Jonathan Borofsky: insieme per costruire il nostro mondo

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Jonathan Borofsky (b. 1942) è uno scultore e incisore americano. Una delle sue serie più conosciute è Hammering Man, sculture cinetiche installate in varie città di tutto il mondo. Oggi, grazie al miglioramento della qualità delle immagini aeree e alla Street View, possiamo vedere molte delle sue opere di grandi dimensioni in spazi pubblici in tutto il mondo.

Le tue mostre precedenti sembravano arrangiamenti spontanei di una vasta gamma di figure in vari media, disegni sparsi sul pavimento, tra cui una componente partecipativa mediante l’inserimento di un tavolo da ping pong per far giocare il pubblico. In seguito, ti sei spostato all’aperto con silhouette individuali o in piccoli gruppi come Walking Man o Molecule Man. Come è accaduto? Facciamo il collegamento tra il tuo lavoro precedente e quello che stai facendo ora.
Negli anni Settanta stavo raccogliendo i miei pensieri sulla vita, sull’umanità, sulla mia psicologia: chi sono, perché gli esseri umani agiscono in un certo modo e che tipo di simboli posso creare, per me stesso e per gli altri, che riflettano questi pensieri e sentimenti? Di solito le mie installazioni contenevano molti elementi diversi, e il modo in cui li tenevo insieme era un sistema di numerazione sequenziale. Quella che sembrava essere un’installazione molto caotica in realtà era controllata da questo sistema. All’interno di tali installazioni, a volte si rivelavano delle immagini molto personali, come Hammering Man, che ho usato come simbolo del lavoratore in tutti noi. Simboli come questo hanno cominciato ad apparire nelle mie prime installazioni sotto forma di disegni, dipinti e ritagli di compensato. Ad un certo punto verso la fine degli anni Settanta un collezionista mi chiese se potevo fare una grande scultura dell’Hammering Manin metallo per l’esterno; questo ha iniziato il processo che mi ha fatto produrre le mie immagini personali e archetipiche in situazioni pubbliche all’aperto. L’essere in grado di tradurre un’immagine molto privata che era iniziata come un piccolo disegno personale in un ambiente pubblico è diventata una bella sfida. La mia teoria è sempre stata questa: più riesco ad addentrarmi dentro di me per trovare qualcosa di profondamente personale, più possibilità ho di creare un simbolo che può toccare tutti in modo significativo. Siamo tutti più o meno simili – abbiamo tutti le stesse speranze e paure.

I tuoi numeri scritti sono spesso molto grandi – a volte si aggirano sui milioni. Sono in sequenza o casuali, e perché?
Nel 1967-68 ho rinunciato completamente alla pittura e alla scultura per concentrarmi sulla mia mente interiore. Contavo da 1 a 10 più e più volte come una sorta di meditazione, e di solito scrivevo i numeri su un foglio. Questo processo era ripetitivo, e si dà il caso che  in quel tempo si allineava con l’Arte Concettuale, che si stava sviluppando simultaneamente in Europa e negli Stati Uniti. A un certo punto, decisi di iniziare proprio da zero, di continuare a contare verso l’infinito e di vedere per quanto tempo e quanto in alto sarei riuscito a contare – forse un anno, o due anni. I numeri erano scritti a mano: ogni giorno riprendevo il conteggio da dove l’avevo lasciato il giorno prima. Ad un certo punto, quel genere rigido di controllo concettuale iniziò a cozzare contro il mio bisogno di fare delle immagini psicologiche e personali.Iniziai a fare nuovamente dei disegni molto piccoli e dei dipinti, e ogni volta che un’opera era completata, invece della mia firma normale la firmavo con il numero a cui ero arrivato nel mio conteggio meditativo in quel giorno particolare. Questo era un modo di fondere il mio bisogno di struttura con l’elemento figurativo.

Hai usato questa numerazione anche nella tua scultura pubblica più recente?
Quel particolare sistema di conteggio lineare è finito sullo sfondo intorno all’anno 1990. Ogni tanto applico ancora un numero a un’opera particolare, semplicemente perché mi riporta indietro a quel sistema. Tuttavia, negli ultimi 15 anni ho fuso la struttura nella figurazione con le mie sculture Human Structures – in cui le figure sono assemblate con bulloni, mano nella mano e testa con piedi, per creare un sistema modulare perfetto. 


