Jingge Dong. La bellezza del caos e la forza della luce

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Lo scorso dicembre, Roma ha ospitato la Biennale MArteLive, manifestazione dedicata alla promozione dell’arte emergente. Nelle due serate del main event “MarteLive Lo Spettacolo Totale”, gli artisti finalisti delle 16 categorie in concorso, hanno “raccontato” la loro arte realizzando le proprie opere davanti al pubblico. Jingge Dong, pittore di origini cinesi, in Italia per proseguire il suo percorso artistico, è il vincitore della sezione pittura.  Nell’intervista che segue, Dong ha parlato delle sue tele, delicate e inquiete al tempo stesso, esito di una ricerca di equilibrio sottile tra luce e buio, ordine e caos, che spesso accompagna l’esistenza umana.

Su quali elementi si fonda la sua ricerca artistica?
La mia ricerca si fonda su elementi come punti, linee e superfici, ma nell’ultimo anno, il mio percorso artistico è stato influenzato in modo particolare da altri due elementi: la notte, con le sue luci artificiali, e il caos.  In tutto quest’anno, infatti, ho passato quasi ogni giorno nel laboratorio dell‘Accademia e la sera, tornando a casa, osservavo i tantissimi puntini delle luci artificiali, provando una grande emozione e un forte sentimento estetico. Il panorama, generato da queste luci, appartiene solo alla notte ed è quel panorama inorganico, che io chiamo “notte bianca”. Nel mio lavoro, sono in cerca della forza e del sentimento estetico che “la notte bianca” ci trasmette.
La riflessione sul caos, invece, nasce da una coincidenza. Un giorno, nel laboratorio dell’Accademia, c’è stato un improvviso black out, e in quel frangente ho visto una scena caotica: i materiali artistici nel buio, le persone, la struttura delle cose, le linee, i puntini della luce del cellulare e sprazzi di luce naturale. Era una visione fantastica, dove tutte le cose, così insieme, andavano a costruire un’immagine molto potente che, pian piano, ho cercato di applicare a scene di vita quotidiana.

Rimanendo sul tema del caos, l’opera con cui ha partecipato alla Biennale MarteLive è un dipinto a olio, intitolato proprio “Il paesaggio del caos 2”. Quale significato assume, dunque, il concetto di caos nella sua arte?
Anche se il caos ha da sempre un significato non troppo positivo, ho scoperto in esso qualcosa di bellissimo, e col mio lavoro vorrei continuare ad approfondirne la percezione. Nell’arte ci sono il bianco e il nero, il chiaro e lo scuro, ciò che è pesante e ciò che è leggero. Quello che vorrei dire e provare con la mia arte, è che la bellezza nasce spesso da una contrapposizione come quella che c’è tra ordine e disordine, tra ordine e caos appunto. Nella rappresentazione del paesaggio c’è proprio la ricerca di questa relazione tra ordine e disordine, una ricerca che mira a trovare la bellezza e la potenza di questo rapporto. Per fare un parallelismo con la mia vita, io adesso ho 29 anni, è un’età ansiosa perché penso a molte cose: il lavoro, il matrimonio, la tesi, il percorso artistico e la sua prosecuzione, eccetera. Tutto questo mi stressa, rendendomi molto agitato, vorrei pensare solo all’arte, ma non posso. È un conflitto tra la vita ideale e quella reale, così, ogni giorno, tante cose si mescolano nella mia mente, proprio come il caos. Sono stanco, però, come ho detto, la bellezza nasce dal conflitto e io spero di trovare in questo caos qualcosa di bello, e magari, tra tanti anni, mi renderò conto che quello che adesso mi sembra un momento così duro e sofferto, in realtà è un periodo molto vivace e pieno.

Tornando alla luce, che importanza ha questo elemento nei suoi lavori?
La luce artificiale è un simbolo di civiltá dove c’è gente c’è luce. Il panorama notturno della “notte bianca”, quello spettacolo che appartiene solo alla notte, è un qualcosa che ti dà forza anche nei momenti duri della vita, spingendoti ad avanzare. In esso si esprime la potenza dell’essere umano. Nella mia serie del “caos”, invece, la luce ha un altro significato, essa è simbolo di speranza e ordine. Nei miei lavori, la luce dà equilibrio alla scena caotica e va a rappresentare l’ordine. Essa è dunque fondamentale alla mia ricerca di bellezza nel rapporto conflittuale tra ordine e disordine. Nei miei quadri c’è sempre una componente chiara, senza la quale l’intera opera non potrebbe “respirare”. Volendo fare un altro parallelismo con la realtà della mia vita, mi viene da pensare che, anche se mi trovo in un periodo molto caotico, una soluzione c’è sempre, come c’è sempre la speranza che riesca a cavarmela, superando i problemi. In fondo, è un po’ come se ci fosse qualcuno a dirmi di non aver paura perché non sono solo.

