Jimmie Durham Sound and Silliness, da vedere e da ascoltare al Maxxi

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“Listen, always listen; don’t talk, but listen.” Questo il consiglio che l’artista e poeta Jimmie Durham, interrogato da Hans Ulrich Obrist alla Biennale di Venezia 2015, rivolgeva ai giovani artisti. Con la stessa esortazione introduce oggi tutti i visitatori del Maxxi alla sua personale: “Jimmie Durham. Sound and Silliness”, dal 5 febbraio al 24 aprile 2016.

Due lavori audio e due lavori video, sono i protagonisti di questa mostra, tutta da ascoltare e da guardare: Domestic Glass, 2006, è un lavoro audio, realizzato durante la mostra Deposizioneda RAM, radioartemobile, dove Durham, in occasione di una perfomance, rompeva trecento bicchieri di vino con una pietra ossidiana, ponendo l’accento su uno dei temi centrali del suo lavoro, ossia la trasformazione della materia. “Non si può distruggere la materia, si può eliminare la sua funzionalità, la sua forma. (…) quando parlo di frantumazione di bicchieri da vino, non voglio dire che questi vengano distrutti, bensì che si trasformano grazie ad una bella pietra nera”. Le rondini di porta Capuana è invece il secondo lavoro audio esposto in mostra, presentato da RAM, Radioartemobile alla Notte Bianca di Parigi del 2013. L’opera riproduce i suoni della città e delle rondoni presso la Porta Capuana, a Napoli, importante crocevia e snodo commerciale, sin dagli inizi del Novecento; creando un vero e proprio concerto sonoro per chi ascolta.

Camminando al centro della sala, lo sguardo si focalizza su due video, definiti dall’artista “silliness”, ossia  “sciocchi”. Il primo è Fleur de pas mal, 2006, opera nota anche come Kinetic Sculpture, una riflessione che Durham compie quando arriva in Europa, a metà degli anni Novanta, sui diversi usi che si possono fare delle pietre come oggetto cinematografico, strumento per trasformare la materia, soggetto in movimento. Il video  rappresenta l’azione, ripresa a rallentatore, di una grande pietra, che cade in un contenitore pieno di vernice e dipinge tutta l’aria circostante grazie al gesto di un’azione pittorica.Il secondo è A Proposal for a New International Genuflexion in Promotion of World Peace, 2007, il video di un inno alla pace, realizzato in Messico, che l’artista mima come protagonista di un cinema muto; più che un’opera è una vera e propria performance.

La passione di Durham per il cinema e per il teatro caratterizza molte delle sue opere fin dagli inizi degli anni Sessanta, anni in cui l’artista è attivo in teatro, nella performance e nella letteratura, cresciuto a favore del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti e fondatore, negli anni Settanta, dell’International  Indian Teatry Council. Questo suo ruolo di attore, dall’etimologia agere, colui che agisce, si manifesta anche nelle sue opere d’arte, dove l’importanza viene riconosciuta nel processo e nello sviluppo del lavoro prima che nella realizzazione finale. Alla domanda: “Che cosa è l’arte?” Durham risponde infatti che “l’arte è quello che deve essere”.

Il titolo della mostra “Sound and Silliness” esorta il visitatore a riflettere sul senso delle azioni, e ancora una volta, invita quindi a meditare sull’agire, proprio come fanno gli attori. Attraverso la “sciocchezza”, l’artista invita a riflettere sull’esistenza, proponendo una riflessione alternativa e innovativa a una semplice esposizione di opere. L’arte di Durham, ironica ed etica, definita anche di memoria duchampiana, irrompe nell’esistenza come irrompe in mostra il suono delle rondoni e dei vetri infranti, che ricordano come, sia nell’arte che nella vita, tutto si trasforma e nulla si distrugge.

Jimmie Durham Domestic Glass 2006 Photo Credits: Luis Filipe de Oliveira do Rosario

Jimmie Durham, Domestic Glass, 2006. Photo Credits: Luis Filipe de Oliveira do Rosario

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Jimmie Durham, A Proposal for a New International Genuflexion in Promotion of World Peace, 2007. Still da video. Courtesy the artist


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Jimmie Durham, Fleur de pas mal, 2005. Still da video. 

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