Kisho Suga. Situations

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Frangenti sospesi in un orizzonte sintetico. Questa potrebbe essere una delle possibili definizioni di Situations, la prima mostra di Kisho Suga realizzata fuori dal Giappone, più precisamente negli spazi delle Navate di Pirelli HangarBicocca, a Milano. Qui, organico e artificiale si contrappongono e fondono con gli immensi vuoti industriali, dove si respira tutta la ruvidità della Post-Minimal Art attraversata da un riflessivo equilibrio orientale.

Kishio Suga, protagonista fondamentale dell’arte contemporanea giapponese, inizia il suo lavoro unendosi al gruppo artistico Mono-ha, letteralmente “la scuola delle cose”, risposta orientale alle occidentali Land Art e Arte Povera. Tra i componenti del gruppo, è l’unico a proseguire le incessanti riflessioni artistiche sulla relazione tra individuo, materia e ambiente, che lo hanno accompagnato fino a oggi. «Realizzo installazioni all’interno di spazi espositivi, una forma d’arte piuttosto comune oggi. Uso una varietà di materiali, accostandoli e creando una struttura che si adatta a tutto lo spazio. Le installazioni non sono mai permanenti e possono essere facilmente rimosse e distrutte. Si potrebbe dire che creo mondi temporanei» (Kishio Suga, The Conditions Surrounding an Act, 2009).

La retrospettiva comprende venti opere realizzate dal 1969 a oggi, riadattate per l’occasione, rendendo l’intervento dell’artista temporaneo e irripetibile. Suga ha infatti utilizzato materiali raccolti in loco, inserendoli nei suoi lavori in modo da renderli site-specific. All’ingresso della mostra la vastità dello spazio investe lo spettatore come una colata di cemento fresco. La prima opera, Critical Sections, è composta da una lunga fune formata da stoffe bianche e nere intervallate da rami, che, dal soffitto, si allunga fino al pavimento, dove è fissata con delle lastre di zinco. La connessione tra i materiali, la continua contrapposizione tra stoffe tese, morbide e il loro intrecciarsi, creano un forte dinamismo, dando vita a una sorta di oggetto volante ridotto ai minimi termini, ancorato al terreno. Proseguendo attraverso il paesaggio creato da Suga, ci si imbatte in Condition of Situated Units, un groviglio di rami che si allunga orizzontalmente nello spazio, contrapponendosi allo scheletro metallico collocato al suo interno, che sostiene la struttura verticalmente. Le due forze opposte che governano la materia creano un caos calmo, che trova solidità nella resina del pavimento, sottolineando ancora una volta l’indissolubile legame tra opera e spazio, presente in tutti i lavori dell’artista giapponese. L’opera di maggiore impatto è l’ultima del percorso espositivo: Left-Behind Situation, posta nel Cubo di Pirelli HangarBicocca. Lo spazio si presenta come un limbo senza luogo e senza tempo, in cui degli oggetti immobili sono sospesi in aria, come sorretti da un mare invisibile e piatto. Per ottenere questo incredibile effetto, Suga compie diversi studi basati sulle proporzioni del corpo umano, attraverso i quali riesce a posizionare blocchi di legno e pietra su un filo metallico di tipo industriale, fissato alle uniche due altezze in grado di renderlo invisibile ad un primo sguardo: cinquanta e cinquecento centimetri. L’opera rende lo spazio inaccessibile allo spettatore, amplificandone il senso di immobilità precaria.

Left-Behind Situation è stata concepita anche per gli spazi della Scottish National Gallery of Modern Art a Edimburgo, nella mostra “Karla Black and Kishio Suga. A New Order” fino a Febbraio 2017. In questo caso, la sala espositiva a disposizione di Suga, è completamente diversa rispetto al Cubo di Pirelli HangarBicocca. Le dimensioni ridotte, i muri bianchi, il pavimento in legno e le tre ampie finestre, hanno trasformato l’installazione in un disegno bidimensionale dove linee e blocchi di colori formano una composizione perfetta. Simon Groom, direttore della Scottish National Gallery of Modern Art a Edimburgo, coglie il legame indissolubile tra spazio e opera nel lavoro di Suga, paragonandolo a una fotografia, esprimendone al meglio il significato: «Sebbene le dimensioni di un’opera siano sempre specificate, come una fotografia che fissa un momento nel tempo, si pensa sempre che sarebbero potute essere diverse, e la consuetudine a conformarsi a questa norma serve solo a sottolineare quanto esse siano irrilevanti nel lavoro di Suga».

Fino al 29 Gennaio 2017

 

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Kishio Suga – Law of Multitude, 1975 2016, dettaglio. Courtesy dell’artista, Guggenheim Abu Dhabi e Pirelli HangarBicocca, Milano. Photo Agostino Osio

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Kishio Suga – Condition of Situated Units, 1975 2016. Courtesy dell’artista, Tomio Koyama Gallery, Tokyo e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio

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Kishio Suga – Situations, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, 2016. Courtesy of Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio

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Kishio Suga – Left-Behind Situation, 1972 2016. Courtesy dell’artista, Glenstone Foundation, Potomac, Maryland e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio

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Giulia Brenna

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