Jeff Wall. Actuality = actor + reality

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L’attualità di Jeff Wall nasce in studio, attraverso l’utilizzo di scenografie e attori, dove ogni avvenimento viene pianificato nel dettaglio, per poi essere fotografata più e più volte e spesso modificata digitalmente. In questo modo la pellicola acquisisce l’attimo esatto della realtà voluto dal fotografo, meglio di quanto avrebbe potuto fare la macchina fotografica davanti alla scena reale.
Questo concetto rivisitato di “attualità”, alla base della poetica del fotografo canadese (1946, Vancouver), viene enfatizzato dal curatore Francesco Bonami in occasione della prima retrospettiva dedicata all’artista su suolo italiano, intitolata appunto Actuality, in corso al PAC.

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Jeff Wall, Diagonal Composition No.1, 1993, © Jeff Wall – courtesy of the artist
 

Il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano ha accolto, fino al 9 giugno 2013, una selezione di quarantadue opere del fotografo – tra lightboxes, che ne hanno decretato la fama, e stampe in bianco e nero e a colori anche di dimensioni colossali –, molte delle quali presentate per la prima volta in Italia e provenienti dalle più importanti collezioni internazionali.
Pioniere della fotografia concettuale o post-concettuale della cosiddetta “Scuola di Vancouver”, è stato ospitato dalle più importanti manifestazioni artistiche, come a Documenta di Kassel e alla Biennale di Venezia, ed è stato protagonista di grandiose mostre personali nei principali musei del mondo, incluso il MoMA di New York (2007), il San Francisco Museum of Modern Art (2008) e la Tate Modern di Londra (2005).
Con le sue riflessioni sul mezzo espressivo, sulle tecniche e sui materiali fotografici, e con le sue digressioni artistico–filosofiche, Wall ha aperto la strada a innumerevoli altri artisti contemporanei, da Andreas Gursky a Thomas Ruff, influenzandoli con il suo lavoro.
Dalla mostra emergono differenti livelli di lettura dell’opera del fotografo, che nel complesso rivela una critica pungente della realtà in cui viviamo. Attraverso i suoi scatti, infatti, Wall narra storie di vita quotidiana affrontando tematiche che variano dal sociale al politico, dal personale al pubblico.

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Jeff Wall, In front of a nightclub, 2006, © Jeff Wall – courtesy of the artist
 

Le fotografie a colori Pawnshop, In front of a nightclub e Band & Crowd, ad esempio, rappresentano caratteristiche scene di vita sociale ordinaria: la prima rappresenta due persone intente a vendere oggetti al banco dei pegni, la seconda delle persone all’ingresso di un locale notturno e la terza un concerto rock. Wall ricostruisce queste scene reali congelando i gesti e gli sguardi dei personaggi per raccontare delle storie – o per meglio dire la sua actuality – condensate in un solo fotogramma e volontariamente ricreate in modo talmente meticoloso da sembrare irreali.
Young man wet with rain, invece, è uno dei pochi lavori in cui il fotografo si concentra sulla figura umana, donandole la monumentalità di una figura classica e riducendo al minimo i riferimenti ambientali.
I titoli hanno sempre una funzione molto importante nel lavoro di Wall, in quanto spingono l’osservatore a porsi delle domande di fronte alle immagini e quindi a indagare maggiormente la realtà che esse inscenano. Difficile guardare Young man wet with rain senza avvicinarsi a cercare la pioggia, una pioggia che in realtà non c’è.
Jeff Wall oltre a essere uno dei più innovativi fotografi degli ultimi trentanni è autore di saggi e testi critici, e la sua ampia conoscenza della storia dell’arte è testimoniata dalle citazioni di grandi capolavori del passato o da scene di famosi romanzi a cui ricorre spesso nelle sue fotografie.

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Jeff Wall, Mimic, 1982, © Jeff Wall – courtesy of the artist
 

Mimic, una delle fotografie più conosciute dell’artista – esposta insieme ad altri due scatti in una sala dedicata a scene di violenza latente (A man with a rifle e Blood stained garment) –, si ispira a un famoso dipinto del 1877 di Gustave Caillebotte, Rue de Paris, Temps de pluie, nel quale un’innocua coppia di borghesi viene minacciata da un passante solitario. Nella trasposizione contemporanea di Wall la potenziale minaccia si trasforma in odio razziale: attraverso un unico gesto inconfondibile il fotografo, infatti, riesce a far percepire all’osservatore gli intenti violenti di un uomo ancora prima che la violenza abbia luogo.
After Spring Snow, byYukio Mishima, chapter 34, invece, è un omaggio allo scrittore e drammaturgo giapponese e, più di tutte le altre fotografie esposte, ha quella dimensione pittorica che, come dice Bonami, fa ripensare ai quadri di Manet, Courbet e di altri “pittori della vita moderna”.
Tra le opere più interessanti da evidenziare ci sono sicuramente i suoi famosi lightbox, che richiamano il linguaggio pubblicitario tipicamente americano e sono diventati negli anni il segno più riconoscibile del suo lavoro. Diagonal composition 1,2,3 e Blind window 1,2,3 sono due serie di lightboxes nelle quali Jeff Wall rimanda formalmente al rigore compositivo dei quadri di Van Doesburg e alle geometrie della pittura astratta di Mondrian, raggiungendo risultati impareggiabili.

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Jeff Wall, Afetr Spring Snow, by Yukio Mishima, chapter 34, 2000-2005, © Jeff Wall – courtesy of the artist
 
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Classe 1986, Francesca risiede e lavora a Piacenza. Dopo essersi laureata al Dams di Bologna in Storia dell'Arte, si è diplomata in Comunicazione e Organizzazione per l'Arte Contemporanea all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Collabora attualmente con l'artista piacentina Claudia Losi e scrive per alcune riviste d'arte online e giornali piacentini.

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