La vera Italia di Pasolini

1. Foto di scena di Comizi d’amore. © Mario Dondero

Era la notte del due novembre 1975 quando Pier Paolo Pasolini venne assassinato a Ostia, la notizia sconvolse il mondo intero, tanto che al suo corteo funebre parteciparono in migliaia tra intellettuali, amici e gente comune, che con la sofferenza nel cuore e le guance solcate da lacrime amare, rivolsero l’ultimo saluto al grande poeta tragicamente scomparso. Sono passati quarant’anni dalla morte dello scrittore bolognese e una mostra dal titolo “La vera Italia? Due inchieste di Pier Paolo Pasolini”, presso la Fondazione Forma Meravigli di Milano, ne celebra il genio.

Due sono le inchieste su cui Alessandra Mauro, curatrice della mostra, ha incentrato l’interesse: La lunga strada di sabbia e Comizi d’amore realizzate da Pasolini tra lo scadere degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Due viaggi, compiuti da Nord a Sud Italia, attraverso i quali lo scrittore ha tratteggiato un quadro sui cambiamenti in atto nella società italiana, indagando usi, costumi e tabù del Bel Paese, con quel tono sarcastico e critico che da sempre ha caratterizzato la sua personalità e la sua scrittura. La lunga strada di sabbia è un reportage realizzato nell’estate del 1959 e pubblicato in tre numeri speciali dalla rivista il Successo. Lo scrittore, con l’aiuto del fotografo Paolo di Paolo, intraprende un viaggio lungo le coste italiane, dalla Liguria fino alla Sicilia su una Fiat Millecento per raccontare l’Italia del boom economico, dei locali alla moda e delle vacanze al mare, diventate metafora di un ritrovato benessere dopo i tragici anni della ricostruzione postbellica.

Pochi anni dopo, nel 1963, il poeta intraprende un nuovo viaggio per realizzare il documentario Comizi d’amore. Armato di videocamera si addentra nelle regioni italiane e intervista donne, uomini e bambini, borghesi e proletari, restituendoci una carrellata infinita di volti «di gente sprovveduta», alla quale si intervallano voci di prestigiosi intellettuali. Dall’inchiesta emerge un coro dissonante su un tema tabù come quello della sessualità che «di fronte alle domande generali oppongono una serie di innocenti e po’ balordi No Comment», tracciando uno spaccato sconcertante di un’Italia divisa tra «conformismo e ignoranza», retrograda rispetto alla situazione internazionale, che di lì a poco avrebbe visto l’insorgere della rivoluzione sessuale sessantottina.

La mostra realizzata alla Fondazione Forma, è una sinfonica alternanza delle fotografie di scena scattate da Angelo Novi e Mario Dondero per Comizi d’amore e quelle del progetto fotografico realizzato nel 2001 dal fotografo francese Philippe Séclier, che come un novello Teseo, si è incamminato lungo la strada percorsa da Pasolini con l’inchiesta La lunga strada di sabbia, riscoprendo le tracce e la memoria di un passato lontano, dimostrando ancora una volta quanto siano importanti e attuali le inchieste e le opere di Pasolini, perché come disse Alberto Moravia nell’orazione funebre a lui dedicata «abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo». La mostra realizzata dalla Fondazione Forma Meravigli in collaborazione con la Cineteca di Bologna, è accompagnata dai libri La lunga strada di sabbia e Comizi d’amore editi da Contrasto, inoltre per tutta la durata della mostra è associata la visione del cortometraggio Pier Paolo Pasolini. Appunti per un critofilm (1966) di Maurizio Ponzi.

La vera Italia? Due inchieste di Pier Paolo Pasolini
30 settembre – 15 novembre 2015
Forma Meravigli
www.formafoto.it info@formafoto.it

9.Taranto ©2005 Philippe Séclier

Veduta di Taranto, 2005. ©Philippe Séclier.

7. Foto di scena di Comizi d’amore. © Angelo Novi. Cineteca di Bologna

Pier Paolo Pasolini intervista Alberto Moravia (al centro) e Cesare Musatti. © Angelo Novi. Cineteca di Bologna.

2. Foto di scena di Comizi d’amore. © Angelo Novi. Cineteca di Bologna

Pasolini intervista una famiglia nelle campagne tra Bologna e Modena, foto di scena di Comizi d’amore. © Angelo Novi. Cineteca di Bologna.

 

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Claudia Stritof

Claudia Stritof è laureata in Storia e Tutela dei Beni Artistici all’Università di Firenze, ha poi conseguito la laurea magistrale in Arti Visive presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, in Teoria e Pratiche della Fotografa con una tesi dal titolo "Snapshot: l'identità fotografca nel web 2.0". S'interessa di giornalismo, curatela e fotografia . Ha all’attivo pubblicazioni per cataloghi di mostre e collabora con diverse riviste online di arte, fotografa e design. Ha lavorato con gallerie private e ultimamente ha intrapreso una nuova esperienza come storica dell'arte presso il Polo Museale delle Marche.

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