La pittura scritta di Luisa Gardini

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Gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati per l’arte contemporanea, in particolare per quella italiana, un punto di svolta, una virata verso sperimentazioni audaci, semplificazioni e concettualizzazione del fare artistico. Non più solo oggetto o soggetto sono il fulcro dell’opera ma inizia una dilatazione verso lo spazio circostante di ciò che l’artista pone in essere con il suo lavoro. L’arte diventa, così, composta non solo da oggetti concreti ma si arricchisce di contenuti che sfiorano il filosofico ma anche di pure provocazioni e automatismi. Il gesto, infatti, ripetizione meccanica di un input cerebrale, è al centro del lavoro di una delle più note artiste italiane che, attraversando i decenni, ha saputo creare un personale modo espressivo, contaminato da artisti come Scialoja, suo maestro all’Accademia di Belle Arti di Roma, Burri, Brancusi, De Kooning e Matisse, ma elaborato in modo da diventare qualcosa di unico.

Il gesto, impetuoso, nervoso e irruente, è ciò che contraddistingue le opere di Luisa Gardini, protagonista fino al 9 Marzo alla Federica Schiavo Gallery di Roma con un corpus di lavori che ripercorrono la sua carriera, raccontandone la storia attraverso quella pittura scritta, fatta di segno e materia, che la caratterizza. Sculture, assemblaggi, opere bidimensionali… in tutte, ciò che si percepisce è l’anima dell’artista, la sua volontà segnica rimarcata attraverso l’uso di tecniche e materiali diversi. Non c’è una costante ma l’intero percorso denota continuità evolutiva. Stoffa, legno, tela, vengono ricoperti da uno o più strati di tempera o acquerello che, in modo incontrollato, animano la superficie e creano giochi di materia e nuovi equilibri.

Più che il disegno, è la scrittura, gestuale e molto spesso tanto rapida da risultare incomprensibile, che interessa l’artista. Attraverso il tratto graffiato o semplicemente dipinto, codifica una nuova pittura che si lascia analizzare dall’osservatore. È possibile trovare una poetica soffusa in quell’alternarsi di cromie bianche e grigie, attraverso la trasformazione della parola in mezzo espressivo, supportata, in alcuni lavori, da stralci d’immagini fotografiche utili a scuotere il visitatore, ma anche una serialità atipica fatta di opere realizzate in contemporanea ma che mai perdono l’accuratezza del dettaglio. Nell’esposizione della Federica Schiavo Gallery trova, quindi, spazio il mondo concretamente astratto di Luisa Gardini, quel suo apparentemente casuale modo d’imporre il gesto sulla superficie e quella sua completezza contraddittoria che tutto sembra lasciare sospeso ma che, in realtà, tutto disciplina.

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Luisa Gardini, Senza Titolo, 2013, ceramica, 28 x 23,5 x 26 cm, ph. by Giorgio Benni, courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma

Luisa-Gardini,-Senza-Titolo,-1960-65,-Calza-liquirizia-legno-barattolo-bianco,-19x12x16cm,-ph.-by-Giorgio-Benni,-courtesy-Federica-Schiavo-Gallery,-Roma

Luisa Gardini, Senza Titolo, 1960-65, Calza liquirizia legno barattolo bianco, 19 x 12 x 16 cm, ph. by Giorgio Benni, courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma

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Luisa Gardini, 1965-2015, Installation View, photo By Giorgio Benni, Courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma

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LuisaGardini, 1965-2015, Installation View, photo By Giorgio Benni, Courtesy Federica Schiavo Gallery, Roma

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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