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Jonathan Borofsky, Self-Portrait, 1980 Photo credit: Megan Williams, courtesy of the artist

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Jonathan Borofsky, Hammering Man, 2002 22 meters tall, painted steel, electric motor Heungkuk building, Seoul, South Korea Courtesy of the artist
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Jonathan Borofsky, People Tower, 2008. 128 interlocking painted steel figures. Olympic Park, Beijing, China. Courtesy of the artist

Da sé, tue sculture figurative quali Hammering Man e Walking Man sono isolate e giganti. Eppure, mentre ciascuna esegue le proprie azioni, tutte condividono il nostro spazio umano. Come consideri questa interazione durante il processo di pianificazione?
Quando vengo avvicinato da qualcuno per eseguire un progetto pubblico, io studio naturalmente le dimensioni dei dintorni: è in un ampio parco all’aperto, oppure è circondato da molti edifici? Il pubblico passeggerà oppure guiderà nei dintorni? L’Hammering Man di Francoforte è alto 21 metri, e si trova di fronte al Messeturm (uno degli edifici più alti della città). Ogni giorno trentamila auto circolano sotto il braccio motorizzato martellante della scultura. Quindi, se si stanno facendo dei simboli per aiutare le persone a pensare o a sentire, a volte una versione più grande chiarisce ciò che si sta cercando di dire.

Parliamo del simbolismo legato a Hammering Man. Ci sono molte versioni situate in varie località in tutto il mondo oltre a Francoforte: Seoul, Seattle, Basilea, solo per citarne alcune. Che cosa significa per te e cosa speri che significhi per i luoghi in cui le metti?
Ho menzionato che la scultura è un simbolo che sta per il lavoratore in tutti noi. Ognuno di noi utilizza le proprie mani ogni giorno, o per costruire un ponte, o per fare da mangiare ai nostri figli, o per strisciare le mani attraverso lo schermo di un computer, o addirittura per fare arte! Siamo tutti in movimento per costruire il nostro mondo. Per creare l’Hammering Manho preso in considerazione una delle immagini più archetipiche che mi venisse in mente: una persona, forse un lavoratore primordiale sul pianeta Terra, il quale raccolse un bastone, legò ad esso una pietra con un po’ di pelle di animale e ne fece uno strumento. Alla fine, ho concepito l’idea di avere diverse sculture dell’Hammering Man che martellano simultaneamente in luoghi diversi in tutto il mondo. Stiamo lavorando tutti insieme per costruire il nostro mondo.

C’è una ragione particolare per cui Walking to the Sky è stato temporaneamente installato a Rockfeller Center nel 2004, prima di venire spostato l’anno seguente al Nasher Sculpture Center a Dallas?
Il Public Art Fund ha un programma in cui vengono invitati diversi artisti ad esporre il proprio lavoro a New York per un periodo di tempo. Ero uno dei tanti artisti invitati nel corso degli anni. Ci siamo accordati su Walking to the Sky, in quanto in quel periodo era per me una nuova opera e il Rockefeller Center è un luogo molto emozionante ed energetico, dove visitatori provenienti da tutte le parti del mondo passeggiano in tutte le direzioni.

Qual è il significato di questa immagine?
Quando avevo forse 5-6 anni, ero solito sedermi sulle ginocchia di mio padre. La storia che ricordo mi raccontava più e più volte riguardava un gigante buono che viveva in cielo; io e mio padre andavamo su ad incontrare questo gigante ed a discutere su ciò che si sarebbe potuto fare per le persone giù in terra, per aiutarle. Inoltre, nei miei primi anni, mia madre (la quale era un pittore ed un architetto) teneva sempre delle riviste d’arte sul tavolino del salotto. Il titolo del celebre dipinto di Gauguin attirò la mia attenzione: Da dove veniamo? Cosa siamo? Dove stiamo andando? Leggere questo titolo da bambino, è entrato in me. L’arte potrebbe trattare queste questioni filosofiche, e io potrei fare dei simboli di ciò a cui penso e di quello che sento. Nell’opera Walking to the Sky, le persone che camminano sul palo sono tutte di diverse nazionalità e generi: mi riferisco a tutta l’umanità. Ho dato ad essa un titolo poetico, ma forse avrebbe potuto essere anche il titolo usato da Gauguin.

Adesso utilizzi il computer per disegnare le sculture all’aperto?
Assolutamente sì:per ognuna di queste grandi sculture all’esterno oggi usiamo il software CAD 3D per progettare il lavoro e per comprenderlo strutturalmente. Queste opere più grandi richiedono un approccio ingegneristico esteso, compresi i test del vento in galleria e studi sismici, come fossero degli alti edifici. La scultura Human Structures a Pechino è alta una ventina di metri, e abbiamo decisamente bisogno di computer per calcolare come queste 136 figure sono perfettamente imbullonate insieme secondo un sistema modulare, mano nella mano e testa con piedi, e come realizzare una struttura forte senza alcuna saldatura. La figura viene utilizzata quale elemento strutturale, come un mattone o un blocco di costruzione. È un altro modo per esprimere l’idea di molte parti che si uniscono per formare un tutto.

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Leda Cempellin

Docente Associato Confermato presso la South Dakota State University.

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