L’arte come educazione: intervista con Laura Zocco dell’Hangar Bicocca.

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Continua la rassegna “Fare per capire. Educazione e società” che propone una serie d’interviste a musei, fondazioni, associazioni e cooperative, per conoscere metodi, prospettive e modelli pedagogici dei servizi educativi in Italia, al fine di delineare una prima mappatura della ricerca condotta sul campo tra educazione e contemporaneo. Le prime interviste sono state dedicate a WorkInProject, Alessio Bertini del Centro Strozzina e Ruggero Poi di Associazionedidee. Si continua la discussione con Laura Zocco dell’Hangar Bicocca.

Qual è la vostra idea di servizio educativo e a quale modello s’ispira (riferimenti teorici e tecniche educative sperimentate)?
I progetti educativi di HangarBicocca, orientati a valorizzare i linguaggi artistici dell’arte contemporanea, rendendone accessibile e comprensibile la molteplicità dei piani di lettura e la varietà delle espressioni, partendo dalle suggestioni del pubblico più giovane davanti all’opera d’arte, rappresentano un esempio di come l’arte contemporanea possa essere veicolo per la didattica, o meglio, veicolo per l’educazione a cui segue la didattica dell’arte (De Carli, 2003). I programmi educativi di HangarBicocca si riferiscono principalmente all’education through art, teorizzata da Herbert Read nel 1943 e poi ripresa negli anni ’50 da Giulio Carlo Argan; secondo Read “l’arte può essere la base dell’educazione” e una perfetta coesione tra arte ed educazione permette all’arte di svolgere la funzione sociale a cui aspira. In particolare, i servizi educativi di HangarBicocca puntano sullo sviluppo esperienziale di pratiche e di metodologie proprie dell’arte contemporanea e della didattica museale, direttamente riferite al mondo dell’insegnamento, dell’educazione e della scuola. Oltre a Read, importanti riferimenti teorici relativi al principio dell’educare con l’arte sono John Dewey (1931), Irena Wojnar (1964) e Bruno Munari (1971); riguardo alle tematiche più specifiche della didattica museale, è attivo il continuo confronto in ambito nazionale (Zuccoli, 2010, 2014) e internazionale (Hein, 1995, 1998; Hooper-Greenhill, 2005, 2007).

Quali sono le metodologie e gli strumenti e come li adattate a ogni singola mostra?
Tutti i percorsi di HangarBicocca si sviluppano in due fasi: nella prima, bambini e ragazzi vengono accompagnati all’interno della mostra, mentre, nella seconda, si cimentano con un’attività laboratoriale che può essere individuale o di gruppo. Le visite in mostra sono tarate per fasce d’età e vengono svolte il più possibile con una modalità dialogica tra gli Arts Tutor (educatori museali) e i giovani visitatori: l’intero percorso guidato è sempre basato su ciò che è visibile nello spazio espositivo per poter coinvolgere attivamente bambini e ragazzi. I laboratori relativi alla visita sono principalmente attività manuali che implicano l’utilizzo di differenti materiali (carte di vario peso e consistenza, stoffe, legno, bottoni, perline, nastri, foglie…), ma non mancano le occasioni per i più grandi di confrontarsi con strumenti digitali. Importante per i nostri

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Hangar Bicocca. Ph Lorenzo Palmieri

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Hangar Bicocca. Ph Lorenzo Palmieri

Tuttofuoco_HB_10_Ott_2015_-¬_Lorenzo_Palmieri_040Hangar Bicocca. Ph Lorenzo Palmieri

programmi è sempre veicolare e adattare i contenuti più rilevanti della produzione dell’artista in modo che siano godibili e fruibili dai bambini di 4 anni come dai ragazzi di 20. In particolar modo, per quanto riguarda i percorsi progettati per le scuole (dall’infanzia alla secondaria di II grado), si pone l’accento su come l’arte contemporanea attinga ad ambiti interdisciplinari e come offra un punto di vista differente della propria contemporaneità attraverso l’uso di media profondamente differenti tra loro.

La sperimentazione sul campo data dal contatto diretto soprattutto con i bambini come ha migliorato il vostro approccio e quali sono stati i risultati?
I risultati sono stati molto soddisfacenti, soprattutto con le fasce d’età più piccole perché prive di qualsiasi giudizio precostituito sull’arte contemporanea. La curiosità dei bambini è fonte inesauribile di arricchimento anche per gli educatori, che, incalzati dalle loro domande, si trovano spesso a riflettere su aspetti delle installazioni che, da persone adulte, non avevano considerato. Fondamentale è sempre partire dal presupposto che nulla è scontato e che i bambini hanno il fantastico potere di sorprenderti sempre: una statua senza piedi può esser angosciante per un adulto, quanto perfettamente plausibile per un bambino la cui fantasia è in continua attività, come un video ricco di colori e musica può essere disturbante per i piccoli e estremamente affascinante per i grandi. La difficoltà più grande nella progettazione dei percorsi è immedesimarsi in bambini, pre-adolescenti, adolescenti e adulti, ma se si riesce i risultati sono strepitosi, a volte commoventi. Altro aspetto fondamentale è non pensare che i visitatori più giovani siano semplici vasi da riempire con una valanga d’informazioni: è molto più efficace e duraturo nel tempo veicolare anche una sola informazione importante che abbia un diretto collegamento con il loro vissuto e con le loro esperienze, piuttosto che snocciolare numerosi dati.

