La ceramica che cambia: un dialogo tra generazioni

In primo piano Mimmo Paladino, Dormiente e coccodrillo, terracotta refrattaria dipinta ad ingobbi, ossidi e smalti, dimensioni ambiente, 1998.

La mostra “La ceramica che cambia. La scultura ceramica in Italia dal secondo dopoguerra”, attualmente in corso al MIC – Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, si pone come obiettivo quello di ripercorrere le tappe principali della storia scultorea ceramica in Italia attraverso l’esposizione delle opere che hanno contribuito a cambiarne le prospettive e a segnarne le specificità.Lungo il secolo appena trascorso sono numerosi infatti gli artisti che si sono confrontati, e si confrontano tutt’oggi, con questo medium all’insegna della sperimentazione e dell’innovazione, sia in termini formali che concettuali. Per questo motivo sembrano quanto mai maturi i tempi per una riflessione che possa rappresentare le esperienze più significative in tale ambito tramite personalità del calibro di Arturo Martini, Asger Jorn, Albert Diato, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Leoncillo Leonardi, Nanni Valentini, Marino Marini, Gavino Tilocca, Carlo Zauli per giungere ai contemporanei come Luigi Ontani e Mimmo Paladino. La rassegna sceglie non a caso di partire dal secondo dopoguerra; con la fine del conflitto, infatti, soprattutto in Italia, la scultura vive un momento di forte transizione in quanto gli ideali e i canoni di riferimento proposti dal fascismo, improntati sulla monumentalità e sul classicismo delle opere, sembrano ormai tramontati e inadeguati. Gli artisti iniziano dunque a sentire ingombrante il peso di un’eredità ideologica fallimentare e molti di essi, per questo motivo, decidono di sperimentare l’impiego della maiolica che sembra invece meglio rispondere alle nuove esigenze di libertà formale e soprattutto espressiva.

Durante lo stesso periodo avviene, inoltre, una lenta ma constante valorizzazione delle “arti applicate” che, a partire dagli anni Cinquanta, godono di una nuova attenzione da parte della critica, maggiormente propensa a riscattarle dal contesto marginale di “arti minori” alle quali erano relegate, esaltandone le qualità e apprezzandone i risultati soprattutto per i lavori di carattere “regionalista”. L’esposizione dedica inoltre una doverosa parentesi all’ambito faentino e al ruolo chiave svolto dal MIC – Museo delle ceramiche (fondato nel 1908) e dal Premio Faenza (nato nel 1932 e divenuto riferimento internazionale dagli anni Sessanta) che hanno reso la città un centro di riferimento per le vicende artistiche legate alla scultura in ceramica grazie anche ad artisti come Carlo Zauli (a cui nel 2002 è stato dedicato un museo che ripercorre le vicende della sua opera con uno sguardo attento al contemporaneo tramite interessanti mostre temporanee, residenze d’artista e un FAB_LAB – Laboratorio tecnologico di stampe in 3D).

La mostra è inoltre suddivisa secondo sezioni tematiche che rintracciano nella produzione ceramica degli artisti le analogie con i periodi della storia dell’arte contemporanea come il neocubismo, l’ informale, ma anche la pop art, il minimalismo fino ad arrivare alle esperienze più recenti dell’arte concettuale. Il percorso espositivo serve a testimoniare come ancora oggi la ceramica rappresenti un mezzo espressivo importante per gli artisti contemporanei, da Luigi Ontani, presente con TrumeauAlato (1997 -2007), passando per Mimmo Paladino – a cui il MIC già nel 2012 aveva dedicato un’importante retrospettiva alla sua opera in ceramica e nel 2013 aveva inaugurato il portale d’ingresso del museo che presenta un suo intervento – con il suo Dormiente e Coccodrillo (1998) per finire con i lavori del duo Bertozzi&Casoni. Ne risulta dunque uno spaccato ricco e variegato che vede al centro della mostra l’indagine sulla ceramica, qui intesa come campo di ricerca e sperimentazione, con l’intento  di rintracciarne gli sviluppi storici e verificarne gli esiti nel presente.

La ceramica che cambia. La scultura ceramica in Italia dal secondo dopoguerra.
A cura di Claudia Casali
Fino al 1 febbraio 2015
MIC – Museo Internazionale Delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza (RA)
Orari: dal martedì al venerdì 10:00 – 13:30; sabato, domenica e festivi: 10:00 – 17:30
Catalogo: La ceramica che cambia. La Scultura ceramica dal secondo dopoguerra. Da fontana a Leoncillo, Da Melotti a Ontani, Gli Ori, Pistoia, 2014. ISBN 9788873365457.

In primo piano Arturo Martini, Aviatore, terracotta refrattaria, 120 x 145 x 70 cm, 1931.

In primo piano Arturo Martini, Aviatore, terracotta refrattaria, 120 x 145 x 70 cm, 1931.

veduta allestimento della mostra “La ceramica che cambia”, Mic – Museo Internazionale delle ceramiche di Faenza

veduta allestimento della mostra “La ceramica che cambia”, Mic – Museo Internazionale delle ceramiche di Faenza

In primo piano Luigi Ontani, TrumeauAlato, maiolica dipinta in policromia, 243 x 83 x 65 cm, 1997-2007.

In primo piano Luigi Ontani, TrumeauAlato, maiolica dipinta in policromia, 243 x 83 x 65 cm, 1997-2007.

In primo piano Mimmo Paladino, Dormiente e coccodrillo, terracotta refrattaria dipinta ad ingobbi, ossidi e smalti, dimensioni ambiente, 1998.

In primo piano Mimmo Paladino, Dormiente e coccodrillo, terracotta refrattaria dipinta ad ingobbi, ossidi e smalti, dimensioni ambiente, 1998.

The following two tabs change content below.

Davide Mariani

Dottorando in storia dell’arte contemporanea presso la Scuola di Dottorato in scienze dei sistemi culturali del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. Parallelamente svolge l’attività di curatore indipendente attraverso la realizzazione di progetti espositivi in spazi pubblici e privati. I suoi interessi di ricerca sono principalmente la commistione tra le arti, in particolare gli sconfinamenti tra arte, moda e design, e la scultura italiana del XX secolo. Si è occupato inoltre di ceramica artistica e artigianato del Novecento.

Rispondi