Kerstin Brätsch _Ruine / Kaya _Kovo

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Kerstin Brätsch e il collettivo Kaya sono ospiti della Fondazione Memmo di Roma, fino all’11 novembre 2018, nella doppia esposizione “_Ruine” e “_Kovo“.

Dal dialogo con il curatore, Francesco Stocchi, è emerso come questa mostra abbia un significato proprio nella dinamica di produzione artistica a Roma. Essa, infatti, rientra nell’ambito delle residenze promosse dalla Fondazione, che attraverso il suo impegno sull’arte contemporanea, intende contribuire alla crescita culturale della città, favorendo l’incontro tra artisti stranieri e maestranze altamente qualificate presenti nel territorio. In quest’ottica, il concetto di residenza, prende un respiro ampio, senza esaurirsi nella realizzazione del progetto espositivo, concepito invece come una possibilità per l’artista di approfondire il suo lavoro a contatto con la città di Roma. In tale contesto va decifrata l’esposizione che, articolata nella sezione della Casa per “_Ruine” e della Stalla per “_Kovo“, ridefinisce gli spazi della Fondazione, dando vita a realtà differenti, due mondi diversi, dentro uno stesso universo.

Il progetto personale, che Brätsch presenta in “_Ruine”, trasporta il visitatore in una dimensione magica e antica. Un caleidoscopio di forme e colori, in cui le opere appaiono come frammenti, custodi di un’ancestrale energia sciamanica, la stessa che emana sia dai marbling paintings, realizzati con il maestro della marmorizzazione Dirk Lange, sia dai lavori in stucco marmo, esito della collaborazione con l’artigiano romano Walter Cipriani. Il curatore Stocchi si è soffermato sull’importanza che per l’opera ha avuto la propensione alla collaborazione nella pratica artistica, da parte degli autori. Collaborazione che porta alla concezione di una mostra la cui costruzione prevede un tempo lungo, modulato sullo scambio tra artista e artigiano.

Il senso d’inafferrabile liquidità che traspare nelle marmorizzazioni, sembra contrastare con la solida fermezza delle lastre che imitano i marmi, realizzate riprendendo l’antica tecnica dello stucco. Tuttavia l’artista arriva a comporre i diversi elementi in un racconto unitario, che sembra arrivare all’origine della materia, a quel magma primordiale, che nelle opere vive come traccia e frammento.

Stocchi osserva che il tipo di cooperazione intercorsa tra l’artista e gli artigiani, ha dato alla mostra il carattere di una continua scoperta. Il curatore ha sottolineato anche come l’indagine, compiuta da Brätsch sulle diverse tipologie presentate dal medium pittorico, l’abbia portata, in questo caso, a realizzare una pittura che si può definire “solidificata”.

Lasciando lo spazio della Casa, illuminato dalla colorata vivacità dei frammenti di “_Ruine“, si entra nell’arcaica atmosfera di “_Kovo“, dove il collettivo Kaya, collabora con il sound artist e musicista Nicolas An Xedro, di base a Napoli.

In questo caso, gli artisti sono stati invitati a realizzare un’opera in sito, nello spazio della Stalla, dove ricreano quello che potrebbe essere l’habitat di una tana, un antro di caverna, cupo e nascosto. Un covo appunto, in cui vibra un’energia tribale. Le pelli, le lampade e i dipinti presentati da Kaya, coinvolgono il fruitore in un luogo abitato da identità antropomorfe e spettrali, che hanno a che fare con la nostra primitività. Stocchi ha evidenziato l’idea di flusso continuo che caratterizza l’approccio del collettivo al lavoro. Lo stesso che in “_Kovo“, li ha portati a intervenire su opere provenienti da mostre precedenti. In questa, come in altre opere di Kaya, l’incontro tra la pittura di Bratsch e la scultura di Eilers si risolve in quello che il curatore descrive come una “collisione tra pittura e scultura”.

Analizzando la relazione che intercorre tra “_Ruine” e “Kovo“, il curatore ha rilevato come in esse, gli artisti ragionino su elementi condivisi, che sono ad esempio il concetto di catacombe e quello di rovina, dandone una lettura non romantica, sempre in rapporto con il futuro. L’intera mostra, dunque, racchiude in sé due realtà apparentemente distanti, ma unite dall’attenzione a un passato primitivo, dai tratti ambigui e inquietanti. Un tempo lontano, che continua a pulsare nel nostro presente, proiettandosi in un ipotetico domani.

Delia Pizzuti

Info:

Kerstin Bratsch _Ruine
Kaya_Kovo
a cura di Francesco Stocchi
4 maggio – 11 novembre 2018
Fondazione Memmo
Via di Fontanella Borghese, 56b Roma
Orari: dal mercoledì alla domenica, ore 11.00-18.00

_MG_3371Kerstin Brätsch_Ruine, installation view at Fondazione Memmo, Rome, 2018, © Daniele Molajoli

_MG_3702Kerstin Brätsch, Dino Runes_Towards an Alphabet, digital Print, (detail), 2018, © Daniele Molajoli

001_(4763)_HighResKAYA _KOVO, installation view at Fondazione Memmo, Rome, 2018, © Daniele Molajoli.

018_(4768)_HighResKAYA, _KOVO, installation view at Fondazione Memmo, Rome, 2018, © Daniele Molajoli.

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