La liberazione della luce in Richard Wright

Richard Wright

Artista, musicista, nato a Londra nel 1960, trasferitosi successivamente con casa e studio a Glasgow, Richard Wright comincia i suoi studi negli anni Ottanta presso l’Accademia di Belle Arti di Edimburgo dove la sua formazione lo porta ad avvicinarsi alla pittura e alla copia dal vero. La sua carriera inizia come artista figurativo influenzato dall’arte concettuale e in particolare da Duchamp, ma l’incontro con figure della scena contemporanea come Beuys e Paolozzi instillano in lui la voglia di cambiare direzione per rivolgersi a un’arte che potesse avere anche una forte connotazione sociale.

Negli anni Novanta, dopo dieci anni passati a dipingere, l’artista distrugge letteralmente i suoi lavori pittorici per un radicale cambio di rotta, un nuovo inizio verso l’astrattismo. La voglia di sperimentare lo porta anche ad approfondire lo studio degli ideogrammi, della calligrafia e della miniatura arricchendo il suo bagaglio artistico in una continua ricerca dell’approccio più creativo. Durante questi anni di transizione il suo nome è passato sulla bocca di molti critici ed esperti per un atteggiamento piuttosto radicale e di rottura; l’ultima dichiarazione che ha provocato scalpore risale al 2009 quando, in occasione del ritiro del Turner Prize per il suo affresco in foglia d’oro presso la Tate Britain di Londra, precisò come alla chiusura della mostra l’opera sarebbe stata distrutta. Un’usanza che torna spesso nel percorso artistico di Wright, del quale rimangono solo una decina di opere in circolazione, e che ha sempre affermato come l’arte sia qualcosa di effimero e fragile, che non è creata dall’artista per il futuro ma solamente per il momento presente. In questi ultimi anni la produzione di Wright ha riguardato lavori site-specific, spesso temporanei, in cui pittura e grafica riescono a dare una nuova e particolarissima dimensione agli spazi architettonici, a volte addirittura sovvertendola e creando un cortocircuito cognitivo tra visitatore e opera. Fortemente influenzato dai movimenti più disparati quali la Minimal Art, la pittura Rinascimentale, l’Avanguardia russa, De Stijl, l’Espressionismo Astratto e l’Optical Art, il suo lavoro si caratterizza per un’attenzione completa anche a fenomeni contemporanei come la moda, la musica e gli oggetti d’arte commerciali.

Nei suoi più recenti lavori Wright si è focalizzato sull’impiego del vetro piombato inteso come materiale/non-materiale che ha una capacità intrinseca di catturare e liberare la luce nello spazio. L’utilizzo del vetro, trasparente e colorato, caratterizza le tre grandiose vetrate che sono state installate come finestre presso lo spazio ovale della Galleria Gagosian di Roma. Alte quasi cinque metri ed esposte a Sud, le vetrate sono costituite da dodici pannelli in vetro piombato che hanno richiesto un minuzioso e complesso processo preparatorio essendo costituiti da numerosi elementi geometrici realizzati a mano e differenti tra loro per trasparenze e struttura. Entrando nella stanza il visitatore percepisce immediatamente come il percorso del sole attraversa le vetrate trasparenti e colorate creando giochi di luci sempre differenti a seconda dell’ora del giorno in una sorta di opera in movimento che, come l’ombra, muta e cambia nel tempo. L’esposizione, visitabile fino al 18 dicembre, è una prova importante per un artista che ha sempre agito su spazi architettonici degradati o comunque non legati all’arte. La sfida di Wright è appunto quella di trovare un posto tra l’architettura e lo spazio dove l’arte possa vivere ed eventualmente sopravvivere nel tempo, nel continuo tentativo di dipingere sul mondo e alla continua ricerca di quell’elemento subconscio della pittura che possa rendere necessaria la sua opera.

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Richard Wright , Installation view. Photo by Matteo D’Eletto M3 Studio

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Richard Wright, No title (detail), 2015. Leaded glass. Photo by Matteo D’Eletto M3 Studio Installation view D
Richard Wright, No title (detail), 2015. Leaded glass. Photo by Matteo D’Eletto M3 Studio
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