Krištof Kintera, Post-naturalia alla Collezione Maramotti

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La visita alla mostra inizia con una sorta di caccia al tesoro all’interno dei Musei Civici di Reggio Emilia. Facendosi strada nell’allestimento ottocentesco del museo di Storia Naturale, che ospita, tra le altre, la collezione dello scienziato Lazzaro Spallanzani, tra animali tassidermizzati, reperti fossili e modelli botanici, si approda, quasi per caso, a una piccola stanza. All’interno sono installate, giustapposte agli erbari antichi, alcune opere dell’artista, accumulazioni di piante e frutti sintetici con esfoliazioni in rame, che si confondono con l’allestimento originale da museo di storia naturale. Anche le didascalie dei lavori di Kintera non differiscono per aspetto e forma da quelle del museo, sono testimonianze della volontà di catalogazione e accumulazione di reperti propria di personalità come Spallanzani, fonte di ispirazione per l’artista, e del progressivo dissolversi dei confini tra mondo naturale e culturale, tecnologia e botanica, reami che sempre più si ibridano e si incontrano nel nostro mondo 2.0. La visita prosegue in piazza Vittoria, dove il Public Jukebox dell’artista diffonde le canzoni popolari tipiche della zona di Reggio Emilia. È un’installazione d’arte pubblica itinerante, che Kintera ha proposto in diversi luoghi d’Europa, di fronte alla quale l’anziana signora, che riconosce emozionata le melodie della sua terra, s’incontra coi giovani curiosi della tradizioni e persone provenienti da diverse parti del mondo che si approcciano così, quasi per gioco o per caso, al loro paese di adozione.

Spostandosi negli spazi della Maramotti, l’installazione più scenografica è il Systemus Postnaturalis, un organismo nervoso di fili di rame e piante sintetiche, che avviluppa lo spettatore come un polpo artificiale. Nuove conformazioni proto-vegetali nascono e si cristallizzano, l’ambiente espositivo si trasforma in una serra, dove anche la luce viene pilotata artificialmente per nutrire e coltivare questo corpo in apparente espansione. Un’installazione che richiama l’estetica steam-punk degli anni 80-’90, quando iniziava ad affermarsi la “dittatura del rame” e dei nuovi sistemi di comunicazione, ma che, nonostante i vent’anni di scarto, è ancora in grado di conturbare e risucchiare nelle sue forme tentacolari il visitatore. Più didascalico appare il Laboratorio dell’artista allestito nella seconda sala della mostra, oltre il giardino. Ci si immerge nel sistema produttivo dell’artista-scienziato, tra accumulazioni di materiale elettronico di scarto, composti chimici, lampade, vernici… Alcuni video mostrano l’artista al lavoro, intento a creare i suoi organismi artificiali, tra distruzione di macchinari preesistenti, calchi di elementi vegetali, assemblaggi… All’interno del laboratorio trovano posto le teche storiche con gli erbari antichi sostituiti dalle installazioni di Kintera nei Musei Civici, ulteriore richiamo al cortocircuito tra sedi espositive e discipline che l’artista ha voluto creare. La creazione diventa, in questo ambiente, parte integrante dell’opera stessa, rivelando il carattere performativo della pratica di Kintera.

Negli spazi che dividono le due maggiori installazioni, il Systemus Postnaturalis e il Laboratorio dell’artista, sono disseminati altri interventi: Electrons Seeking Spirit è un corpo di fili, proiettato verso l’alto, sulla cui sommità è fissata la testa di un animale, mentre le opere della serie Praying Woods, nel giardino, sono ramoscelli di legno ricoperti d’argento, che ricordano un’umanità prostrata in preghiera, verso il cielo o verso la terra. Kintera tenta di dare una visione immaginifica dello scenario proprio dell’antropocene, epoca geologica nella quale l’ambiente terrestre è fortemente condizionato a scala sia locale, sia globale dagli effetti dell’azione umana. Astenendosi da scenari catastrofici di estinzioni e apocalissi, l’artista immagina un ideale, quanto improbabile, incontro tra natura e cultura nella creazione di un paesaggio post naturale, ma che della natura conserva i fini meccanismi, sistemi di sopravvivenza e che, dalla natura, prende a carico modelli diagrammatici per la diffusione del sapere. Nel suo testo Transmutazione delle specie, scritto per il catalogo della mostra, Miloš Vojtěchovský cita giustamente il rizoma in relazione al lavoro di Kintera. Con la sua forma “irregolare e apparentemente caotica”, che sfida ogni pretesa di ordine gerarchico e linearità, il rizoma si afferma come la forma-simbolo della tecno-cultura post-industriale caratterizzata “dai sempre più labili confini tra pubblico e privato, tra biologico e tecnologico, tra organico e inorganico, tra centro e periferia.” Una forma che si dipana e s’insinua nell’ambiente circostante, influenzandolo gradualmente ma in modo irreversibile, attraverso la trasmissione di informazioni e energie. Qual è dunque il ruolo dell’artista in questa nuova “età del rame”, nella quale la realtà è talmente avveniristica e “inumana”, da aver superato l’immaginazione? Questa è la domanda che sembra alla base del lavoro di Kintera e del suo tentativo di dare forma a un nuovo universo, che altro non è se non la continua sperimentazione di forme ibride e in divenire, tracce del magma caotico che sottende e agita il nostro mondo contemporaneo.

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Krištof Kintera, Postnaturalia, 2016. Collezione Maramotti, veduta di mostra / Collezione Maramotti, exhibition view. Ph. Dario Lasagni

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Allestimento di / Installation of Krištof Kintera – Postnaturalia, 13-14 marzo / March 2017. Ph. Sofia Picariello

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Krištof Kintera, Laboratorio dell’artista / Artist’s Laboratory, 2017. Collezione Maramotti, veduta di mostra / Collezione Maramotti, exhibition view. Ph. Dario Lasagni

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Krištof Kintera, Electrons Seeking Spirit, 2016. Collezione Maramotti, veduta di mostra / Collezione Maramotti, exhibition view. Ph. Dario Lasagni

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Paola Bonino

Paola Bonino ha studiato Lettere Moderne e Arti Visive e si è specializzata in pratica curatoriale presso l' École du Magasin (Grenoble), dove ha co-curato la mostra ‘From 199C to 199D’ Liam Gillick. Attualmente, fa parte della direzione artistica di Placentia Arte (Piacenza).

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