Coinvolgete a volte esperti o artisti? Se sì, per favore fornite qualche caso esemplare.
Negli ultimi anni ci siamo avvalsi anche del contributo sia di artisti che di esperti in altri campi, in modo da offrire al pubblico più giovane la possibilità di confrontarsi con professionalità specifiche mediate sempre dagli educatori. Le attività co-progettate con i professionisti forniscono sempre un valore aggiunto all’esperienza di bambini e ragazzi poiché al taglio educativo/didattico si somma l’autentica passione, visione e conoscenza di esperti che hanno fatto di una particolare arte il proprio mestiere. Le collaborazioni con gli artisti sono state numerose: da Carlos Casas a Moira Ricci, da Giulio Squillacciotti a Lupo Borgonovo, da Giuseppe Ielasi a Matteo Nasini. Ognuno di loro ha messo in gioco la propria professionalità in funzione dei ragazzi creando una sinergia di reciproco arricchimento e offrendo ai più giovani la possibilità di condividere punti di vista sul mondo inusuali e imparare tecniche altrimenti inaccessibili. Quest’anno abbiamo esplorato anche il coinvolgimento di figure professionali non artistiche, ma dalle competenze estremamente specifiche come scrittori per ragazzi (Francesco Gungui), cuochi (Andrea Frattini), writers (Roberto Imen Tonoli) e modellisti (Carlo Zocco).

Potreste descrivere un workshop in cui avete notato un particolare successo rispetto all’apprendimento dei bambini? Anche qualche testimonianza degli educatori potrebbe essere utile, se disponibile.
Non c’è un workshop in particolare che ha avuto più successo di altri, ma ciò che sia gli educatori che i professionisti hanno notato è che bambini e ragazzi si appassionano a tutto ciò che viene trasmesso loro con passione; inoltre, più vengono indagati e approfonditi gli aspetti tecnici e specifici di una tecnica o di un mestiere più il loro coinvolgimento è totale e attivo. Lo schema narrativo di Propp o le tipologie di microfoni per la registrazione del suono diventano interessanti quanto i videogiochi o i film più in voga.

Avete avviato sperimentazioni, ricerche e/o collaborazioni con realtà estere? Partecipate a conferenze/incontri sullo stato attuale delle ricerche tra arte contemporanea e pedagogia? Se si, potreste delineare stimoli e innovazioni?
Non sono state ancora attivate collaborazioni e ricerche con attività estere, mentre è in atto una convenzione con il Dipartimento di Scienze per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi Milano-Bicocca. In particolare, in collaborazione con il Corso di Laurea di Scienze della Formazione Primaria, è stato appena presentato (giovedì 17 settembre 2015, ndr) il primo corso di formazione partecipata per i docenti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado dal titolo “Scuola e arte contemporanea: nuove forme di progettazione partecipata”. L’intento di questo corso è quello di condividere con i docenti un modo diverso di fruire l’arte, che veda insegnanti e alunni pienamente protagonisti nell’interpretazione del patrimonio esposto, partecipi fin dalle prime fasi dell’allestimento in un dialogo con i responsabili della comunicazione, della didattica, i curatori del museo insieme con i docenti della Bicocca. Il corso che inizialmente doveva riferirsi soltanto alla mostra “Hypothesis” di Philippe Parreno, ha suscitato un tale riscontro tra i docenti che si è deciso di ripeterlo a febbraio relativamente alla mostra “Doubt” di Carsten Höller. L’intero progetto fa parte di un programma di ricerca sul rapporto tra scuola e arte contemporanea che sarà oggetto di un convegno a livello nazionale nella primavera 2016. Inoltre, sempre all’interno della convenzione, nell’autunno 2014, è nato un progetto in collaborazione con il Servizio di Orientamento Formativo LAB’O che sviluppa al suo interno diversi filoni di ricerca nei quali l’arte diventa veicolo di conoscenza, di educazione e di trasformazione per le tematiche di orientamento. L’opera d’arte contemporanea diventa punto di partenza fondamentale per conoscere la visione del mondo dell’artista che l’ha creata, ma anche veicolo per raccontare materie differenti e apparentemente lontane dall’arte, arricchendole di nuovi stimoli e nuove percezioni. L’incontro/scontro con l’opera, per i suoi aspetti contenutistici e formali, diventa così quella “differenza che fa una differenza”, che porta – date certe condizioni, che saranno oggetto di sperimentazione e riflessione – a un apprendimento autenticamente trasformativo.

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Elvira Lamanna

She graduated in Art History at "La Sapienza" University of Rome, with a dissertation about art and institutional critique from the '60s to 2000s. She obtained a Master's degree in Educational Management for contemporary art in Turin. Art critic, she deals with contemporary art, in particular in relation to interdisciplinary practices, political activism and alternative pedagogy. She is undertaking a Master of Research among the Department of Visual Cultures at Goldsmiths College in London.

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