L’arte e la macchina, il fascino estetico della meccanica

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 La pittura è finita. Chi potrebbe creare qualcosa migliore di quest’elica? Dimmi, tu ci riusciresti? Marcel Duchamp, 1912

Fino al 24 gennaio 2016, il nuovissimo Musée des Confluences di Lione ospita la mostra “L’arte e la macchina” dedicata al fascino tecnologico come emblema della suggestione e fonte d’ispirazione per la creazione di chimere d’artista, inventate dal XVIII secolo. Dall’utopia di un mondo redento dal progresso e dalla tecnica alla disillusione e il timore dei suoi possibili esiti sulla natura umana, il fascino estetico dell’oggetto meccanico si svela in più di 170 opere. Tra i dipinti di Léger e Picabia o gli artefatti di Duchmap e Tinguely, si accede alla natura del fascino esclusivo che da sempre l’oggetto meccanico ha generato agli occhi dell’artista, simbolo di modernità e potere ma anche materia d’immaginazione e libertà.

Con la rivoluzione industriale del XIX secolo e l’inaugurazione dei saloni ed esposizioni universali, macchine come quella elettrica a corrente alternata o a vapore verticale o quella tabulatrice di Hollerith testimoniano la genesi di un interesse non esclusivamente funzionale ma estetico. La macchina attrae l’uomo per la sua impressionante meccanica, incarnando il sogno del tempo presente all’insegna della velocità. Un’elica di Breguet di quasi quattro metri e un motore Bugatti fuso in alluminio, un aliante di Lilienthal e l’aeroplano Demoiselle di Santos-Dumont definiscono le linee pure e le rotazione formali che attirarono Marcel Duchamp a inizio Novecento e che lo portarono a realizzare uno dei più famosi ready-made della storia dell’arte, la Ruota di bicicletta (1913).

Un’altra grande rivoluzione avveniva, allo stesso tempo, in terra francese con la nascita della fotografia e della cinematografia. Da apparecchi che necessitano tempi di posa molto lunghi e dunque incapaci di captare un’immagine in movimento, nel 1880 nascono la prime fotografie industriali come quelle di Alfred Stienglitz per compiersi successivamente nelle inquadrature con angolazioni dall’alto e dal basso di Germaine Krull, Paul Strand e René Jacques a sublimare l’estetica delle attrezzature industriali. Allo stesso tempo, Georges Méliès e i fratelli Lumière creavano essi stessi le apparecchiature meccaniche impiegate per i loro filmati. In mostra una selezione, ampia ma dettagliata, evoca capolavori cinematografici di tutti i tempi da Metropolis (1927) e Tempi Moderni (1936) a Matrix (1999) e The Time Machine (2001).

Nel corso degli anni, la macchina diventava sempre meno un oggetto da considerare nella sua pura fisicità ma rivestito da funzioni simboliche e immaginarie, culminanti con la disindustrializzazione degli anni ottanta. Da La D.S. (1993) di Gabriel Orozco che accoglie all’ingresso alle compressioni di César come nel caso della Giulietta Alfa Romeo (1974) o ancora a quella di Bertrand Lavier (1993) o all’Aéroflat 1.0 (2002) di Alain Bublex l’automobile diventa codice di reinterpretazioni e variazioni, tragiche o comiche, del soggetto preferito dalla società dei consumi. La vettura diventa l’emblema stesso per parlare dell’uomo, emaciato, trasformato, ridotto. La decostruzione in opera nel secondo Novecento trova infine la sua sintesi visiva nell’estrema e ingegnosa impresa di distruzione e ricomposizione di Jean Tinguely Méta-Maxi (1986), una macchina rumorosa, beffarda e auto-ironica.

L.Mercier Accident gare de l'Ouest, 22 octobre 1895 Epreuve citrate 22,6x17,1 cm Paris, musée d'Orsay Photo (C) RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski

L.Mercier, Accident gare de l’Ouest, 22 octobre 1895. Epreuve citrate 22,6×17,1 cm Paris, musée d’Orsay Photo (C) RMN-Grand Palais (musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski

Jean Tinguely Méta-Maxi 1986 Fer, bois, moteur et objets variés 3,4 x 12 x 4,3 m Daimler Art Collection, Stuttgart/Berlin Photographie Daimler Art Collection, Stuttgart/Berlin

Jean Tinguely, Méta-Maxi 1986. Fer, bois, moteur et objets variés 3,4 x 12 x 4,3 m. Daimler Art Collection, Stuttgart/Berlin. Photographie Daimler Art Collection, Stuttgart/Berlin

Marcel Duchamp Roue de bicyclette, 1913 Métal, bois peint 126,5x31,5x63,5 cm Photo (C) Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / Christian Bahier / Philippe Migeat (C) Succession Marcel Duchamp / ADAGP

Marcel Duchamp, Roue de bicyclette, 1913. Métal, bois peint 126,5×31,5×63,5 cm  Photo (C) Centre Pompidou, MNAM-CCI, Dist. RMN-Grand Palais / Christian Bahier / Philippe Migeat (C) Succession Marcel Duchamp / ADAGP

Valérie Belin Sans titre (Série Moteurs) 2002 Tirage argentique 125 x 155 cm Galerie Nathalie Obadia, Paris/Bruxelles Photographie Galerie Nathalie Obadia, Paris/Bruxelles (C) ADAGP

Valérie Belin, Sans titre (Série Moteurs) 2002. Tirage argentique 125 x 155 cm  Galerie Nathalie Obadia, Paris/Bruxelles- Photographie Galerie Nathalie Obadia, Paris/Bruxelles (C) ADAGP

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Bertrand Lavier, Giulietta 1993. Automobile accidentée sur socle, 166 x 420 X 142 Musée d’Art Moderne et Contemporain de Strasbourg. Photographie M. Bertola, musées de Strasbourg

Francis Picabia Revue 291 : De Zayas! De Zayas ! je suis venu sur les rivages du Pont-Euxin, 1915 Similigravure 44x28,8 cm Paris, musée d'Orsay Photo (C) RMN-Grand Palais (musée d'Orsay) / Hervé Lewandowski (C) ADAGP

Francis Picabia. Revue 291 : De Zayas! De Zayas ! je suis venu sur les rivages du Pont-Euxin, 1915 Similigravure 44×28,8 cm. Paris, musée d’Orsay Photo (C) RMN-Grand Palais (musée d’Orsay) / Hervé Lewandowski (C) ADAGP

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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

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