La “razza” umana di Antony Gormley

Antony Gormley HUMAN Forte di Belvedere, Florence, Italy  Photograph by Emiliano Cribari  Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Dal 26 aprile e fino al 27 settembre 2015, il Forte Belvedere di Firenze ospita la mostra personale del grande artista inglese Antony Gormley intitolata Human. Seppur non conoscessimo l’opera dell’artista (impossibile), già nel titolo, semplicemente complesso, riusciamo a rintracciare le linee guida di un’esposizione più unica che rara ricca di sorprese e inaspettate visioni. La mostra promossa dal Comune di Firenze e realizzata grazie al sostegno delle gallerie Continua e White Cube, è organizzata da Muse e si svolge sotto la direzione artistica di Sergio Risaliti che ne condivide pure la curatela con Arabella Natalini.

La location d’eccezione si trova nuovamente a svolgere il ruolo di epicentro dei grandi eventi culturali legati al modo dell’arte contemporanea, offrendosi come teatro di tensioni visive che derivano dalle suggestioni storiche di cui il luogo è intriso, dalle opere esposte e dalla relazione che queste instaurano con il panorama mozzafiato di cui il visitatore è invitato a nutrirsi. Il Forte Belvedere, progettato dal Buontalenti intorno al 1590 e fortemente voluto da Ferdinando I come simbolo del potere ed emblema di controllo e difesa, è situato al di là del fiume, Oltrarno, e si erge imponente sulla collina di Boboli, collegato a Palazzo Pitti e a Palazzo Vecchio da una geniale e “moderna” organizzazione urbanistica e architettonica. Ovviamente la fortezza medicea non è nuova a questa tipologia di eventi, infatti già nel 1972 era stata utilizzata per l’ormai storica esposizione di Henry Moore che fungendo da apripista ha creato notevoli strascichi culturali che nell’ultimo decennio si sono concretizzati in una serie di mostre importanti come quelle di Beverly Pepper, Dani Karavan, Mario Merz, Zhang Huan e Giuseppe Penone.

Gormley per questa occasione speciale mette insieme due serie di lavori Critical Mass II (1995) e Blockworks (2011-2014), circa 120 opere scultoree che riflettono sulla natura del corpo umano, instaurando al contempo una relazione serrata con gli spazi espositivi. Human parla dell’uomo, guarda all’Umanesimo e a tutte quelle suggestioni a esso legate, ri-negoziando il ruolo dell’uomo contemporaneo e quello dell’arte occidentale, attraverso le intuizioni di Vitruvio e Piero della Francesca ma anche usando lo spazio matematicamente misurato di Leon Battista Alberti nel De Statua, – come suggerisce Risaliti nel suo testo – fino a riconsiderare la figura umana dopo il Cubismo. L’allestimento giocato su sottili ma “gravi” equilibri traduce la non monumentalità delle singole sculture in un potente sistema di relazioni tra figure e sfondo, tra interno ed esterno, tra vuoti e pieni, stimolando l’osservatore a profonde riflessioni che si muovono tra l’aspetto ludico delle pose di alcune figure e la capacità intima e riflessiva che esse condensano fino a toccare quei campi esistenziali legati all’essere e alle relazioni con l’alto.

L’esposizione dettagliatamente progettata – anche a causa delle difficoltà logistiche presenti in situ – si articola sia all’interno che all’esterno della fortezza medicea attraverso un percorso non lineare che alterna la collocazione delle opere tra aree fisicamente raggiungibili e altre che lo sono solo attraverso lo sguardo. Lo spettatore si trova perciò a godere di una condizione partecipativa sia visiva che fisica, regolata e misurata dai grandi spazi e dalla storia che questi hanno vissuto e ospitato. Se le sculture tratte dalla serie Blockworks, ingaggiano un corpo a corpo diretto con gli spazi architettonici più interni, Critical Mass, si apre a una relazione più complessa che riguarda il suo rapporto con lo spazio del paesaggio e i panorami multipli che la fortezza offre. In questo magma di suggestioni l’intera opera di Gormley si offre come una grande geografia del corpo, depositaria di secoli di storia e di riflessioni che hanno toccato e attraversato l’intero racconto dell’uomo alimentando il dibattito culturale non ancora esaurito.

