Quand fondra la neige, où ira le blanc: la collezione Righi a Palazzo Fortuny

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Cosa significa oggi collezionare arte contemporanea? Nel corso degli ultimi ventanni si è assistito al ribaltamento degli indicatori di valore a cui ci si affidava per concludere un acquisto; se in passato, infatti, lo studio attento del lavoro di un artista portava il collezionista a credere, o sperare, che in futuro le sue opere sarebbero state riconosciute dalla Storia dell’Arte, oggi è l’andamento del mercato a dichiararne il valore e la valenza storica. Un approccio speculativo all’arte molto spesso fine a se stesso o al raggiungimento di un determinato status sociale. Tuttavia molti collezionisti prendono le distanze da queste dinamiche e considerano l’atto del collezionare come qualcosa di intimo, prima di tutto un investimento su se stessi e sul proprio tempo, dove la collezione è lo specchio della personalità e la sintesi dell’interpretazione storico-artistica di chi la possiede.

La mostra “Quand fondra la neige, où ira le blanc” in corso a Palazzo Fortuny di Venezia fino al 6 novembre 2016, dà il via a un complesso progetto espositivo ideato da Daniela Ferretti e incentrato su questo tema: attraverso lo studio del profilo di alcuni dei più importanti collezionisti contemporanei si vuole indagare l’evoluzione di questa figura, dal Rinascimento ai giorni nostri. Il primo protagonista di questo viaggio nel collezionismo “emotivo” è Enea Righi, imprenditore bolognese la cui collezione privata, che oggi conta circa mille pezzi raccolti nel corso di un trentennio, è considerata una delle più importanti a livello nazionale. I curatori della mostra, Eric Mèzil e Lorenzo Paini, hanno selezionato un nucleo di opere dalla collezione Righi prestando particolare attenzione alla specificità degli spazi di quella che è stata la casa-studio, ora museo, del geniale Mariano Fortuny, artista eclettico e raffinato collezionista a sua volta.

I quattro piani del Palazzo costituiscono delle ideali tappe che si sviluppano in modo ascendente, descrivendo illusioni e contraddizioni del nostro tempo. Al piano terra il visitatore è accolto dai palloni argentei di Philippe Parreno, forte richiamo alla società scintillante e “leggera” che il quotidiano ci offre, un Velo di Maya immediatamente lacerato dall’opera di Thomas Hirschhorm ‘Break-through (three)’, che simula i disastri della guerra attraverso lo sventramento del soffitto di Palazzo Fortuny; e ancora, lavori di artisti mediorientali come Kader Attia e Walid Raad, raccontano le atrocità dei combattimenti affiancati da maestri degli anni Settanta come Alighiero Boetti e Robert Longo. Il piano nobile è forse il fulcro di tutta l’esibizione, in cui la ricerca di una propria identità emerge dal modo in cui le opere della collezione Righi dialogano con i luoghi e gli oggetti che furono al centro della vita di Mariano Fortuny; i temi sono la sofferenza e l’amore, ma anche il concetto di eternità e i cambiamenti inevitabili che il tempo genera sull’essere umano, maestralmente descritti dall’opera di Hans-Peter Feldmann ‘100 Jahre’, dove la fugacità dell’esistenza viene mostrata attraverso 101 ritratti di uomini e donne in bianco e nero immortalati dall’età di pochi mesi fino ai cento anni. Salendo ancora si possonono ammirare i lavori di Enzo Mari, Superstudio, Andrè Komatsu e Daniel Buren, attraverso i quali il visitatore abbraccia la visione utopica dell’architettura e dello spazio, stimolato dalla riflessione su ciò che il mondo è e su come potrebbe essere. Infine, in cima agli ultimi gradini, si conquista il piano più alto, dove l’opera neon di Peter Friedl lascia correre il pensiero e chiude simbolicamente il cerchio con una frase: Io posso trovare fantasie dove non c’è nessuno.

Ed è forse qui che il titolo della mostra, “Quand fondra la neige, où ira le blanc”, tratto da un’opera di Rèmy Zaugg, trova compimento: quella leggera traccia di bianco dopo che la neve si sarà sciolta, diventa la rappresentazione dell’eredità spirituale e il senso ultimo insito in ogni grande collezione, il segno tangibile del passare del tempo e della storia. Con questo evento espositivo, l’istituzione museale veneziana conferma ancora una volta la sua importante versatilità come promotrice attenta delle forme dell’arte contemporanea e custode del passato e del patrimonio artistico che fu di Mariano Fortuny.

“Quand fondra la neige, où ira le blanc”
Collezionismo Contemporaneo a Palazzo Fortuny.
Fino al 6 novembre 2016
Palazzo Fortuny, Venezia

01

Philippe Parreno, Speech Bubbles (Silver ), 2009, Credito fotografico Sebastiano Pellion di Persano, Courtesy dell’artista

02

Deimantas Narkevicius, Holy War, 1996, Courtesy dell’artista

04

Franz Erhard Walther, Halbkreis III Skulptural – Aussen, 1975, Courtesy dell’artista

06

Joan Jonas, Twilight, 1975, Credito fotografico Antonio Maniscalco, Courtesy dell’artista

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Magalì Cappellaro

Da sempre appassionata di arte contemporanea e design, si diploma presso il Liceo Artistico Giovanni Sello di Udine e successivamente ottiene la laurea in Tecnologie per la Conservazione e il Restauro presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Particolarmente interessata allo sviluppo delle realtà non-profit in ambito artistico, collabora da anni con varie associazioni culturali di Udine, dove vive e lavora.

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