Kammer Klang: come programmare una serie di musica contemporanea indipendente e sostenibile – parte 2

maxresdefault

Continua l’intervista a Kammer Klang, la prima parte è qui.

Dal punto di vista della microeconomia, state offrendo del lavoro che prima non lo aveva…
Tecnicamente sì, ma la cosa più importante è contribuire alla scena. Il primo passo è stato trovare i soldi per pagare gli artisti, questa era la priorità su tutto. Abbiamo raccolto fondi per questo. Poi abbiamo investito nell’archivistica (foto, video) e nella produzione. Ma la maggior parte dei soldi è spesa per gli artisti, anche grazie a una squadra di volontari che coordinano le serate.

Quando vivevo a Londra sentivo spesso frasi come “la musica classica è morta”, frasi che non hanno mai significato nulla per me. Non vedo alcuna differenza di qualità fra la tradizionale musica classica e le nuove. La differenza sta nella qualità della performance. E l’aspetto più interessante della musica contemporanea trovo sia la produzione, ovvero la relazione tra la scrittura, l’allestimento di vecchi testi in maniera non convenzionale, le commissioni e certamente il booking e la raccolta fondi. Qual è la tua strategia?
Non credo che ci sia una gerarchia tra la musica sperimentale o altri generi e la musica classica. Lo spazio di esecuzione è molto importante e Cafe Oto è un luogo fantastico in cui suonare: è raccolto e incoraggia una stretta relazione fra l’artista e il pubblico. Ogni passo nella creazione e presentazione della musica contemporanea è fondamentale, dal concept alla qualità della scrittura, alla performance. Mi piace curare ogni aspetto della produzione, dalla composizione al pubblico. Per questo cerco di trattare tutti nel miglior modo possibile.

Per quanto riguarda le commissioni?
Kammer Klang non commissiona direttamente. Accade che invitiamo artisti e gruppi che a loro volta commissionano nuovi lavori e propongono di suonare quei lavori per noi: alla fine ospitiamo molte prime esecuzioni. Stiamo creando delle residenze: artisti internazionali vengono a Londra per produrre nuovi lavori in collaborazione con artisti del Regno Unito. Come nel caso di Chicks on Speed.

In questo caso ti occupi anche della sala per l’esecuzione?
Sì e lo faremo per tutte le nostre residenze. Vogliamo mettere gli artisti nella condizione di produrre il loro lavoro al meglio, senza imporre nessuno standard riguardo al risultato.

Questa è una domanda più personale: qual’è la tua opinione sulla musica contemporanea in generale?
Dunque, la musica contemporanea è quello che faccio per la maggior parte dei miei giorni. Ci credo molto.

Si tratta di una scelta quindi…
Certamente. Ho diminuito per scelta il lavoro sulla musica classica, in modo da avere più tempo per fare cose strane, più sperimentali. Prima dovevo fare qualsiasi cosa fossi in grado di fare. Ora sono più flessibile. Curo una stagione, il mio gruppo, suono da solista. A volte compongo. E la maggior parte di tutto questo lavoro è solidamente radicato nella musica contemporanea.

Cosa si può dire della situazione della musica contemporanea?
Bisogna fare una distinzione fra la classica contemporanea e gli altri generi, perché evolvono in maniera diversa. La prima eredita tantissimo dalla tradizione classica. Ha tante qualità, non per ultima la possibilità di trasmettere la musica nella forma di una partitura, ma sopravvive in un contesto conservatore. D’altra parte, nascono sotto generi di nuova musica e i punti di contatto con le arti visuali e altri tipi di performance sono sempre più frequenti. Sono molto più ottimista di prima riguardo alla scena. Non so se perché ora la conosco meglio, o perché sono stato abbastanza fortunato da essere chiamato a far parte di progetti interessanti, o perché in effetti la scena sia cambiata davvero. Ma ho la sensazione che ci siano più novità di prima e molta più energia spesa in questo tipo di musica, soprattutto dalle nuove generazioni. Mescolare diversi generi di musica? Credo che la cosa migliore sia non mescolarli affatto, ma di metterli a fianco. Non sono contro le collaborazioni, ma il successo di Kammer Klang viene dal fatto di rendere possibile che approcci musicali diversi si riflettano uno sull’altro, senza mescolarsi.

Un po’ come la biblioteca Marciana e Palazzo Ducale a Venezia. Una questione di punti di vista. La relazione fra due cose diverse sta nel modo in cui le guardiamo o le ascoltiamo.
Assolutamente.

Non è tanto la musica o il pezzo in se stesi, ma il rapporto fra essi.
Sicuramente stanno bene anche da soli, ma il lavoro del curatore è davvero creare un significato in più fra due elementi.

Si tratta di stimolare la posizione critica del pubblico.
O quella creativa. Non deve essere per forza critica, può essere una semplice associazione d’idee.

I tuoi progetti da solista?
Recentemente ho suonato Opera with Obejcts di Alvin Lucier, al Southbank Centre, insieme a 1+1 di Philip Glass. Ora sto lavorando su un pezzo di Alex Schubert, per batteria sola, sensori e video, dove il movimento delle braccia è usato per determinare l’elettronica live e il video.

Torniamo a Kammer Klang. Notizie per il 2016?
BBC Radio 3 ci ha chiesto di poter registrare e trasmettere tre delle nostre serate, insieme a interviste con i nostri esecutori e compositori. Questo è un enorme riconoscimento del nostro lavoro. Pensiamo che siano interessati a mostrare un altro lato della musica contemporanea, forse un po’ più avventuroso: è bello che ci vedano in questo modo.

Grandissima notizia! In bocca al lupo. 
Grazie a voi!


parazon

Parazon

jmarino2

Jmarino

Jennifer Walshe and Juliet Fraser performing Louis D'heudieres

Jennifer Walshe and Juliet Fraser performing Louis D’heudieres

Distractfold performing Rebecca Saunders

Distractfold performing Rebecca Saunders

alexander_schubert_670

Alexander Schubert

By the boat

Serge Vuille

Rispondi