Quale senso attribuisce alla notte, che spesso caratterizza le atmosfere dei suoi dipinti?
La notte è simile al caos e il buio caotico fa paura. Ricordo che da bambino dormivo spesso con la TV accesa per evitare che la mia camera diventasse completamente nera. Il buio mi portava a pensare alla morte, e questo era molto brutto, ma per fortuna c’è la luce. Inoltre, la notte mi fa riflettere sul fatto che, in assenza di luce, non riusciamo a vedere i colori che caratterizzano le cose. In assenza di luce che colore ha una mela? Non credo che la notte possa darci una risposta su questo, ma può far riflettere. Secondo me, la notte può mostrarci l’aspetto essenziale delle cose, quello che durante il giorno rimane nascosto ai nostri occhi. Credo quindi che la notte sia un’atmosfera o uno sfondo in cui si svela la vera realtà.

Le tonalità morbide e polverose dei suoi lavori, possono rimandare ad una certa  pittura italiana del Novecento, ma guardando anche oltre l’Italia, quali sono gli artisti che ritiene abbiano avuto una maggiore influenza sul suo lavoro?
Mi hanno influenzato molto le tonalità  e l’atmosfera di Morandi, sono molto affascinanti il tocco e la pennellata della sue opera, come pure le sfumature tenui dei colori. Inoltre recentemente guardo spesso le opere tramite website e album di pittura di Jon Cattapan, Luc Tymans.

Dopo la formazione a Shanghai, ora sta continuando gli studi a Venezia. Che impatto ha avuto sulla sua arte l’incontro con una città dal paesaggio così particolare?
È un’esperienza molto interessante. In una città molto moderna come Shanghai, studiavo l’arte classica e la fotografia occidentali, ora studio, in una città storica,  l’arte moderna e contemporanea. Devo ammettere che Venezia è una città bellissima, dove sono molto contento di vivere e studiare. Per quanto riguarda il mio lavoro, sono stato influenzato più dall’atmosfera artistica che dal paesaggio. La Biennale d’arte, il teatro La fenice, il Carnevale, la Galleria dell’Accademia e tante chiese in cui ci sono tante opere rinascimentali. Sento soprattutto dover ringraziare l’atelier di Pittura dell’accademia di belle arti di Venezia, i prof. Carlo di Raco e Martino Scavezzon, che mi hanno indicato una direzione artistica giusta, che a me piace tanto. Ho imparato molto anche dai miei compagni, con loro ho capito che, per migliorare, dobbiamo essere più diligenti e più concentrati. Quindi, con una giusta direzione e un atteggiamento sincero, sempre ricordando di comunicare con gli altri, credo che si possa avere successo.

Come definirebbe l’esperienza della Biennale MarteLive?
Questa è stata la prima volta che partecipavo alla Biennale MarteLive, e a dire la verità  mi è piaciuto molto questo tipo di attività artistica. Si è trattato più di un live che di una mostra in senso stretto, è un po’ come una festa in cui gli artisti, di ogni sezione, possono comunicare tra loro, ammirando gli uni le opere degli altri. Era la prima volta che dipingevo davanti a un pubblico e fuori dal laboratorio. Inizialmente ero po’ nervoso, ma poi ho conosciuto tanti amici e artisti anche delle altre sezioni. Si tratta davvero di un’esperienza indimenticabile, mentre si dipinge , si ascolta la musica, si discute e si ammira lo spettacolo degli altri artisti. Io ho partecipato una sola sera, sarebbe meraviglioso se si potesse partecipare a tutte le serate.

In questo momento sta lavorando a qualche nuovo progetto?
Si, ultimamente sto sperimentando varie tecniche, materiali, e texture, per capire come poter arricchire la scena e il ritmo dei quadri. Allo stesso tempo, lavoro anche su un nuovo tema, provando a rappresentare il mito antico cinese, unendo lo stile occidentale a quello orientale.

Delia Pizzuti

Opera 1Jingge Dong, Il paesaggio del caos#2, 170cm x 190cm, olio ed acrilico su tela, 2017 Courtesy Jingge Dong

Opera 3Jingge Dong, La notte bianca#1, 180cm x 208cm, olio su tela, 2017 Courtesy Jingge Dong

Opera 4Jingge Dong, Il paesaggio del caos#4, 140cm x 170cm, olio ed acrilico su tela, 2017 Courtesy Jingge Dong

Opera 5Jingge Dong, La notte bianca#4#5, 170cm x 280cm, olio ed acrilico su tela, 2017 Courtesy Jingge Dong

Opera 7Jingge Dong, Il paesaggio del caos#5, 140cm x 170cm,olio ed acrilico su tela, 2017 Courtesy Jingge Dong

Opera 4Jingge Dong, La notte bianca#2, 185cm x 210cm, olio ed acrilico su tela, 2017 Courtesy Jingge Dong

Opera 6Jingge Dong, Il paesaggio del caos#3, 140cm x 170cm, olio ed acrilico su tela, 2017 Courtesy Jingge Dong

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