La street art come non l’avevi mai pensata!

BANSKY

Quando si parla di street art il pubblico interessato all’arte si divide sempre in due categorie: alcuni pensano che si tratti di un’esperienza artistica nella quale si adopera come supporto una parete piuttosto che la tela, altri pensano di trovarsi di fronte a un atto di vandalismo e che bisogna scoraggiare ogni tentativo di deturpazione, anche se il più delle volte si tratta di edifici abbandonati. Esiste anche una terza categoria per la quale la street art è un nuovo modo di fare arte che contribuisce a definire il concetto di opera.

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Banksy
 

Analizziamo come la street art abbia cambiato la prospettiva circa l’arte partendo dall’idea che questa sia un gioco e che abbia delle regole da rispettare affinché funzioni. Una tra le più fondamentali presuppone che venga definito uno spazio delimitato, magico o simbolico, mitico o religioso. L’importante è che sia circoscritto in modo da racchiudere il luogo nel quale l’ordinario e il quotidiano lasciano spazio all’esperienza ludica. A questo proposito, le osservazioni dello storico medievista Johan Huizinga sono importanti: “L’arena, il tavolino da gioco, il cerchio magico, il tempio, la scena, lo schermo cinematografico, il tribunale, tutti sono per forma e funzione dei luoghi del gioco, cioè spazio delimitato, luoghi segregati, cinti, consacrati sui quali valgono proprie e speciali regole.”[1] 
L’esperienza del gioco – che Huizinga definisce come peculiare attività umana – è necessaria per mettere momentaneamente tra parentesi le consuetudini e i significati ordinari che normalmente aiutano a orientarsi nella realtà. È una pratica fondamentale perché permette di lasciare spazio alla nostra immaginazione che può così giocare in libertà con il nostro intelletto e la nostra ragione, senza nessun fine conoscitivo. L’artista fa proprio questo: produce nuovi legami tra gli oggetti e i loro significati convenzionali – fino al paradosso, come nel caso di Marcel Duchamp e in generale dei surrealisti – e li colloca nel suo universo facendo un esercizio critico sull’esperienza che ha del mondo e che reinterpreta con la sua poetica. Quando un bambino gioca attua la stessa tecnica: una banana diventa un telefono e un divano si trasforma in una nave dei pirati. La dimensione del gioco accomuna il talento dell’artista e l’immaginazione del bambino che attuano la medesima trasfigurazione del significato convenzionale attribuito agli oggetti rendendolo favorevole ai loro scopi ludici.
L’arte – praticata e fruita – occupa un ruolo determinante all’interno della vita dell’uomo, fornendo una dimensione immaginativa nella quale l’interpretazione degli eventi assume un aspetto diverso da quello che avrebbe se si seguissero le regole logiche della quotidianità. Si tratta, quindi, di una dimensione alternativa, delimitata da uno spazio di azione nel quale il mondo vero viene momentaneamente dimenticato, a favore di un mondo fittizio. Se l’arte è un gioco di trasfigurazione concettuale, allora non è necessario che vi sia un luogo fisico deputato all’azione dell’artista, ma un accordo tacito con il suo spettatore e con il quale si stabilisce la sospensione delle normali regole che governano la vita reale. Di conseguenza, non è fondamentale porre l’opera all’interno di un museo o in una sede istituzionale perché il gioco dell’arte funzioni. In questo, la street art è fortemente innovativa: l’artista in questo caso è consapevole che può fare arte al di fuori di uno spazio deputato tradizionalmente alla conservazione e alla fruizione delle opere.

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I graffiti hanno un’antica origine che risale ai ritrovamenti delle grotte di Lascaux con i quali si fa coincidere convenzionalmente la nascita dell’arte in epoca primitiva. Tuttavia, la street art è una tecnica che mostra la funzione innovativa assunta dall’arte nella nostra epoca, dopo i grandi stravolgimenti che l’hanno segnata, contribuendo in questo modo a ridefinire lo stesso concetto di arte. Per approfondire questi cambiamenti la lettura dell’opera del filosofo tedesco Walter Benjamin [2] può aiutare a comprendere come la massificazione della società e la riproduzione tecnica unite all’invenzione della fotografia e poi del cinema, abbiano inciso in maniera irreversibile sul nostro modo di osservare la realtà. Questi fenomeni del Novecento hanno cambiato l’idea che avevamo di alcune esperienze come quell’artistica. Cambia il ruolo dell’artista che diventa designer, cambia il concetto di opera che perde la sua aurea, cambia il pubblico che diventa di massa, cambia la funzione dell’arte che diventa politica. È in questa nuova fase storica che ha fatto la sua comparsa il movimento della street art, la quale contribuisce alla ridefinizione dell’esperienza artistica identificandosi con una tra le tecniche più critiche verso questo nuovo modo di pensare l’arte. In primo luogo il concetto di artista viene concepito in maniera totalmente diversa: non si tratta di avere un ruolo da star ma di agire senza farsi troppo notare – arrivando fino all’anonimato – e giungere in quei luoghi dove difficilmente l’arte potrebbe far parte della vita delle persone. In questo senso, si può dire che la street art afferma, come ricordavamo prima, la natura dell’arte come gioco e critica a gran voce quelle istituzioni che fanno dell’arte un business, dimenticando che l’esperienza artistica non è affare di pochi.

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L’obiezione che mi aspetto ha tutta la validità per essere discussa e riguarda le nostre nuove modalità percettive: in una realtà, nella quale internet la fa da padrone, non è necessario uscire di casa per poter vedere un’opera d’arte e nemmeno pagare un biglietto, partecipando così alla sua mercificazione: è possibile stare seduti comodamente sul nostro divano e accendere il computer. Tuttavia, sembra che la street art metta in discussione proprio questa certezza: l’esperienza virtuale non sostituisce mai quella reale ed è necessario che il pubblico faccia esperienza dell’arte per interrogarsi, per pensare e fare esercizio critico sulla realtà. Aggiungerei che, in un momento storico come il nostro, l’arte gioca un ruolo ancor più fondamentale per non cadere vittime di facili ideologie. In questo senso, la street art non è diversa dall’arte contemporanea in generale quando cerca di svolgere la sua nuova funzione politica. Per quanto riguarda lo statuto dell’opera, i murales sono interessanti perché sembrano materializzare la volontà di mantenere un’aurea sull’oggetto artistico, rendendolo unico, irripetibile ed effimero, poiché utilizza un supporto che prima degli altri sarà danneggiato dal tempo e soprattutto dagli agenti atmosferici, trovandosi spesso all’aria aperta o scegliendo già pareti deturpate. Questo aspetto paradossale della street art mi ha sempre stupito ma a pensarci bene rispecchia un carattere tipico della nostra visione contemporanea: da un lato ha un respiro malinconico verso ciò che non può più tornare, come una certa idea di opera d’arte, e dall’altro s’identifica con una visione superficiale che si sgretola rapidamente come i muri lasciati alle intemperie.

1 J. Huizinga, Homo ludens (1946), tr. it. di C. Von Schendel, Saggiatore, Torino, 1964, pp. 29-30.
2 W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, trad. it. di E. Filippini, Einaudi, Torino, 1966.

Sonia Rezzonico

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