La Magnifica Ossessione

La Magnifica Ossessione, Giusy Calia, Corpo Celeste, 2012

Il Mart come lo conosciamo, per la sua architettura e la sofisticata cupola, compie dieci anni, e una mostra d’eccezione, celebra la forza titanica che dalle manifestazioni del futurismo ne narra l’evoluzione, le infinite narrazioni e modulazioni del presente.

Allestimento, Mart, “La magnifica ossessione”, 2012. © 2012 gianluca vassallo
 

Tra le mille declinazioni della mostra, la voce dominante suggerisce un’interpretazione tematica che, seppur affine ad argomenti canonici, assume il ritmo di vibrazioni e analogie quali tratti distintivi. L’allestimento lineare e conturbante,  rimane mimetico, come curiosamente le didascalie: vere protagoniste sono le opere.  Un invito ad attraversare la memoria di una collezione appassionata fino alla quintessenza attuale.
Dalla gipsoteca di fine ‘800, il dialogo prende forma accademica come rappresentazione mitica dell’identità, e visualizza la trasposizione di scultura, figura in posa e ritratto, lungo la tensione d’avanguardia, come l’Invertito, 2012 di Paco Cao: un complesso site specific, che imita la simmetria tra immagini d’archivio e copia, al di là del tempo. Azioni unitarie articolano con accento vivace, l’espressione e l’impressione sull’immaginario, così il pensiero del negativo, di Emilio Isgrò, Cancello il manifesto del Futurismo, 2012: un azzeramento e una dipartita verso inesplorate interpretazioni.
Casa d’arte è un luogo dove ritrovare i fondatori del primo movimento futurista – Depero, Marinetti, Russolo, Balla, Prampolini – per rivisitarli nell’ottica di un’arte diretta alle differenti manifestazioni, come nel Sogno di Alberto, 2011: un sigillo tra pittura e video-arte che tesse le trame di ideologia, dinamismo, sintesi, evoluzione. Questa impresa trova autonomia nella poetica di Sironi, L’Astronomia, e si struttura nell’architettura futurista a cui è dedicata un’ampia sezione di ricerca, fino alla visione liminare di Paolo Meoni.

 Paco Cao, Bozzetto site specific “Invertito” realizzato in occasione della mostra al Mart “La magnifica ossessione”, 2012 
 

Mediterraneo abbraccia idealmente l’assoluta bellezza e temperanza della classicità, per confluire nuovamente nelle esperienze del dopoguerra: Giorgio De Chirico e Arturo Martini si confrontano magistralmente con Gabriele Basilico e Mimmo Jodice, in un ritorno alla natura opposto alla storia. In un’atmosfera privata, la firma del collezionismo incoraggia il segno di vedute radicali, come le silhouette di Licini, le nature di Morandi, e la geometria di Melotti.
Il Mart rende manifeste le coordinate con cui dipana la missione del contemporaneo – Ricerca, Conservazione, Deposito e Propaganda.
Il furore del realismo affronta ideologie, problematiche e contrappunti – Emilio Vedova, Spazio inquieto ’53 – per rivolgersi contemporaneamente all’approccio progressista di Lichtenstein, Rauschenberg, e Holzer, fino a re-incorporare linguaggi epurati attraverso il neo-realismo di Rotella, Guttuso e Schifano.
L’atto successivo, è una classificazione della superficie, attraverso potenzialità, dispositivi, e vettori dello spazio, quali il taglio di Fontana, il volume di Dadamaino, il profilo di Marotta, la meccanica di Pomodoro, e la modulazione scalare di Colombo. Come immediata conseguenza, l’astrazione è un miraggio di decifrazione della profondità – Bonalumi,  Morris, Tirelli, Dibbets – accanto alla firma di Bruno Munari.

Felice Casorati, “Beethoven”, 1928, olio su tavola, 139 x120 cm, Mart Rovereto, VAF-Stiftung
 

Vogliamo anche le rose, è un docu-fiction che introduce lo sguardo al femminile, mediato dalle evocazioni singolari di Liliana Moro, Underdog, 2005: esempi eloquenti del più esteso discorso sull’identità che tocca immagine, testo, figura, estetica, e riflessione. Un pensiero trasversale, accomuna le impronte di artisti concentrati sulla potenza persuasiva della parola, nei testi e sonorità della Mail art.  Similmente, artisti anticipatori sovvertono la norma, manipolano forma e contenuto, e ampliano gli orizzonti del dialogo a temi cruciali, geografie ed ecologia – Beuys,  Boetti, Boltanski, Muniz, Zhen.
In Soglie, varcare il limite suggerisce una funzione partecipativa, in cui si coglie il tratto raffinato di poetica e puro spirito, come il dittico di Stefano Cagol, Nubi, 2000, in perfetta concatenazione con cristalli e Fuochi, 2006 di Sabrina Mezzaqui. Il filtro della natura si traduce in mimesi e paesaggio: sono le vedute romantiche di Kiefer, la percezione sublime di Simpson, le impressioni di Basilico, l’arché di Long e il soggetto di Anselmo, immagine di un nuovo Icaro.

La Magnifica Ossessione, Giusy Calia, “Corpo Celeste”, 2012 – immagine di comunicazione

La Magnifica Ossessione
Mart, Rovereto
26 ottobre 2012 – 06 ottobre 2013

 

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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