L’arte di vivere. Dieter e Björn Roth – Islands

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Islands di Dieter e Björn Roth è una imponente, complessa e decisamente affascinante esposizione presente all’HangarBicocca di Milano, ex stabile dell’Ansaldo-Breda teatro da quasi un decennio di mostre dedicate all’arte contemporanea. La profonda intimità che sta alla base della maggior parte delle opere in mostra (ben cento) non si afferra al primo sguardo, ma si avverte lentamente: opera dopo opera si approda su vere e proprie isole, tutte diverse e allo stesso tempo uguali, in grado di offrire ai visitatori scorci diversi di un panorama chiamato vita.

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Economy Bar (2004-2013), Dieter Roth e Björn Roth, Islands. Installation view HangarBicocca, Milano, 2013. Foto di Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano. Tutti I lavori © Dieter Roth Estate, courtesy Hauser & Wirth
 

Dieter Roth (artista svizzero, nato in Germania nel 1930 e scomparso nel 1998) nasce come grafico e sin dagli inizi della sua carriera artistica concentra la sua attenzione verso le diverse tecniche di stampa e la produzione di libri d’artista, sperimentando metodi nuovi per la duplicazione delle immagini (Surstey (1973-1974) e Surtsey – Dinner (1973 – 1993/2003), The Piccadilly Project (1969 – 2005).
A partire dagli anni ’70 Dieter e Björn Roth cominciano a spostare la loro attenzione verso le grandi istallazioni: Flacher Abfall (1975 – 76/1992), The Studio of Dieter and Björn Roth (1995-2008), Grosse Tishruine (iniziata nel 1978). La formula dell’archivio diviene costante: può essere sempre implementato, modificato, allargato. Un po’ come la vita che scorre, ma allo stesso tempo, come un modo per fermarla e documentarla in ogni suo attimo mediante ogni tipo di oggetto, anche il più insignificante.

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Solo Szenen (1997-98), Dieter Roth e Björn Roth, Islands. Installation view HangarBicocca, Milano, 2013. Foto di Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano. Tutti I lavori © Dieter Roth Estate, courtesy Hauser & Wirth
 

Dove finisca la vita reale e cominci quella artistica dei Roth, difficile dirlo. Tutto è mischiato, tutto viene raccolto e trattato come un diario, privato o artistico che sia (Solo Szenen, 1997-98): attraverso la formula del diario l’artista fa un lavoro d’introspezione, si mostra per come realmente è, senza maschere, senza auto-celebrazioni. New York Kitchen (2013), nelle sue varie parti di zucchero e cioccolato, ci porta in un universo che coinvolge i cinque sensi, ma ci dà anche la possibilità di riflettere sull’effimero, sullo scorrere del tempo, sui cambiamenti che esso inevitabilmente porta, prima di tutto su noi stessi.
Dieter Roth durante i suoi cinquantanni di carriera ha sempre prediletto la formula della collaborazione coinvolgendo tutti quanti – amici, artisti, famigliari – nel suo percorso creativo, in particolare il figlio Björn che dagli anni ’70 lo affianca prima come collaboratore e poi come coautore delle opere, portando avanti le tematiche care a Dieter come in una contemporanea bottega medievale.

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Grosse Tishruine (iniziata nel 1978), Dieter Roth e Björn Roth, Islands. Installation view HangarBicocca, Milano, 2013. Foto di Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano. Tutti I lavori © Dieter Roth Estate, courtesy Hauser & Wirth
 

Björn Roth (e figli) sono, infatti, gli autori di The Relatively New Sculpture (2013), progettata apposta per lo spazio dell’HangarBicocca, e di Economy Bar (2004-2013), luogo di scambio e d’incontro per eccellenza nonché di massima interazione tra pubblico e opera. Le opere di Islands risultano, quindi, delle metafore sul senso della vita: si cerca d’imbrigliarla, di fermarla, di conservarne ogni attimo, ma la vita cambia. La vita finisce. E Roth sognava questo per le sue opere quando diceva “Le opere d’arte dovrebbero cambiare, invecchiare e morire come l’uomo›”.1
1 In Barbara Wien (con introduzione di), Dieter Roth. Gesammelte Interviews, Ed. Hansjörg Mayer, Londra 2002

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The Piccadilly Project (1969 – 2005), Dieter Roth e Björn Roth, Islands. Installation view HangarBicocca, Milano, 2013. Foto di Agostino Osio. Courtesy Fondazione HangarBicocca, Milano. Tutti I lavori © Dieter Roth Estate, courtesy Hauser & Wirth
 

Gaia Badioni

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