascorrere del tempo, mentre altre influenzano la dinamica dello sguardo dell’osservatore. In questo modo, si realizza una sovrapposizione dei ritmi interni ai singoli lavori con quelli scanditi dal luogo in cui si trovano che permette una fruizione dinamica e sempre inedita.

Nella prima stanza, che potrebbe essere identificata con una veranda, si trova una panchina sorretta da pietre su cui è posto un “diario visuale”, che racconta attraverso visual references e found objects un percorso compiuto da Will Stewart durante un cammino nel luogo raffigurato in copertina. Altro elemento che concorre all’identificazione dell’ambiente è la “finestra” posta accanto alla panca. Quest’opera sembra aprire un varco verso un ambiente esterno parzialmente oscurato da foglie e detriti raccolti dall’artista in situ. Sulla parete opposta è steso un “telo” di colla che modifica la propria conformazione e il proprio colore al variare della temperatura ambientale. Accanto, si trova una mensola in marmo su cui è posto un altro “diario visuale” e, di fianco, una pianta di limone avvolta da una struttura in juta è appesa sopra una sorta di sottovaso che raccoglie l’acqua che scende, modificandone così la conformazione.

Il collegamento tra la prima stanza e la back room è sottolineato dalla presenza, a sinistra, dei monocromi in cui è rappresentato un paesaggio dai tratti quasi infantili costruito mediante stratificazioni di gesso che, da lontano, dà l’illusione di essere realizzato in tessuto, e, a destra, dalle due “finestre”. La back room è un ambiente più intimo, definito dalla presenza di un tavolo realizzato con una lastra di cemento rotta che ha perso la propria funzione d’uso originaria. Nel piccolo vano a sinistra si trova un “panno”.

Dalla prima sala della galleria si accede alla living room, un ambiente maggiormente definito e caratterizzato da un “tavolo” di cemento sopra cui è posto un display LCD e da due sedie di design. Nel video scorrono alcuni fotogrammi del paesaggio post-industriale che si vede da una finestra dello studio dell’artista la cui visibilità dipende dalla rifrazione luce solare esterna. Dietro, si trova una sorta di trittico che apre verso gli ambienti dello Zach Restaurant, un esperimento realizzato da Will Stewart presso il proprio studio in cui una volta a settimana invitava un artista a cucinare piatti cheap per la comunità del quartiere. Davanti al “trittico” si ritrova la struttura in marmo con un “diario visuale” e una pianta di mandarino.

Concludendo, in questa mostra Will Stewart sembra giocare con i ritmi scanditi dall’architettura degli spazi e quelli interni alle opere, offrendo la sua visione intima e personale di luoghi appartenenti al suo vissuto esperienziale.

Clima Gallery, Milano
Will Stewart. It’s nice to know the things you lost were real
Fino al 10 giugno, 2017

First room and back room 2

It’s nice to know the things you lost were real. Will Stewart, First room and back room, 2o17

First room and back room

It’s nice to know the things you lost were real. Will Stewart, First room and back room, 2o17

Second room

It’s nice to know the things you lost were real. Will Stewart, Secon room, 2o17

Back room

It’s nice to know the things you lost were real. Will Stewart, Back room, 2o17

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Sara Tassan Solet

Laureata in Archeologia e Storia dell’Arte all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si avvicina al mondo delle gallerie milanesi durante gli studi, ed esplora con sguardo curioso questo mondo dinamico cercando un inedito punto di vista.

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