La figura umana diviene in questo contesto, più che mai, portatrice di messaggi enigmatici, veicolo del mondo che attraverso la propria presenza ci informa del personalissimo apparire di ogni individuo. Gli umanoidi di Blockworks traducono la figura umana in volumi architettonici, pixel cubici, che s’integrano elegantemente con la suggestiva cornice, misurandosi sulle possibilità della propria stasi non solo in rapporto alla posizione che queste occupano, ma estendendo la potenza inerte della materia a un ambito situazionale più complesso che mette in relazione tutte le figure esposte. Critical Mass, invece, converte le proporzioni fisiche di Antony Gormley in sculture più naturalistiche, informate e connotate da differenti movimenti e posizioni suddivise grossomodo in due macro gruppi. Il primo è costituito da una serie di corpi ammassati che in un certo qual modo vuole essere un omaggio alla memoria di tutte le vittime del XX secolo, evidenziando al contempo la natura fragile ma grave di un corpo carico di paure e incertezze provenienti dalla storia. L’altro gruppo è invece posizionato sulla terrazza più bassa e panoramica che si apre alla visione mozzafiato su una città senza tempo, della quale ben si riconoscono cupole e campanili. Proprio in questo punto si sviluppa e si completa “l’evoluzione umana” una sorta di sequenza, composta da 12 corpi che da posizione fetale – e seguendo una progressione filo-darwiniana – raggiungono quella eretta dirigendosi verso il panorama, quasi a sancire una nuova unione tra le geniali scoperte che la città mostra e il presente che si evolve nel futuro seguendo ritmi incalzanti e dal carattere incerto.

E mentre cerco di organizzare il mio pensiero in scrittura, apprendo dall’ufficio stampa della mostra che è stato ampiamente superato il numero di 75.000 visitatori, una bella conferma questa – l’ennesima forse – che le istituzioni cittadine sembrano non recepire, continuando a promuovere e sostenere politiche ermeticamente conservatrici che legano Firenze solo alla storia passata. La mostra Human di Antony Gormley abita i luoghi della storia con l’arte del presente in un corto-circuito temporale “di peso” e molto apprezzato dal pubblico. Il Forte Belvdere inoltre con la sua imponenza architettonica dimostra di essere un luogo complesso ma versatile e ben capace di rispondere alle esigenze e alle necessità dell’arte contemporanea. A sottolineare questo concetto ben s’inserisce la domanda conclusiva dell’intervista all’artista realizzata da Arabella Natalini che gli chiede: Cosa significa per te il termine “contemporaneo”? Ha a che fare semplicemente con l’essere nel nostro tempo o piuttosto, come anticipato da Nietzsche, con esseri “inattuali” e sfasati rispetto al tempo in cui viviamo? Gormley risponde: Credo non si possa essere così immersi nella nostra produzione, sia questa culturale, intellettuale o materiale, al punto da non potersene distanziare. La storia si fa nella storia. Il presente deve ancora nascere. Il presente è dove viviamo. Nel presente costruiamo il futuro a partire dal passato.

Antony Gormley HUMAN Forte di Belvedere, Florence, Italy Photograph by Emiliano Cribari Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Antony Gormley, HUMAN, Forte di Belvedere, Florence, Italy. Photograph by Emiliano Cribari. Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

HUMAN Forte di Belvedere, Florence, Italy Photograph by Antony Gormley Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Antony Gormley, HUMAN, Forte di Belvedere, Florence, Italy. Photograph by Antony Gormley. Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Antony Gormley HUMAN Forte di Belvedere, Florence, Italy Photograph by Emiliano Cribari Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Antony Gormley, HUMAN, Forte di Belvedere, Florence, Italy. Photograph by Emiliano Cribari. Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Antony Gormley HUMAN Forte di Belvedere, Florence, Italy Photograph by Pietro Savorelli Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Antony Gormley, HUMAN, Forte di Belvedere, Florence, Italy. Photograph by Pietro Savorelli. Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Antony Gormley HUMAN Forte di Belvedere, Florence, Italy Photograph by Emiliano Cribari Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Antony Gormley, HUMAN Forte di Belvedere, Florence, Italy  Photograph by Emiliano Cribari  Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

HUMAN Forte di Belvedere, Florence, Italy Photograph by Antony Gormley Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

Antony Gormley, HUMAN, Forte di Belvedere, Florence, Italy. Photograph by Antony Gormley. Courtesy Galleria Continua and White Cube © the Artist

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Gino Pisapia

classe 1981, è critico d’arte e curatore indipendente. Il suo interesse principale si rivolge all'indagine, alla ricerca e all'approfondimento delle più recenti esperienze artistiche, legate alle infinite possibilità del contemporaneo. Il suo approccio alla curatela si muove tra innovazione e tradizione, tra antropologia e sociologia ma anche tra musica, cinema e performance. Tali interessi hanno orientato negli anni la sua ricerca verso obiettivi differenti capaci di mettere in luce una pratica curatoriale che accentra il concetto di collaborazione e costruzione dell'esposizione in stretta relazione con gli artisti.

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