La forza delle immagini

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“Gli archivi sono giganti silenziosi”. Così esordisce Urs Stahel nella sua presentazione della mostra La forza delle immagini. Collezione MAST. Una selezione di fotografie su industria e lavoro. La mostra rientra nell’ambito di Fotografia Europea. Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro, che si svolge a Reggio Emilia e ha un altra estensione a Parma al CSAC con Objets trouvés. Archivi per un grande magazzino.

Il grande magazzino, nel caso specifico si parla della Rinascente, è, a detta di Francesca Zanella, “metafora dell’archivio e campo di indagine particolarmente appropriato per un archivio di archivi di immagini e progetti del Novecento (arte, architettura, design, fotografia, grafica editoriale e pubblicitaria, moda) per verificare metodo di indagine e costruzione di racconti”. Nella mostra a Bologna invece è il mondo dell’industria che fornisce il materiale di riflessione, gli ambienti che caratterizzano il sistema industriale e tecnologico, l’architettura, le persone, l’operaio e il dirigente, le condizioni di lavoro più invidiabili o terribili attraverso gli occhi di una quantità di artisti tra cui Rémy Markowitsch (Zurigo, Svizzera, 1957) con Psychomotor, 2016, 25 immagini ciascuna in cui i macchinari, visti insieme, sembrano più esseri viventi che fredda ferraglia.

Come si sa Reggio Emilia è invasa da una offerta straordinaria di mostre che approfondiscono l’argomento “era degli archivi” che caratterizza questo periodo storico. Dall’effetto internet al tema della globalizzazione. Partendo da Luzzara, Un paese, l’impresa fotografica-letteraria di Cesare Zavattini e Paul Strand per arrivare alla Breve storia della fotografia sudafricana, 100 foto scattate negli ultimi 100 anni, ovviamente toccando l’archivio dell’Apartheid con immagini da parte di sconosciuti fino alle potenti imprese fotografiche di Zanele Muholi, qui con Ntozakhe II, una straordinaria regina nera, di cui abbiamo parlato nell’ultimo numero di Juliet.

Maurizio Ferraris parla di Rivoluzione documediale, il web è stata la quarta rivoluzione dopo Copernico, Darwin e Freud. Elio Grazioli e Walter Guadagnini parlano di Archivi del Futuro. Opere come quelle di Teresa Giannico, Lay out, prevedono appunto un lavoro di documentazione sugli spazi abitativi in condivisione giocando da una parte sul falso e dall’altra sull’intrusione nello spazio con materiali vari. Joan Fontcuberta ci presenta i Nouveaux Encyclopédistes, Roberto Pellegrinuzzi, per esempio, fa piovere 275.000 stampe digitali su pellicola Backlite nel suo Memoires, Parisian Laundry, le mois de la Photo a Montreal, 2015, dove tutti catalogano, ordinano, prendono da internet e classificano.

Non manca il taglio di Fabrica Photography, il centro di ricerca di Benetton Group da un’idea di Benetton e Toscani, 37 artisti con una visione forte del mondo. E anche Giovane Fotografia Italiana #05 Loop che ci restituisce la visione delle nuove generazioni. Oppure un tuffo nel passato con Foto-grafia. Tra immagine e memoria dalle raccolte e collezioni della Fototeca della Biblioteca Panizzi. Dai Dagherrotipi a oggi.

Fotografia Europea 2017 – XII edizione
Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro
Reggio Emilia, dal 5 maggio al 9 luglio, 2017

6.-Rémy-Markowitsch

Rémy Markowitsch, Psychomotor, 2016. Courtesy Galerie EIGEN + ART LeipzigBerlin

Andile-Buka,-SARTIST-SPORT,-YEOVILLE-TENNIS-CLUB,-2014,-Courtesy-the-Artist

Andile Buka, Sartist Sport,-Yeoville Tennis Club, 2014. Courtesy the Artist

Moira-Ricci,-DOVE-IL-CIELO-é-Più-VICINO-(trebbia-astronave),-2014,-courtesy-l’artista,-Associazione-Culturale-Lo-Scompiglio-e-Galleria-Arte-Contemporanea-LaVeronica

Moira Ricci, Dove il cielo è più vicino, 2014. Courtesy l’artista, Associazione Culturale Lo Scompiglio e Galleria Arte Contemporanea LaVeronica

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Emanuele Magri

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