Juan De Andrés: El sentido de mi vida

acrilico su legno intelaiato, 91x102x5,5 cm, 2009

Armonia, musicalità e poesia si riassumono nelle forme ordinate ritmicamente di Juan De Andrés, artista rigoroso che nulla lascia al caso e tutto traspone in “quadri plastici”, o in sculture possenti che si relazionano con lo spazio circostante. Le sue opere emanano una calma riflessiva capace di stimolare i sensi e le emozioni in modo discreto e al tempo stesso profondo, specchio della sua personalità: lontano dalle mode, lontano dai falsi miti e nuove star dell’arte, che il mercato accende sotto i riflettori che poi ben presto si spengono lasciando poco o nulla ai posteri, lontano anche dal tempo del consumo, dal nostro tempo.

acrilico su legno intelaiato, 91x102x5,5 cm, 2009

Juan De Andrés, acrilico su legno intelaiato, 2009   
 

De Andrés nel 1977 è costretto a lasciare l’Uruguay lacerato dalla dittatura per approdare in Spagna, dove fissa la sua dimora nella viva Barcellona. Un viaggio necessario ma non voluto che Juan ha saputo vivere come un accrescimento personale e artistico: “Barcellona non modificò le mie radici, ma piuttosto le mie radici si nutrirono di una grande componente culturale che mi permise di vedere e realizzare opere che in Uruguay non avrei creato.” L’esilio è sempre un evento doloroso soprattutto nella prima tappa quando, come scrive Eduardo Galeano: “Ti senti di stare con le radici in aria, come vivendo alle intemperie, sotto cieli e terre straniere”. Juan De Andrés è riuscito a dare una risposta creativa alla sfida lanciata dall’esilio, è riuscito a riconoscere e riconoscersi in persone e luoghi sconosciuti, facendo della diversità un tesoro. Tutto questo si rispecchia nel suo lavoro che può definirsi un condensato di esperienze artistiche, tradotte in un linguaggio intimamente personale.

Juan De Andrés, acrilico su legno intelaiato, 2009

Juan De Andrés, acrilico su legno intelaiato, 2009   
 

Come per molte generazioni di artisti uruguaiani il punto di partenza dal quale non è possibile eludere è il Costruttivismo Universale e simbolico di Joaquin Torres Garcia, tuttavia per Juan questo è un punto di partenza alla ricerca di un’interiorità profonda. L’opera diviene il “ritratto dell’individuo”, è la ricerca di un concetto e di una verità che dura il tempo e lo spazio di una vita: “Per me le opere di un artista sono le tappe di un viaggio che sai dove inizia ma non dove conduce”. Nel suo lavoro è così possibile trovare vari riferimenti, ma al tempo stesso è altrettanto facile trovarne il superamento: dal costruttivismo al neoplasticismo, dal minimalismo all’arte Madì.

Juan De Andrés, acrilico su legno intelaiato, 2009   Juan De Andrés, acrilico su legno intelaiato, 2009   
 

Nel lavoro di De Andrés il piano bidimensionale si trasforma in elemento tridimensionale e plastico, che rompe la tradizionale concezione del quadro chiuso tra le linee ortogonali della cornice, per trasformarlo in forme geometriche tra le quali non esistono rapporti di forza ma solo metrici e proporzionali (proporzione aurea) generando uno spazio ritmico che si espande verso l’esterno. Ampie superfici di colore fanno da collante tra la materia e la forma – modulate sui toni della terra il cui apice sonoro è il rosso – sfasate in altezza e profondità, separate da distanze millimetriche e rettilinee o da intersezioni lignee dalle venature evidenti.

Juan De Andrés, acrilico su legno intelaiato, 2009

Juan De Andrés, acrilico su legno intelaiato, 2009   
 

Una rigorosa attività di sintesi attua un’epurazione totale dal superfluo pervenendo a un’arte aniconica, che ricerca lo spazio assoluto dove si concentrano equilibri fatti di vuoti e pieni, di luci e ombre. La pazienza e la cura con le quali ogni forma è realizzata rispondono a un “tempo diverso rispetto alla società che stiamo vivendo molto superficiale, caotica e teatrale”. Una dimensione umana del tempo che si modula sull’esistenza fatta di momenti vissuti che sommandosi diventano ricordo e memoria. Nel suo lavoro si riscopre un’identità tra idea e percezione, estetica ed etica, in un pensiero il cui soggetto è l’uomo nella sua totalità, nel senso umanistico del termine.

Erika Ferretto

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